Napoli-Genoa, Koulibaly torna al top
ma tutto il centrocampo è in affanno

Domenica 10 Novembre 2019 di Bruno Majorano
Chi si aspettava una scossa sarà rimasto deluso, perché il Napoli che ha pareggiato con il Salisburgo è apparso nettamente superiore rispetto a quello che fatto 0-0 con il Genoa. Gli azzurri hanno problemi enormi in mezzo al campo e la squadra è letteralmente spaccata. Fabian cammina, Zielinski prova a fare qualcosa in più, a i risultati sono scadenti. Il problema si fa serio quando capita - e può capitare - per una sera anche Di Lorenzo sia a corto di energie. Al disastro generale si aggiunga la pochezza sotto porta degli attaccanti che non riescono a buttarla dentro. Si salva Koulibaly che contro un avversario tutto sommato modesto, viene fuori con una prova di carattere impreziosita da un salvataggio sulla linea che vale oro.

OSPINA 6 Spettatore non pagante. L’unico vero pericolo lo porta Pinamonti che nel dubbio di importunare il portiere colombiano, tira il pallone in cielo. David accompagna qualche tiro fuori con lo sguardo e poi è chiamato in causa per iniziare l’azione con i piedi in un paio di occasioni. Non fa rimpiangere Meret.

DI LORENZO 5 Con un errore banale e inusuale per lui apre un’autostrada ad Agudelo che sentitamente ringrazia, crea il panico nell’area azzurra e serve a Pinamonti un assist così bello che il numero 99 non ci crede abbastanza e calcia malissimo. In fase di spinta non è il solito Di Lorenzo, serbatoio mezzo vuoto.

MAKSIMOVIC 5,5 Pinamonti se lo porta a spasso per la metà campo del Napoli come un papà farebbe con il figlioletto: peccato che tra i due quello adulto e vaccinato dovrebbe essere il centrale serbo, graziato da un errore clamoroso del baby attaccante del Genoa che spara alle stelle un pallone facile facile da centro area.

KOULIBALY 7 Gioca con personalità e testa alta. Non si risparmia quando c’è da buttarsi in avanti a cercare gloria, ma senza fortuna. Pinamonti gli gira attorno quando capisce che con la fisicità di senegalese non ce ne è in nessun modo. Nella ripresa si immola sulla linea con una scivolata che vale un gol: monumentale.

HYSAJ 6,5 Ritorna in campo dopo il grande spavento di Torino, e questa è già una gran bella notizia. Si piazza a sinistra - che non è la sua fascia prediletta - e parte subito bene. Ha voglia di fare, sopratutto nelle azioni offensive dove si propone con continuità per dare una mano a Insigne in sovrapposizione.

CALLEJON 5 Tende sempre ad accentrarsi molto per lasciare il binario libero a Di Lorenzo che per una sera, però, invece di una Tav sembra un Regionale. Così facendo anche lo spagnolo perde un compagno prezioso con il quale fare sponda. Il primo ad uscire dopo appena un’ora di gioco decisamente deludente e senza acuti

ZIELINSKI 6 Un paio di tiri dalla distanza che escono fuori di poco. Poi basta. Assolutamente inesistente in impostazione. Nessun passaggio in verticale da mettere a verbale. Per quel che riguarda strappi e dribbling vedere alla voce verticalizzazioni. Leggermente meglio del compagno di banco, ma solo per i tiri.

FABIAN RUIZ 5 La trequarti del Napoli ricorda terribilmente il triangolo delle Bermuda, una sorta di buco nero dove vanno a morire tutte le sporadiche iniziative degli azzurri. Il contributo dello spagnolo in fase di costruzione rasenta lo zero periodico. Nè lui né Zielinski si adoperano per fare da collante tra i reparti.

INSIGNE 5 Il primo tiro della sua partita va subito a segno, lui esulta come un bambino al luna park, ma la gioia dura appena una manciata di secondi, quelli che Calvarese impiega per annullare la rate per fuorigioco. Poi la sua gara è una parabola verso il basso: pochi guizzi. Scarico, si fa rimontare sempre dagli avversari.

MERTENS 5 Sembra avere le gomme a terra già da un po’. Contro il Salisburgo era uscito stanco dopo un’ora, con il Genoa, invece, entra stanco già dal primo minuto. Impreciso nei tiri, poco lucido negli appoggi. Ci prova anche su calcio di punizione, ma niente, colpisce in peno la barriera. Ennesima occasione sprecata.

LOZANO 5,5 Appare in palla. Qualche giocata nello stretto e un paio di affondi. Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma nel nulla cosmico che combinano gli attaccanti del Napoli, le sue giocate sono pozze d’acqua su Marte. A differenza della gara con il Liverpool gli manca il colpo del killer per buttarla dentro.

LLORENTE 5,5 Impiega una vita per girarsi verso la porta di Radu e calciare. In quel lasso di tempo il Genoa si è già schierato per bene e così la sua conclusione viene facilmente murata. E pensare che questo è l’unico acuto della sua prestazione decisamente incolore. Involuto - e non di poco - rispetto alle prime giornate.

ELMAS 6,5 L’uomo che serviva a centrocampo per mettere gamba e cervello. Entra e va a sradicare due palloni dai piedi degli avversari. Aggiunge quella grinta che mancava in una mediana che con il suo ingresso si trasforma a tre. Sfiora il gol con un bellissimo colpo di testa sul quale Radu si deve superare per parare.

LUPERTO SV Entra nel finale al posto di Hysaj e si va a piazzare sulla sinistra confermando che quella è oramai la sua zona di competenza nei piani di Ancelotti. Nessun pericolo da quelle parti anche perché Pandev, che prima agiva in quella zona, è uscito e la spinta del Genoa si è ridotta di molto rispetto all’inizio.

ANCELOTTI 5 Se gli attaccanti non segnano non può essere del tutto colpa sua. Le responsabilità, però, sono tutte sue sul centrocampo che non esiste. Ecco perché nella ripresa prova a rimediate mettendo Elmas e cambiando modulo. Qualche risultato si vede, ma è decisamente poco: non basta. La squadra è senza idee e manca del tutto un piano di gioco quando c’è da attaccare. Anche dal punto di vista fisico il calo è evidente.

CALVARESE 5,5 Non fischia un fallo su Di Lorenzo che si vede anche a occhio nudo da distanza siderale. Per il resto si lascia un po’ trasportare dagli eventi: le proteste dei giocatori del Napoli, la furbizia di quelli del Genoa nel gestire il risultato. Non da mai l’impressione di essere in pieno possesso della situazione. Resta il dubbio su un tocco di mano in barriera su una punizione di Mertens: poteva essere rigore.


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