Napoli camaleonte e solido,
ecco perché la Juve non fa paura

Lunedì 28 Settembre 2020 di Francesco De Luca
Questo show avrebbe meritato un'altra platea, sei gol soltanto per pochissimi tifosi al San Paolo, ancor meno dei mille invitati dal Napoli dopo il via libera della Regione Campania. Esplosiva la squadra di Gattuso nel secondo tempo, quando la resistenza del Genoa, messa a dura prova anche dalla tensione per la positività del portiere Perin al Covid-19, è stata annientata dai gol di Zielinski (dopo 26 secondi della ripresa) e Mertens. Sei reti, con la doppietta di Lozano (su 3 tiri in porta), restituito al Napoli e al calcio dal profondo lavoro tecnico e psicologico di Gattuso. Ha giocato, da titolare, Osimhen ma non ha segnato. Però è significativo che le 8 reti realizzate dagli azzurri nelle prime due partite di campionato si siano viste con il nigeriano in campo. Victor richiama l'attenzione dei centrali e crea spazi che i compagni hanno saputo sfruttare in modo perfetto contro il Parma come contro il Genoa, che aveva cercato inutilmente di rialzare la testa dopo la prima rete di Lozano, favorito da un errore di Marchetti, tornato tra i pali dopo quasi due anni.
 
 

Gattuso ha potuto permettersi il 4-2-3-1 contro un avversario modesto come questo, modificando peraltro un po' l'assetto in corso d'opera perché era stato costretto a sostituire Insigne per un infortunio muscolare alla coscia sinistra. Il capitano è apparso disperato, dovrà saltare la sfida contro la Juve a Torino tra sei giorni e probabilmente si rivedrà nella seconda metà di ottobre. Peccato, era apparso in forma, come peraltro i suoi compagni che hanno confermato di avere il gol facile. Le soluzioni offensive a disposizione di Ringhio sono tante, non a caso De Laurentiis ha fatto un investimento in gennaio (Petagna) e un altro, il più importante, in estate: Osimhen può continuare a lavorare con serenità, senza spazientirsi perché il gol dopo due partite non è ancora arrivato. È importante che ad essere decisivo non sia soltanto un campione di chiara fama come Mertens, il bomber dei bomber azzurri (è arrivato a 127 centri), ma anche Zielinski (da manuale l'azione del 2-0: lui l'ha aperta e l'ha conclusa, dopo l'assist di tacco di Osimhen), Lozano, Elmas ed Politano, gli ultimi due partiti dalla panchina. Non è facile dare il giusto spazio a tutti, però Gattuso ha saputo creare un rapporto franco e costruttivo con la squadra. E i risultati si sono visti, con un gruppo che non molla di un centimetro, neanche sul 6-0, e fa lo sguardo truce - come il suo allenatore quando giocava - se saltano i nervi agli avversari. Certo, bisogna saper mantenere bene le distanze in campo e tutelare l'equilibrio tattico: nel primo tempo si è corso qualche rischio di troppo.
 
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Il Napoli arriva in salute alla partita contro la Juve, sempre di assoluto fascino. Gli azzurri si presentano con due punti in più in classifica, perché i bianconeri non sono andati oltre il pari contro la Roma, peraltro in rimonta: alla doppietta di Veretout - pallino fisso di Gattuso - ha risposto quella di CR7. È difficile che Rino azzardi il 4-2-3-1, con due centrocampisti offensivi come Fabian e Zielinski, a Torino: il 4-3-3, in partenza, dà maggiori garanzie. Vi sono state note confortanti non soltanto in attacco, peraltro auspicabili dopo il maxi-investimento su Osimhen e la riconferma di Mertens, sempre più motivato. La difesa è imbattuta da 180' e, al di là del valore degli avversari, questo accade anche perché Koulibaly ha cominciato benissimo la stagione, con il pieno controllo del reparto. La sua storia napoletana continuerà, lo ha confermato il ds Giuntoli. E ora sotto con la Juve, con la voglia di impresa all'Allianz Stadium, uno stadio che farà meno paura perché sarà vuoto e il fattore campo potrebbe non pesare come in precedenti serate. Vincere a Torino non è tabù per questa squadra sempre più carica di entusiasmo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA
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