Napoli, Osimhen è un caso social:
«Così crolla il suo titolo in Borsa»

Giovedì 13 Gennaio 2022 di Gennaro Arpaia
Napoli, Osimhen è un caso social: «Così crolla il suo titolo in Borsa»

Un tweet dopo l’altro si prende la scena. Soprattutto quando non riesce a far parlare il campo, situazione che ha conosciuto già troppe volte in questi due anni di Napoli. Victor Osimhen è una medaglia a due facce: atleta incredibile sul terreno di gioco, ciclone social quando fa l’utente in rete. Nelle ultime ore ha fatto parlare di sé più per il tweet offensivo nei confronti di un tifoso che per il rientro in campo, a quasi due mesi dall’infortunio al volto subìto a Milano contro l’Inter. «È un episodio singolare, perché scivoloni come quello di Osimhen ormai sono sempre più rari nel mondo social del calcio», racconta ai nostri microfoni Max Sardella, tra i massimi esperti in gestione d’immagine social nel calcio e autore del libro “Calciatore $ocial”. «Nel calcio che viviamo oggi, gli atleti sono sempre più preparati. Se fino a qualche anno fa mancava l’approccio agli strumenti digitali, le nuove leve sono sempre più abituate a interfacciarsi con il mondo della rete. Siamo alla porta del metaverso, ormai, i social fanno parte del bagaglio di esperienze di un calciatore». 

Eppure non è la prima volta che l’attaccante del Napoli si ritrova in situazioni “scomode” dai suoi account ufficiali: condivide tanti contenuti, è sempre attento a quello che accade nel mondo del calcio, si interfaccia con i suoi tifosi da tutto il mondo. «Il 50% dei suoi followers su Twitter è nigeriano, fa capire quanto importante sia per il suo paese. Solo poco più dell’1% arriva dall’Italia. È strano anche l’utilizzo del mezzo: Twitter solitamente non è il social preferito di chi ha la sua età» - continua Sardella - «Oggi l’immagine social degli atleti, e quindi la loro brand reputation, va di pari passo con gli altri aspetti dello sport: l’allenamento, il lavoro mentale, l’attenzione all’alimentazione. Sono sempre più aziende e per questo devono fare attenzione». E qualche scivolone di troppo potrebbe fare anche male ai club di appartenenza. «Quando mi relaziono ai calciatori dico sempre loro: “Voi siete ospiti della vostra squadra”, bisogna adattarsi alle regole del proprio club e soprattutto ricordare che ogni uscita social può fare bene o male anche alla squadra per cui si gioca. Oggi i grandi calciatori lo sanno e questo si vede dalla loro attività in rete: Chiellini, Florenzi, Romagnoli hanno avuto crescite importanti. Anche Antonio Rosati della Fiorentina (ed ex Napoli) è passato da 12mila a 22mila followers in poco tempo su Instagram grazie a una strategia social ben definita». 

Ecco perché nell’ultimo quinquennio la figura del social media manager è nata e poi cresciuta, modificandosi dietro le energie spese in rete. «Prima il smm era un contorno. Oggi sono importanti quanto le prestazioni in campo. Bisogna lavorare con i calciatori con una strategia chiara, come si fa con le aziende in Borsa. Un errore porta al crollo. Ecco, quel tweet di Osimhen ha fatto crollare il suo titolo nella «Borsa della reputazione» del calciatore», spiega Sardella. «La differenza tra il bravo atleta e il grande atleta la fa proprio la capacità di reagire agli attacchi esterni che possono arrivare ovunque, anche sui social». Quale calciatore azzurro ha la “reputazione” migliore, da questo punto di vista? «Il Napoli ha sempre avuto una linea chiara, dai contratti con i suoi atleti fino alle partite in campo. Tutti i calciatori azzurri fanno un utilizzo responsabile dei social. Mi piace molto come si è integrato al mondo Napoli Juan Jesus: sin dall’arrivo si è calato nella realtà azzurra, con contenuti simpatici e accattivanti per i tifosi». 

Un errore social può anche inficiare sul calciomercato e cambiare la carriera di un calciatore. «È accaduto qualche anno fa con Sergi Guardiola al Barcellona (acquistato e poi ceduto per alcuni tweet pro-Real Madrid degli anni precedenti), ricordo ancora il tweet della moglie di Cerci al momento del suo passaggio in Spagna. Non solo i calciatori devono stare attenti, ma anche il loro entourage», continua Sardella. Una fanbase solida come quella di Lorenzo Insigne, quanto sarà importante dal prossimo anno, quando sarà in Canada? «I suoi followers saranno un po’ il suo ufficio stampa. Qualcuno dice che andando in Mls uscirà “dai radar”, ma non sono d'accordo: con i suoi oltre 2 milioni di follower e con una buona strategia sarà l'eccellenza Italiana all'estero anche sui social».

Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA