Rijeka-Napoli, se anche Koulibaly
diventa piccolo piccolo in periferia

Venerdì 6 Novembre 2020 di Marco Ciriello

È triste vedere Sandro Kulenovic fare tunnel a Kalidou Koulibaly, come è triste vedere Sterling Yatéké che lo sombrerizza. Grande rispetto per i due calciatori del Rijeka, ma Koulibaly è stato anche un muro e vederlo trasformato in un birillo è una roba da non credere, meno ancora da vedere. Certo il contesto non lo aiutava, un Napoli che nel primo tempo, complice la coppia Demme-Lobotka una diarchia molle che concede moltissimo creando nel centrocampo della squadra di Gattuso una voragine e in mezzo a quella voragine c'è finito Koulibaly, che, normalmente, sopporta e rimedia, ma stavolta no. Per cinquanta e fischia minuti, il Napoli è senza discussione, pareggia pure, e proprio con Demme, ma continua a farsi attraversare, presentandosi come una squadra Emmental. In questi buchi, è mancato il solito Koulibaly, apparso appannato e stanco, spesso anche fermo, poco presente anche nelle ripartenze, insomma un altro, non essenzialmente lui. Se non avesse anche subito gli sberleffi tecnici dei calciatori del Rijeka lo avremmo ricordato per la riuscitissima mimetizzazione col campo, poi, però, con il Napoli che si ricordava che le partite si vincono segnando più gol e producendo un gioco che porta a quei gol ha raggiunto la presenza, non la sufficienza, ha preso persino a fermare le pochissime discese avversarie e si è concesso il lusso di unirsi alle azioni della squadra. Un rendimento a carambola, di sponda con gli altri, quasi che giocasse con la testa altrove, un altrove molto lontano dal campo. Ha vagato un po' qua, un po' là, distribuendo la sua assenza, si è fatto saltare come non si era mai visto, e non è apparso mai quel calciatore capace di recupera anche chi possiede il fortunato biglietto della lotteria per dribblarlo. Il Koulibaly che ci mette sempre la gamba, questa volta sembrava tirarla via, in una sottrazione da pugile stanco, che schiva i colpi in attesa del gong, eppure il Rijeka detto sempre con rispetto non era questa grande furia in attacco, tanto che si è spento e ridotto a catenaccio.

 

E mentre si ritirava è cresciuto il Napoli e pure Koulibaly, che ha preso fiato, e si è affacciato nel gioco, come dopo un temporale, non proprio quello che ci si aspetta dal giocatore più rappresentativo. Da KK ci si aspetta sempre che domini, che dia le carte e soprattutto i palloni, e non che si spenga e rintani, e meno ancora che subisca pallonetti e tunnel. È una sera di lisci e ritardi, senza mai il gesto che riscatta. Poi c'è stata la risalita, ma non dovendo far altro che toccare palle di alleggerimento e aspettare il fischio finale, è risultato più facile. Vedere Koulibaly subire lo smarcamento o il superamento da parte dell'avversario, vederlo arrancare dietro il pallone senza mai appropriarsene è un dispiacere, scavalcato solo dalla mancanza di gioco e dalla confusione del primo tempo napoletano. Poi, Gattuso, li avrà scampanellati, e il secondo tempo il Napoli ha trovato vittoria e una dignità, ma KK è rimasto lontano dalle sue prestazioni solite e anche dal ruolo che di solito occupa nella gestione del pallone. Era meglio sapere di una sua evasione fiscale, che vederlo camminare così per il campo. Sicuramente ha pesato il non avere davanti Bakayoko, ma Koulibaly è la cerniera della difesa del Napoli e anche la sua testa, non può distrarsi fino al punto di smarrire il senso del suo gioco, lui che teneva insieme la squadra anche quando veniva avvolta dalla nebbia. È sicuramente una sera storta, un allontanamento da sé, anche se pare in difficoltà fisica. La partita è stata brutta, e lui s'è adeguato. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA