Udinese-Napoli, da Insigne a Ruiz
quei gesti che restano nella memoria

Martedì 21 Settembre 2021 di Marco Ciriello
Udinese-Napoli, da Insigne a Ruiz quei gesti che restano nella memoria

C'è un vantaggio formidabile del Napoli, oltre i due punti su Inter e Milan in classifica, e sono i gesti tecnici. Una pioggia di gesti di classe, sia nei quattro gol segnati all'Udinese, sia nel campo fuori dalle azioni, nei tentativi. Una diffusione evidente di classe, con Osimhen che prova a liberarsi con uno stop che diventa pallonetto d'esterno mentre gira su se stesso, Anguissa che va in dribbling in scioltezza, saltando l'uomo con una regolarità da passaggio a livello, Mario Rui che diventa rifinitore e consegna per due volte un pallone decisivo per andare in gol, Fabian Ruiz che sta salendo di giri e intanto torna a giocare a biliardo e centra un palo dimostrando una eccessiva intimità con la geometria fosse stato più sporco il suo giro d'interno avrebbe segnato e persino Ospina che per tutta la partita ostenta una sicurezza da bodyguard e poi sul finale si allunga su Pussetto e devia in angolo, iscrivendosi alla lunga lista di gesti da ricordare. Insomma un Napoli di seta, che gioca con sicurezza, oltre i quattro gol, che si diverte e diverte, manca ancora la giusta macchinazione, ma è in cammino. Tutti i gol sono grandi gesti tecnici, fin dall'inizio.

 

Comincia Lorenzo Insigne, servito da Mario Rui, che scavalca con un pallonetto il portiere Silvestri e prima che la palla entri arriva Osimhen con passo da pantera ad appoggiarla in porta, un gol a due, nero a metà, anche se assegnato all'attaccante nigeriano del Napoli. Il secondo gol è uno schema che sembra uscito dalla fermezza e dalla linearità del Bayern Monaco: Insigne per Fabian Ruiz che pesca Koulibaly che la colpisce sporca che scavalca Silvestri e diventa perfetta per la testa di Rrahmani. Tutto è nel tocco di Ruiz che pesca con precisione e sfrontatezza Koulibaly sulla destra, giri giusti, palla sul piede e due possibilità: tiro o passaggio, il difensore senegalese sceglie una via di mezzo che diventa il perfezionamento dell'illuminazione, e il Napoli vede la vetta, si mette in sicurezza e comincia a palleggiare ancora con più certezze nelle gambe. Primo tempo archiviato con molta classe e due gol. Il terzo è di Koulibaly, anche questo viene da una costruzione di tecnica: Politano per Insigne cross per Ruiz che si ripete e smarca ancora una volta il senegalese. Koulibaly di contro balzo la colpisce d'esterno piazzando la palla di nuovo alle spalle di Silvestri che può poco davanti alla perfezione del tiro sotto l'incrocio dei pali. Livello qualitativo altissimo. Se quello precedente era uno schema, questo è pura ricerca della vetta, con alle spalle una idea di calcio collettivo che passa per una meccanica dei piedi che comincia a impressionare. Partita chiusa in meno di un'ora, con un controllo degli spazi, contenimento dell'avversario per nulla facile e tanta estetica: singola e di squadra. Il quarto è un tiro a giro, non di Insigne che pure ci aveva provato quelle due tre volte solite, ma di Lozano che ne aveva più bisogno. Ci mette tredici minuti dal suo ingresso in campo per tornare al gol e dire a tutti che sta tornando, con i suoi tempi. Il messicano dialoga con Rui, si passano il pallone due volte e poi il portoghese lo libera in area, una occasione perfetta per tornare a segnare, destro a giro e angolo lontano per Silvestri, con un pallone imprendibile, che accende un vecchio passaparola, una gioia sotterranea che prende a serpeggiare e porta ai sorrisi da superenalotto si spera senza tabaccai in fuga. Una vittoria attesa ma non facile, soprattutto dopo il turno di Europa League. Si intravede una squadra che rimanda a vecchi entusiasmi, e a un gioco che è bello ri-vedere: fatto di classe, alta tecnica, schemi, intuizioni, ricerca e fantasia. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA