Napoli, tutta un'altra storia
con la stessa squadra

Martedì 21 Settembre 2021 di Francesco De Luca

Primo da solo, dopo tre anni e sette mesi. La quarta vittoria consecutiva spinge il Napoli in paradiso. Più su dei campioni dell'Inter e dei vice campioni del Milan, dello Special one Mourinho e del Normal one Sarri, 10 i punti di vantaggio sulla Juve. Il cammino è lungo, altre 34 tappe. Ma ci sono già tanti segnali positivi che riguardano il carattere e il gioco degli azzurri, la loro complessiva crescita, in particolare di quel fenomeno che Gattuso e il ds Giuntoli segnalarono a De Laurentiis durante il primo lockdown e che De Laurentiis prese senza esitazioni accettando di pagarlo profumatamente: Osimhen, ieri a Udine al terzo gol consecutivo, è destinato a scrivere pagine di storia.

Lo scatto sul piano del temperamento si è visto già in questo avvio di stagione. I molli azzurri che si spensero davanti al Verona nell'ultima gara dello scorso campionato, perdendo il treno Champions, sono leoni mai domi. Visto alla Dacia Arena? Ma quale stanchezza dopo la rimonta europea a Leicester: a quattro giorni dalla trasferta europea il Napoli è apparso tonico, brillante e lucido nella gestione della partita. Ha avuto un solo momento di ansia a causa di una leggerezza di Ospina dopo 17' non sfruttata dall'Udinese. Un momento, un caso. La squadra aveva già saldamente in mano la gara perché Spalletti l'aveva studiata benissimo. E così ha fatto possesso palla finché non ha trovato il varco per andare a segno con Osimhen, che ha spinto con un tocco il pallone oltre la linea finalizzando una prodezza di Insigne, attivato da Rui. Azione chiaramente preparata dalla panchina, come quella del raddoppio: la punizione di Insigne, il tocco di Fabian, il cross di Koulibaly e la testata di Rrahmani, che ha scacciato quelle nuvole che si erano addensate sulla sua testa (e sulla sua carriera napoletana) proprio a Udine a inizio gennaio, quando Gattuso gli fece giocare dopo mesi la prima partita da titolare e lui perse la testa regalando un gol all'Udinese. Rrahmani si è guadagnato il posto da titolare, Spalletti non ha avuto tentennamenti a lanciarlo in campo dopo l'errore di Manolas contro la Juve. Sono stati undici minuti di fuoco, con il palo di Fabian - sempre più al centro del gioco grazie all'ottimo sostegno che gli dà Anguissa - da aggiungere ai due gol.

È entusiasmante il Napoli. Le sue reti sono bellissime (che tiro a giro Lozano, un gol che gli darà fiducia in un momento in cui fatica a trovare spazio), il suo gioco è corale, come si è visto anche a Udine, dove hanno segnato i due difensori centrali: Koulibaly, dopo l'assist per il compagno kosovaro, ha chiuso la partita con una bordata di destro a inizio ripresa, sfruttando l'assist di Fabian. Anche questa, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, azione studiata da Spalletti e perfettamente applicata dagli azzurri. È come se il Napoli fosse telecomandato (accadeva ai tempi di Sarri) e questo evidenzia la qualità del tecnico, l'attenzione che c'è nella preparazione della gara e lo scatto di personalità che gli azzurri hanno saputo compiere in queste prime settimane di lavoro. Stavolta non c'è stato lo svantaggio da annullare, com'era accaduto contro Juve e Leicester, ma un avversario attento nelle chiusure, con una linea difensiva di cinque uomini perforata due volte dal lato sinistro, dove gli azzurri sono stati abili a trovare il varco buono per i primi gol. Spalletti non ha pensato alla fatica degli impegni ravvicinati - tre in nove giorni, con il posticipo sul campo della Samp tra 48 ore - ma a centrare l'obiettivo della quarta vittoria consecutiva per staccare in classifica Inter e Milan. Minimo turnover. Il tecnico ha inserito Politano a destra e Rui a sinistra (mosse prevedibili), schierando l'ottimo Elmas a centrocampo, più protezione a centrocampo con il 4-3-3 base. La squadra, con il passare del tempo, appare sempre più sicura. Ne è una testimonianza la nuova buona prova di Osimhen, che gioca con maggiore scioltezza e partecipa al gioco.

Per essere su questi livelli occorrono qualità - e il Napoli, grazie alla riconferma della rosa, ce l'ha - e condizione fisica: da questa stagione gli azzurri sono nuovamente nelle mani del preparatore Sinatti, prezioso collaboratore di Sarri nel triennio azzurro, e dunque non sorprende questa brillantezza che ha spinto la squadra al vertice. Tutti alle spalle del Napoli e adesso bisognerà saper gestire questo ruolo. Spalletti, per indole, non è un uomo che vuole vivere nell'ombra e ha spalle robuste per affrontare le sfide. I suoi occhi non sono puntati sugli avversari ma sul grande passato del Napoli: vuole farlo rivivere. 

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