Prisma, il successo del lancio del satellite italiano che vedrà l'anima della Terra

Il decollo del satellite Prisma dalla base spaziale di Kourou
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di Mirko Polisano

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dal nostro inviato
KOUROU (Guyana Francese)  Una luce bianca e arancione ha illuminato la notte di Kourou. Alle 2.50 ora italiana Prisma, il satellite che scruta l’anima della terra è stato lanciato in orbita dalla base spaziale di questa piccola cittadina del Sud America. In realtà quella che all’occhio nudo appariva come una fiammella dispersa tra le stelle è una luce intensa che ha i colori della nostra bandiera e che rappresenta l’eccellenza e l’orgoglio italiano nel campo dell’aviazione spaziale. Una delle più belle e importanti scommesse del made in Italy, in grado di competere con le più grandi potenze mondiali per la conquista dello spazio. È una notte indimenticabile per l’Italia e per gli italiani, soprattutto per quelli che vivono e lavorano in questa terra, ex colonia francese, divisa tra la giungla e l'oceano. Fuori il centro Jupiter di Kourou, la struttura dove si coordinano e monitorano tutte le fasi del lancio, una calca di centinaia di turisti è pronta smartphone e binocoli alla mano per filmare lo spettacolo e a non perdersi un secondo della fase del lancio.
 


Il protocollo di sicurezza è stato eseguito alla perfezione. Alle ore 22.50 locali il satellite è stato lanciato in orbita. Il fragoroso rumore rimbombato a distanza di chilometri ha rotto il silenzio dell’attesa. Molti visitatori hanno lasciato la «control room» del centro Jupiter per recarsi all’esterno e ammirare la traiettoria del satellite che ha rispettato ogni previsione.

«Sono senza parole è stata un’emozione unica – dice Valery, una delle assistenti del centro Jupiter – qui si sta facendo qualcosa di importante, sarà un grande successo tutto italiano». 

«Il satellite Prisma - ha spiegato Francesco Longo dell'Agenzia Spaziale Italiana e responsabile del progemma Prisma  che ha seguito il lancio dalla sua postazione al centro Jupiter - non si limita a trasmettere immagini ma indica anche il materiale di cui sono formate le parti della Terra oggetto di studio. Una sorta di codice a barre del pianeta»

«3, 2, 1…decollage», urla lo speaker al microfono in questo D-Day dove l’Italia ha affermato ancora di più il suo prestigio internazionale in questo campo. In 54 minuti esatti il satellite si è separato dal resto del sistema per iniziare a trasmettere i dati al Centro Spaziale del Fucino. Gli applausi dell’intera sala di controllo del centro spaziale di Kourou hanno però già sancito il successo di questa missione tutta italiana.

La vigilia
Distese di verde e grandi corsi d'acqua. La giungla amazzonica della Guyana Francese accoglie così la delegazione italiana arrivata in Sud America per assistere alla missione tutta made in Italy nello Spazio. Quando a Roma saranno le 2.50 di venerdì sarà lanciato in orbita il satellite PRISMA grazie al vettore Vega, anch'esso orgoglio italiano, alla 14a missione.







C'è un clima di attesa e tensione nel centro di controllo di missione Jupiter a Kourou, la cittadina equatoriale della Guyana Francese, dove si terrà il lancio di Prisma, il sistema satellitare che monitorerà con una innovativa strumentazione elettro-ottica i fenomeni geologici e ambientali della terra. 

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C'è andrenalina qui dove il verde della giungla e l'azzurro del cielo si fondono con il blu dell'Oceano. Imponenti le misure di sicurezza all'esterno della base spaziale: blindata quella che ospita il razzo vettore Vega, che lancerà il satellite in orbita. Controlli prima e dopo ogni spostamento. L'attenzione è alta e le precauzioni non sono mai troppe. Le telecamere di sorveglianza coprono l'intera struttura. Entriamo nella "pancia" di Vega, il lanciatore che tra poche ore compirà la sua 14esima missione. Ci forniscono un casco di protezione e una maschera anti-gas. Vega è «carico» di propellente ed è rischioso. Un elevatore ci conduce al nono piano. Aperte le porte dell'ascensore, ci troviamo faccia a faccia con il satellite Prisma. Siamo a pochi metri dalla cosiddetta «capsula» o anche «ogiva»: in pratica il guscio che racchiude il satellite. 
 
 


«Eccolo - ci dice Antonio, un dipendente della Avio (l'azienda che ha costruito il lanciatore Vega) e che dal 2000 vive e lavora a Kourou - ci abbiamo lavorato per dieci anni e ora è pronto per partire - ammette con un pizzico di emozione - sarà in orbita tra poche ore».

Prisma volerà in orbita con le firme dei tanti italiani che lo hanno preparato a questo momento. Su un pannello montato all'esterno del satellite hanno lasciato scritte e saluti. I nomi e cognomi di questi eroi invisibili vagheranno nello spazio per chissà quanto tempo. 

C'è una comunità di italiani molto unita qui a Korou. «Stanotte è come se andasse via uno di noi», ammette un collega di Antonio anche lui trasferitori in Guyana per motivi di lavoro. 

Forse anche per questo che la "notte di Kourou" sarà celebrata anche in Italia. A Campi Bisenzio, comune in provincia di Firenze, in 400 saranno in un teatro per non perdersi la diretta del lancio di Prisma. Qui ci sono i laboratori della Leonardo, azienda che ha partecipato alla missione Prisma, e tutti faranno il tifo per questo pezzo di Italia che vola nello spazio. 

Fremono anche i residenti di Kourou: «It's launch-day», urlano i più giovani seduti ai tavolini di un bar all'aperto. Per tutti è il giorno del lancio, ma soprattutto per le centinaia di italiani che lavorano in questa ex colonia francese nel settore avio-spaziale.

«La tensione c'è - ammette Francesco Longo dell'Agenzia Spaziale Italiana e responsabile del progemma Prisma  che seguirà il lancio dalla sua postazione al centro Jupiter - ma c'è anche tanta soddisfazione e la certezza che l'Italia qui ha giocato una grande partita. Essere qui oggi è una grande scommessa ma anche e soprattutto una grande emozione: tutta l'Italia sarà orgogliosa di noi».

Prisma rappresenta un orgoglio e un’eccellenza tutta italiana: una missione totalmente realizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il sistema satellitare di osservazione della terra è dotato di un’innovativa strumentazione elettro-ottica che combina un sensore iperspettrale con una camera a media risoluzione sensibile a tutte le lunghezze d’onda dello spettro del visibile: con il sensore iperspettrale è possibile determinare la composizione chimico-fisica degli oggetti individuati nell’immagine realizzata dalla camera. Questa peculiarità consentirà al satellite di fornire informazioni essenziali nel campo del monitoraggio ambientale, della gestione delle risorse, della classificazione delle colture, del controllo dei livelli di inquinamento e molto altro. A queste opportunità si aggiunge il potenziale sfruttamento delle informazioni raccolte nel campo della sicurezza nazionale.

La ricerca
«PRISMA è la dimostrazione di quanto il sistema spaziale italiano sia nella sua componente industriale che in quella di ricerca sia assolutamente all’avanguardia – ha fatto sapere nel briefing di presentazione della missione Roberto Formaro,  responsabile unità tecnologie dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) – PRISMA garantirà un patrimonio fondamentale che andrà ad affiancare quello della costellazione radar COSMO-SkyMed»
Prisma potrà portare risultati importanti in temi delicati come i mutamenti negli ecosistemi, gli incendi boschivi, la classificazione ambientale e le analisi della biomassa.  Ma anche in campi come l’agricoltura di precisione (ad esempio mappatura dei campi, rotazione delle colture, analisi dello stress delle colture che induce il decremento della produzione, fertilizzazione), o i bacini interni e coste (ad esempio qualità delle acque, rilevamento di livelli di clorofilla, crescita delle alghe). Fondamentale sarà il suo contributo sui cambiamenti climatici e ricerca ambientale (ad esempio desertificazione, deforestazione, stress vegetativo, degrado e pericolo ambientale) e sullo studio delle materie prime grezzo ed estrazione mineraria – caratteristiche del suolo e degrado. 

«Grazie alla nostra tecnologia iperspettrale – sottolinea Isabella Groppi, responsabile Linea di Business Spazio, Leonardo -  PRISMA riconoscerà minimi segni di fragilità nei ghiacciai, nei fiumi, nei mari, fino alle foreste e i campi coltivati, le aree urbane e le coste. Siamo orgogliosi perché questa missione darà un contributo diretto al raggiungimento di tre degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: acque pulite, azione sul clima, città sostenibili».
 
La missione
La prima fase – della durata di tre mesi circa - consentirà di effettuare le verifiche in volo, la calibrazione degli strumenti e la validazione dell’intero sistema  prima di rilasciare i dati alla comunità di utenti. Nel corso della fase d’avvio, è prevista anche la raccolta di una serie di immagini realizzate per valutare la performance di PRISMA e della sua strumentazione di bordo.
 
 
 
L’eccellenza
L’iper-telecamera di PRISMA è attualmente la più potente al mondo: nasce nello stabilimento Leonardo di Campi Bisenzio (Firenze) e viene da una lunga tradizione di strumenti realizzati per l’esplorazione planetaria. Si tratta di strumentazione pioniera per l’osservazione della terra, poiché comprende, oltre a una fotocamera a colori con risoluzione spaziale di 5 metri, lo strumento iperspettrale operativo più potente al mondo per l’osservazione della Terra dallo Spazio.
A differenza dei sensori ottici passivi satellitari attualmente in orbita, che registrano la radiazione solare riflessa dal nostro pianeta in un numero limitato di bande spettrali - tipicamente qualche decina – la strumentazione a bordo di PRISMA è infatti in grado di acquisirne circa 240.

«Per l’industria spaziale italiana e per l’evoluzione dei servizi di osservazione della Terra – ha concluso Isabella Groppi - Siamo orgogliosi di essere protagonisti di questa grande sfida. Dai laboratori di Leonardo viene lo strumento iperspettrale di PRISMA, il più potente al mondo, così come diverse tecnologie a bordo del satellite. Importante per la missione è anche il contributo delle nostre joint venture, Telespazio  e Thales Alenia Space».

Il Consorzio
PRISMA è stato sviluppato da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese, guidato da OHB Italia, responsabile della missione e della gestione dei tre segmenti principali (atterraggio, volo e lancio), e da Leonardo, che ha realizzato la strumentazione elettro-ottica iperspettrale, oltre a diversi equipaggiamenti di bordo, come i sensori d’assetto e il pannello solare. Il lancio avverrà a bordo del vettore dell’ESA VEGA, ideato e costruito da AVIO a Colleferro, società leader nel settore dei lanciatori spaziali, nella propulsione e nel trasporto spaziale. Il centro di controllo della missione e del satellite è stato realizzato da Telespazio (Leonardo 67%, Thales 33%) al Centro Spaziale del Fucino mentre l’acquisizione e il processamento dei dati sarà a cura del Centro di Geodesia Spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana presso la sede di Matera.
Giovedì 21 Marzo 2019, 21:29 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 21:39
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