Marghera cento anni dopo, la rinascita sostenibile: l'impianto all'avanguardia nella produzione di biocarburanti

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Maurizio Crema
L'area di Marghera dopo le demolizioni per la bonifica

Venezia, la città sospesa sull’acqua miracolo di architettura e ingegneria, costruisce il futuro. Il Mose – la grande barriera di paratie mobili – dopo quasi 6 miliardi di euro investiti, finalmente la protegge dalle grandi maree. E sulla terraferma, a Porto Marghera, da sei anni opera con successo la bioraffineria dell’Eni, primo esempio al mondo di trasformazione green di un impianto tradizionale, uno dei primi in Italia perché realizzato quasi cent’anni fa all’alba della grande area industriale di fronte a Venezia. Un passo concreto di economia circolare che rientra nelle nuove strategie del gigante italiano dell’energia. Col processo brevettato in esclusiva “Ecofining”, Eni è in grado di trasformare materie prime di origine biologica in biocarburanti, in particolare un biocarburante di alta qualità definito in termini tecnici Hvo (Hydrotreated vegetable oil). Una tecnologia che ha permesso di dare nuova vita ecocompatibile alla raffineria veneziana trasformando un asset non più conveniente o in dismissione in un impianto all’avanguardia nel mondo, garantendo nel contempo l’occupazione al migliaio di addetti diretti e indiretti. «Porto Marghera è il laboratorio, insieme a Gela, delle nuove tecnologie per rendere i nostri carburanti sempre più bio e meno impattanti sull’ambiente», sottolinea Michele Viglianisi, responsabile Economia circolare e Bioraffinerie di Eni. «A Marghera – spiega – nel 2014 abbiamo completato la prima riconversione al mondo di una raffineria tradizionale, a Gela stiamo facendo ancora meglio. Entro il 2024 a Marghera sarà attivo l’impianto Eni Rewind capace di utilizzare 150mila tonnellate all’anno di rifiuti organici per produrre bio olio e bio metano, recuperando l’acqua contenuta negli scarti umidi».

MATERIE DI SCARTO

La bioraffineria di Porto Marghera produce biocarburante Diesel+ dal maggio 2014 utilizzando quote sempre maggiori di oli alimentari esausti, grassi animali e altre materie prime di scarto riducendo le emissioni inquinanti del 50% sul ciclo di vita del prodotto. Un progetto bissato in Sicilia, dove la bioraffineria è stata avviata dall’agosto dell’anno scorso con una capacità di lavorazione fino a 750mila tonnellate annue che sarà in grado di trattare quantità elevate di oli vegetali usati e di frittura, grassi animali, alghe e sottoprodotti di scarto per produrre biocarburanti di alta qualità da addizionare al gasolio. Le due bioraffinerie, dal 2021, supereranno la capacità di lavorazione di un milione di tonnellate di biocarburanti e non utilizzeranno olio di palma dal 2023, il tutto coinvolgendo le multiutility di Venezia e Roma per creare sinergie di riciclo lungo la filiera. Nel campo della raffinazione Eni sta sviluppando anche soluzioni che consentano la produzione di bio olio combustibile a basso contenuto di zolfo per combustibile marino o da inviare a un successivo stadio di raffinazione per la produzione di biocarburanti da impiegare nei trasporti.

Un impianto pilota è stato realizzato a Gela da Eni Rewind, che ha già investito nel sito di Porto Marghera 300 milioni per le attività di risanamento ambientale. Sono aperti tavoli tecnici con le multiutility di Roma, Firenze e Venezia per studiare possibili soluzioni industriali per la trasformazione di rifiuti organici e solidi urbani in prodotti energetici con processi fermentativi per la produzione di bio metano e di gassificazione ad alta temperatura per ottenere metanolo e idrogeno. Si guarda anche all’idrogeno. «A San Donato Milanese e sulla terraferma veneziana saranno realizzate due stazioni di rifornimento – spiega ancora Michele Viglianisi – Dopo l’accordo con Toyota circoleranno almeno 20 vetture per sperimentare la mobilità a idrogeno».

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I NUMERI

Il gruppo ha già investito 300 milioni per il risanamento ambientale dell'area

Per la riconversione della raffineria di Venezia sono stati investiti dall’Eni circa 180 milioni di euro; a Gela a oggi sono stati spesi oltre 300 milioni di euro ai quali si aggiunge l’investimento in corso per la realizzazione dell’impianto per il pre-trattamento delle biomasse. Ulteriore capitolo riguarda gli investimenti di Eni Rewind: nel sito di Porto Marghera, il gruppo ha investito – a giugno 2020 – 300 milioni per le attività di risanamento ambientale effettuate con demolizioni, bonifica dei suoli e della falda. Per il completamento degli interventi si prevede una spesa di ulteriori 150 milioni, di cui circa 65 milioni per la gestione degli impianti per il trattamento delle acque di falda nei prossimi 15 anni. Per la realizzazione dell’impianto di Eni Rewind Waste to Fuel (dai rifiuti combustibile più pulito) il gruppo ha investito e investirà circa 80 milioni a Marghera, tre milioni è costato il W2F pilota di Gela. Per interventi ambientali eseguiti in tutta Italia, il gruppo Eni ha speso dal 2003 a oggi 3 miliardi, 800 milioni solo nel 2019 per bonifiche e gestione rifiuti.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 13:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA