Migranti, affondo del Papa «No ai muri della paura»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Franca Giansoldati
Migranti, affondo del Papa «No ai muri della paura»

NICOSIA (CIPRO) Barriere di cemento, recinzioni, filo spinato, buffer-zone di protezione che si allungano in tutta Europa. «Non saranno i muri della paura e i veti dettati da interessi nazionalistici ad aiutare il progresso e neppure la sola ripresa economica a garantirne sicurezza e stabilità». Papa Francesco ha messo piede a Nicosia, la capitale divisa di Cipro, in una giornata inondata dal sole, e nel discorso davanti al presidente Nicos Anastasiades ha sollevato la questione cipriota, che perdura dal 1974 con l'occupazione turca nella parte Nord. Allo stesso tempo, però, i riferimenti si sono fatti più ampi, non potevano che guardare altrove. Per Francesco resta doloroso vedere che cresce il numero degli stati europei propensi ad alzare muri per arginare i flussi migratori. Polonia, Ungheria, Croazia, Spagna, Norvegia, Lituania, Estonia.
IL DISCORSO
Significativo il discorso che Francesco ha pronunciato a Nicosia, una delle poche città al mondo divise in due, anche se il muro che la separava materialmente si è trasformato col tempo in un lungo check-point. Nel 2004 il referendum dell'Onu sulla riunificazione (approvato dai turchi ma respinto dai greci) ha fatto il resto, convalidando l'ingresso in Europa di una sola parte del territorio. L'altra parte quella sotto il controllo turco - è restata fuori e le cose col tempo si sono sempre più complicate. Francesco si riferiva apparentemente alla storia cipriota ma, nel palazzo presidenziale, era chiaro a tutti che stava parlando ad un uditorio ben più ampio. E così l'ombra dell'Europa è sempre restata sullo sfondo così come l'atteggiamento di chiusura di ben 12 stati che in questi anni hanno chiesto di poter costruire barriere (oltre quelle già presenti) con fondi comuni europei per bloccare flussi migratori sempre più incontrollati. «Siete immersi nel Mediterraneo, un mare di storie diverse, un mare che ha cullato tante civiltà, un mare dal quale ancora oggi sbarcano persone, popoli e culture da ogni parte del mondo. Con la vostra fraternità potete ricordare a tutti, all'Europa intera, che per costruire un futuro degno dell'uomo occorre lavorare assieme, superare le divisioni, abbattere i muri, coltivare il sogno dell'unità». Cipro è diventato il primo paese di destinazione, per quota di popolazione, nell'accoglienza dei rifugiati «ma anche di grandi flussi di clandestini che attraversano i territori occupati nella zona nord», ha fatto presente Anastasiades. Si tratta di episodi che sono all'origine di tensioni fortissime e che hanno origine dalla politica delle autorità turco-cipriote a lasciare passare dall'altra parte nutriti gruppi di clandestini che vanno a gonfiare i centri di immigrazione nella parte europea che già scoppiano di gente che nessuno vuole. È il solito dramma umanitario dei rifugiati utilizzati in chiave politica. Il presidente cipriota ha poi ringraziato Francesco per avere fatto da garante all'imminente trasferimento di 50 immigrati: arriveranno in Italia nei prossimi giorni anche se non si sa dove andranno di preciso.
LA SECONDA TAPPA
A Nicosia, prima di riprendere l'aereo e partire alla volta della Grecia, per la seconda tappa del suo viaggio, il Papa avrà modo di osservare da vicino l'effetto opprimente di convivere con sbarramenti di filo spinato. Dalle finestre della Custodia di Terra Santa (dove ha sede la nunziatura) è possibile intravedere la zona cuscinetto controllata dai Caschi Blu. Il secondo argomento inevitabile che Francesco ha preso di petto riguarda la grande incognita della riunificazione dell'isola subordinata alle politiche di Ankara. «Si discute ma si rimane fratelli» ha insistito Francesco aggiungendo che al dialogo non ci sono alternative e che bisogna sempre alimentare la «speranza con la forza dei gesti, anziché sperare in gesti di forza». L'idea che la pace dipenda soprattutto dalle decisioni di grandi personaggi non rientra mai nella visione politica di Papa Bergoglio che crede molto di più nell'agire del popolo: «È da quel movimento di base, animato dalla determinazione dell'agire dei più piccoli, che le cose possono cambiare». A Cipro così come in tutta Europa.

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