Summit di Papa Francesco con la curia per il tema tabù degli esuberi, i conti non tornano

di Franca Giansoldati

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Città del Vaticano – Esuberi. L’argomento è a dir poco indigesto. Anzi, per come Papa Francesco ha impostato sin dall’inizio il cammino della riforma della curia, il tema che ha dovuto affrontare ieri mattina con tutti i capi dicastero e i responsabili dei pontifici consigli resta una sorta di tabù. Il personale in eccesso. Già, perché i conti non tornano, le preoccupazioni finanziarie (che erano state ampiamente sollevate già durante il conclave del 2013) sono ancora tutte sul tappeto, praticamente irrisolte. L’elefantiaco apparato amministrativo e burocratico del Vaticano continua ad avere un costo enorme per le casse della Santa Sede.

E le misure che erano state individuate – e cioè gli accorpamenti dei pontifici consigli – invece che razionalizzare hanno complicato un quadro che, in questi anni, si è arricchito di altre assunzioni. Il blocco del personale che era stato stabilito per tutte le realtà nel 2014 è stato spesso aggirato, andando ad aggiungere ai costi vecchi anche i costi nuovi. L’incontro di ieri mattina è servito ad individuare - dove è possibile – la possibilità di snellire le strutture, fermo restando che nessun dipendente laico verrà mai licenziato. La regola aurea fissata all’inizio del pontificato, quando si iniziava già a parlare di tagli, è stata ribadita ancora una volta  davanti ai cardinali. Per attenuare i costi economici al Vaticano non resta che lavorare sui pensionamenti. Non c’è la Fornero, non c’è quota 100, tutto forse è più semplice e secondo i calcoli fatti nell’arco di 10 anni dovrebbero andare naturalmente in pensione circa 1500 persone, praticamente un terzo del totale dei dipendenti attualmente distribuiti tra il Governatorato, la Gendarmeria, i Musei Vaticani, La Segreteria di Stato, le congregazioni, la Radio Vaticana e i servizi ad essa collegati, ora tutti raggruppati nella Segreteria della comunicazione.

Il numero preciso dei dipendenti però, persino ai cardinali, resta sconosciuto, almeno nel dettaglio, tanto che durante la riunione qualcuno ha fatto presente che per sapere quanti sono basterebbe vedere il numero di buste paga elaborate ogni mese. Assunzioni, promozioni, straordinari, quiescenze, mobilità del personale. Già nel 2013 i dipendenti vaticani erano stati penalizzati dalla decisione di Papa Francesco di abolire i “premi di produzione” previsti per ogni inizio pontificato. Mentre nel 2005 dipendenti ricevettero ben 1.500 euro ciascuno: una prima gratifica di mille euro per la Sede Vacante, dopo morte di Giovanni Paolo II, e una seconda di 500 euro per l’elezione di Benedetto XVI. Cosa che non si ripeté con Francesco. Cifre non indifferenti per i bilanci del piccolo Stato se moltiplicate per 4500.

Papa Francesco ha sempre avuto una grande attenzione verso il mondo dei lavoratori. Nel 2017 durante una udienza ai dipendenti vaticani per gli auguri natalizi, arrivò anche a chiedere perdono: noi «fauna clericale non siamo sempre il buon esempio. Niente più lavoro nero o precario in Vaticano: Non possiamo predicare la dottrina sociale della Chiesa e poi fare cose che non corrispondono».
 
Lunedì 26 Novembre 2018, 18:33 - Ultimo aggiornamento: 26-11-2018 20:22
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