Banche, Patuelli: «Responsabili delle crisi devono pagare»

Le banche devono recuperare redditività. Certo, la sfida rimane questa per il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli,  Ma nel frattempo sono «infiniti» gli sforzi sui costi (nel solo 2016 sono stati tagliati oltre 1200 sportelli, una cifra record). Senza contare che dall'inizio della crisi gli istituti italiani hanno «raddoppiato i coefficienti di patrimonio», E dunque Patuelli ha ben presente quanto «per voltare definitivamente pagina» rispetto alle crisi bancarie alle spalle ci siano almeno altre due sfide da affrontare. Una sfida riguarda l'Europa, dove vanno «corrette» norme e «procedure decisionali» se si vuole evitare che «le risoluzioni aggravino i problemi». Ma un'altra sfida spetta a chi ha potere di inchiesta. Patuelli pensa alla magistratura e alla Commissione di inchiesta sulle crisi bancarie. Perchè l'Abi non può controllare le banche, dice il presidente, ma esprimere tutta la sua «indignazione per alcuni aspetti delle banche in crisi», questo sì. Dunque, «occorre fare piena luce su tutti gli aspetti meritevoli di inchieste». E ancora, «Attendiamo gli esiti dei processi verso ogni tipologia di esponenti aziendali e verso le possibili connivenze con clienti. Debbono essere tempestivamente accertati e perseguiti tutti i responsabili delle crisi bancarie». Seppure «senza clima da caccia alle streghe».
Del resto, «più trasparenza sulle crisi bancarie, rileva Patuelli, «è anche premessa per un maggiore clima di fiducia».

I SALVATAGGI
Bene l'intervento del governo sulle banche Venete, dice Patuelli. Che non perde l'occasione di sottolineare gli interventi ben più pesanti fatti all'estero.
«I recenti provvedimenti governativi in coordinamento con le autorità europee hanno eliminato i rischi sistemici dal mondo bancario italiano», dice poi Patuelli con riferimento a Mps e banche venete. Per il numero uno dell’Abi con le misure previste dal “salva banche” si «è intrapresa una svolta rispetto alle risoluzioni, per la stabilità delle banche e la fiducia verso il risparmio investito nel mondo bancario e produttivo con interventi pubblici complessivamente molto più limitati di quelli degli altri paesi europei».


L'UNIONE BANCARIA
Dunque le critiche ad un'Unione bancaria
«incompleta». Perchè la «vigilanza unica non basta». E perchè per ora le regole dell’Unione Bancaria europea «nascente hanno portato traumi e costi eccessivi» per la gestione delle crisi, mentre «dopo la privatizzazione delle banche pubbliche, in Italia, le crisi bancarie sono state affrontate per anni sotto la guida della Banca d’Italia, senza infliggere traumi ai risparmiatori e alle banche concorrenti».
E poi ancora, è necessario «rivedere criticamente le esperienze di questi tre anni per correggere strutturalmente i processi decisionali europei non sempre comprensibili». Tra questi «le inammissibili e incostituzionali retroattività» e le «scelte estreme» o le «forzature come le svalutazioni imposte alle quattro banche oggetto della risoluzione».



LE SOFFERENZE
Per dare una svolta allo smaltimento dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane è necessaria invece una riforma della giustizia civile italiana che «soffre di troppo limitate risorse strutturali e di norme spesso vetuste». Patuelli  ha dunque citato Banca d’Italia, secondo cui «se in Italia i tempi di recupero dei crediti fossero in linea con quelli medi europei, l’incidenza delle sofferenze sul complesso dei prestiti sarebbe oggi circa la metà» Per Patuelli, quindi, fra le riforme da completare «sono prioritarie quelle sui tempi della giustizia civile, che sono un decisivo indicatore per attrarre capitali per l’Italia produttiva».

L'EURO
Attenzione a bocciare l'euro, avverte Patuelli. «Non condividiamo la demonizzazione preconcetta dell'Euro: senza la moneta unica in Italia non esisterebbero tassi così bassi da quasi vent'anni», ha spiegato. «E impossibile mandare indietro le lancette della storia rincorrendo anacronistiche nostalgie di una moneta che era debole, instabile, con continui rischi di cambio. Si finirebbe nelle cattive abitudini sudamericane, invece che fra le migliori democrazie occidentali».

E' toccato poi al governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco un'iniezione di fiducia sulla ripresa.
«La ripresa dell'economia si è rafforzata» ma «per cancellare l'eredità della crisi più grave e profonda della storia serve più di una ripresa congiunturale», ha detto, sottolineando che in Italia «lo sviluppo è frenato dalle rigidità e dalle inefficienze del contento in cui operano le imprese, dalla debole dinamica della produttività. Va proseguito il processo di riforma, che richiede impegno da parte di tutti, lungimiranza e interventi volti a lenire i costi della transizione».

In ogni caso, i rischi del sistema Italia sono ora
«lontani» per Bankitalia. «La soluzione delle situazioni aziendali dissestate e la ripresa economica stanno dissipando i rischi sulla tenuta del sistema», sottolineando che con gli interventi su Mps e le banche venete «rimuovono i fattori di rischio estremo che negli ultimi mesi hanno pesato, soprattutto nella percezione degli operatori finanziari». Per «consolidare i risultati ottenuti è ora necessario attuare con impegno e determinazione i programmi stabiliti».
Mentre per il ministro dell'Economia,: 
«Siamo a un punto di svolta» per l'economia, ma anche per le banche. Dunque, «Il peggio è alle spalle. Ora valutiamo bene taglio tasse, non sempre dà effetti».
 
Mercoledì 12 Luglio 2017, 10:59 - Ultimo aggiornamento: 14-07-2017 09:16
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1 di 1 commenti presenti
2017-07-12 15:00:19
Si riferisce agli amici di Renzi...

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