Renzi: salva la mia riforma, ora dritti al voto a giugno

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di Alberto Gentili

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ROMA «Bene, finalmente una buona notizia. In ogni caso però si va alle elezioni prima possibile. Al massimo a giugno». Dal Nazareno, dove Matteo Renzi è tornato stabilmente in cabina di comando, non lasciano speranze a chi, come Silvio Berlusconi, i centristi di Angelino Alfano e la sinistra dem di Pier Luigi Bersani, puntava su un rigetto da parte della Consulta del quesito sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per sperare di arrivare a fine legislatura. Alla primavera del 2018.

Certo, Renzi ha perso una motivazione importante per il voto anticipato. Caduto per mano della Corte costituzionale il referendum contro il cuore e l'anima del Jobs Act, il segretario del Pd non rischia più di bissare il plebiscito ad personam del 4 dicembre scorso. Quello da cui uscì sconfitto 60 a 40 (per cento) e in forza del quale ha lasciato palazzo Chigi. Ma resta il fatto che l'ex premier non intende «restare a galleggiare» ancora a lungo. Così il mantra renziano è lo stesso della vigilia della sentenza della Consulta: «Appena possibile si vota».
Giovedì 12 Gennaio 2017, 07:57 - Ultimo aggiornamento: 12-01-2017 12:03




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