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Zanna di mammut femmina scoperta a 3mila metri di profondità nell'Oceano Pacifico in California

Mercoledì 1 Dicembre 2021 di Laura Larcan
foto Darrin Schultz © 2021 MBARI Monterey Bay Aquarium Research Institute

Chissà se ne faranno mai un film, ma la storia sembra evocare suggestioni cinematografiche. Metti un’ambientazione in stile The Abyss, aggiungi memorie alla Jurassic Park, et voilà lo spettacolo è assicurato (con buona pace di Indiana Jones). E stavolta è reale. Gli abissi sono quelli dell’Oceano Pacifico, ad oltre tremila metri per l’esattezza, e circa 240 chilometri dalla costa di Monterey, in California. E’ qui che l’équipe del Monterey Bay Aquarium Research Institute stava perlustrando con rover subacquei telecomandati la superficie di una montagna sottomarina quando hanno avvistato «misteriosi oggetti», poi decifrati come i resti di un mammut: una zanna per l’esattezza. Resti di un mammut, o di qualsiasi altro mammifero preistorico, non sono mai stati trovati in acque così profonde.

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La scoperta risale all’estate del 2019, ma è stata diffusa solo ora perché i ricercatori sono riusciti finalmente a recuperarla, portando a casa un reperto carico di informazioni storiche. La zanna, lunga circa un metro, era ricoperta da una spessa crosta di ferro e manganese. Un’operazione complessa, avviata la scorsa estate con fior di attrezzature. E di storia ne è passata tanta sott’acqua. Due anni fa gli scienziati riuscirono a raccogliere solo un frammento della zanna (che si stacco non appena toccarono il reperto).

Nel frattempo, le analisi del Dna sono riuscite addirittura a stabilire che l’esemplare di mammut che giace in fondo all’oceano è femminile. «Una giovane femmina di mammut che stava vagando in quella che sarebbe diventata la zona centrale della California», come scrive il New York Times che ha raccontato tutta la vicenda. A condurre la ricerca è stato Steven HD Haddock, biologo marino che ha messo insieme un team di scienziati dell’istituto di Monterey, dell’Università della California, di Santa Cruz e dell’Università del Michigan. Le analisi preliminari hanno evidenziato che “la” mammut potrebbe essere morta durante il Paleolitico inferiore, un’era che durò da 2,7 milioni a 200mila anni fa. Un esemplare assai raro. Inoltre, questo esemplare potrebbe aiutare a fare chiarezza sull’evoluzione dei mammut in Nord America. Ovviamente, la scoperta suggerisce anche che il fondo dell’oceano potrebbe essere ricoperto di tesori paleontologici.

Perché in fondo al mare? Una possibile ipotesi è che «sebbene sia morta sulla terraferma - come scrive il New York Times - il suo corpo massiccio ha trovato la sua strada nell’Oceano Pacifico. Trasportati dalle correnti, i suoi resti sono andati alla deriva». Le acque fredde e l’elevata pressione dell’Oceano hanno conservato in modo perfetto il reperto. Resta comunque una scoperta molto rara. «L’ambiente in cui è stato conservato questo esemplare, vale a dire in acque così profonde, è qualcosa di diverso da quasi cosa vista in precedenza. Altri mammut sono stati recuperati dall’oceano ma non da profondità superiori a poche decine di metri», ha spiegato Daniel Fisher, paleontologo presso l’Università del Michigan.

Ultimo aggiornamento: 17:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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