Delitto di Avellino, via al processo: in aula Elena e Giovanni, i fidanzati-killer che hanno ucciso il papà di lei

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Alessandra Montalbetti
Delitto di Avellino, via al processo: in aula Elena e Giovanni, i fidanzati-killer che hanno ucciso il papà di lei

Processo per il delitto Gioia, i due fidanzatini accusati dell'omicidio del padre della ragazza saranno presenti in aula. Elena Gioia e Giovanni Limata, in carcere e imputati per l'omicidio di Aldo Gioia, hanno chiesto di prendere parte alla prima udienza che si celebrerà questa mattina davanti alla Corte di Assise di Avellino. Il processo prenderà il via dopo che il gip Paolo Cassano ha accolto la richiesta di giudizio immediato per i due ragazzi, avanzata dal pm Vincenzo Russo. La moglie della vittima, Liana Ferrajolo, e la primogenita Emilia Gioia, rappresentate dall'avvocatessa Francesca Sartori, hanno già depositato richiesta di costituzione di parte civile contro il solo Giovanni Limata. Mentre i due fratelli di Aldo Gioia, Gaetano e Giancarlo, rappresentati dall'avvocatessa Brigida Cesta stanno ancora valutando se costituirsi parte civile nel processo.

Ai due fidanzati sono contestati i reati di omicidio in concorso con l'aggravante della premeditazione e nei confronti di un familiare. Il gip nel decreto di giudizio immediato ha ritenuto che ci sia stata una premeditazione «lucida e meticolosa di tutte le fasi dell'agguato mortale». Aldo Gioia, si legge, «veniva aggredito in casa propria dal Limata che gli sferrava in più parti del corpo plurimi fendenti». Stamattina, dopo le questioni preliminari, i legali di Giovanni Limata, Fabio Russo e Kalpana Marro, chiederanno una perizia psichiatrica per il loro assistito. Non è escluso che anche l'avvocatessa Livia Rossi, difensore di Elena Gioia, possa chiedere una perizia per la sua assistita.

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L'omicidio è avvenuto il 24 aprile scorso nella casa di famiglia in corso Vittorio Emanuele, intorno alla mezzanotte. I violenti fendenti sferrati da Limata, furono una quindicina, ma tre sono stati ritenuti dai periti tali da provocare la morte di Aldo Gioia. La lama penetrò in profondità, l'emorragia fu inarrestabile. La posizione dei due giovani apparve sin dal primo momento alquanto chiara. Furono le testimonianze della stessa moglie di Gioia a indirizzare subito le indagini. Il giovane fidanzato della figlia, il 23enne Giovanni Limata, fu raggiunto dai poliziotti nella sua abitazione di Cervinara dove confessò e mostrò il coltello da caccia che aveva portato con sé. Era giunto in città nel pomeriggio e con Elena aveva messaggiato fino all'ora in cui la ragazza gli diede il via libera: «Si è addormentato, scendo e vengo ad aprirti». In sostanza la porta di casa fu aperta da lei. Poi le coltellate e la fuga.

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Giovanni fu riaccompagnato a casa dalla madre di una sua amica, ignara dei motivi di quella puntata nel capoluogo. Nel frattempo arrivarono i poliziotti in casa Gioia che immediatamente cercarono di soccorrere il ferito. Il trasferimento in ospedale non bastò per salvargli la vita. In poche ore Giovanni fu bloccato e le chat con Elena rivelarono l'incredibile retroscena. Ad organizzare la mattanza sarebbe stata anche la stessa figlia di Aldo Gioia, in conflitto con i familiari proprio per il rapporto con Limata. La ragazza provò a sviare le indagini facendo credere che l'omicidio fosse seguito ad una rapina andata male. La ragazza in realtà aveva anche preparato gli zaini per fuggire. «Amo' sta dormendo», quell'incredibile messaggio mandato via whatsapp a Giovanni, rivelava invece l'abisso in cui la giovane era caduta. Elena aveva pianificato la strage familiare, con l'omicidio anche della sorella. Giovanni invece, dopo le coltellate ad Aldo Gioia, fuggì.

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