Genovese intercettato al cellulare:
«Fuori sparavano, ho preso la pistola»

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Alessandra Montalbetti

«Ho sentito i colpi d'arma, ho preso la pistola e sono uscito fuori». Dichiarazioni di Damiano Genovese captate dai Carabinieri del Comando provinciale di Avellino e dagli uomini del Nucleo operativo coordinati dal capitano Quintino Russo, che fecero scattare la perquisizione domiciliare presso la sua abitazione, l'indomani del raid intimidatorio subito la notte del 23 settembre dello scorso anno, quando alcune persone in sella a uno scooter esplosero raffiche di mitra contro la sua auto e quella di suo zio Antonio (indagato a piede libero nell'inchiesta Partenio 2.0 e accusato di associazione a delinquere, usura e turbata libertà degli incanti) parcheggiate nel cortile di casa. Dettagli investigativi emersi ieri, nel corso del processo a carico dell'ex consigliere comunale in quota Lega, accusato di detenzione illegale di armi, difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Claudio Mauriello.

Ieri, davanti al Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduto dal giudice Luigi Buono, è stato ascoltato il capitano Quintino Russo che ha ricostruito in aula i momenti salienti della perquisizione subita da Damiano Genovese al termine della quale scattò la misura degli arresti domiciliari. Ma soprattutto ieri è emerso che nell'ambito dell'inchiesta sul Nuovo Clan Partenio, lo stesso Damiano Genovese era già oggetto di indagini e grazie all'installazione dell'applicazione trojan sul suo cellulare era stato possibile intercettare alcune delle conversazioni, rese note ieri, mentre interloquiva con i suoi parenti.
Il capitano, che ha coordinato le indagini sul Clan Partenio, nel corso della sua lunga deposizione ha sostenuto che «Genovese aveva subito un raid intimidatorio per alcuni screzi avvenuti tra suo zio Antonio e i nuovi vertici del sodalizio criminale».
 

 

Si torna in aula il prossimo 17 novembre quando è previsto l'esame dell'imputato. Nel corso della prossima udienza verrà depositata la perizia effettuata dalla consulente, Cira D'Ardia, che, a giugno scorso, ha ricevuto l'incarico di procedere alla trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche che vedono coinvolto Damiano Genovese, effettuate nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo Clan Partenio, filone aste giudiziarie nel quale compaiono 22 indagati a piede libero tra cui lo stesso Genovese.

Nel fascicolo del dibattimento per il quale è imputato per la detenzione di armi illegali, finirà, tra le altre, la seguente intercettazione: «ho vinto stiamo al Comune» asserisce Damiano. «Ma con i Cinque stelle» chiede il padre detenuto. «No io sto con la Lega ora ci serviamo noi per fare la maggioranza ».

Questi alcuni passaggi della lunga conversazione tra padre e figlio, finita all'attenzione dei magistrati della direzione distrettuale antimafia. Agli atti figura anche un'altra intercettazione, datata 29 giugno 2018, in cui Damiano Genovese e Sabino Morano ex coordinatore provinciale della Lega (indagato a piede libero nel filone delle aste giudiziarie) sempre secondo la Dda, entrano nei dettagli delle dinamiche camorristiche del clan Genovese e della situazione politico-amministrativa ad Avellino. Morano ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere in grado di spiegare tutto e di poter dare la sua versione dei fatti agli inquirenti. Intanto l'Antimafia di Napoli ritiene che Morano avrebbe avuto un sostegno in cambio di interventi tesi a garantire l'esito positivo di alcune pratiche amministrative a cui il clan era interessato.
 

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