Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Bonus cultura ceduto in cambio
di contanti: padre e figlio nei guai

Venerdì 27 Maggio 2022
Bonus cultura ceduto in cambio di contanti: padre e figlio nei guai

Truffa sul bonus cultura. Un grossista di computer e la moglie sono accusati di aver consentito l'uso improprio dei voucher risultare sull'apposita piattaforma che la somma di 500 euro era stata utilizzata per l'acquisto, in realtà mai avvenuto, di beni e servizi rientranti tra quelli previsti. Quando il ministero della Cultura rimborsava l'importo i due trattenevano per sé circa il 30% liquidando ai titolari del bonus il resto in contanti. Ma una complessa attività investigativa, coordinata dalla sezione seconda della Procura di Napoli e dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Napoli ha posto fine alla truffa e ieri ha dato esecuzione a un'ordinanza con misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. Si ipotizzano i reati di associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

In questa vicenda sono rimasti coinvolti due sanniti, padre e figlio, entrambi di Guardia Sanframondi. Marco Amedeo Sanzari di 22 anni era entrato in contatto con la coppia di coniugi al vertice dell'organizzazione concordando di «cedere» il voucher in cambio di 350 euro in contanti; agli organizzatori sarebbero andati gli altri 150. Il giovane ha fatto il versamento agli organizzatori con la carta di credito del padre che pertanto è rimasto coinvolto in una ipotesi di riciclaggio. Inoltre il giovane secondo l'accusa avrebbe procacciato agi organizzatori della truffa altri «clienti». Il padre è solo indagato il figlio è finito ai domiciliari. Li difende Danilo Riccio.
A dare il via alle indagini era stato il ministero della Cultura. Partiti gli accertamenti, i finanzieri hanno gradualmente ricostruito i meccanismi della truffa. Al centro delle indagini finiva la coppia prima citata, del napoletano.

Video

econdo l'accusa avrebbero accettato e validato, sulla piattaforma apposita, l'acquisto di beni e servizi in realtà mai acquistati ed erogati. È il caso di ricordare che i 500 euro del bonus possono essere spesi per cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, visite a monumenti e parchi archeologici, teatro e danza, prodotti dell'editoria audiovisiva, corsi di musica, di teatro e di lingua straniera, e abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale. La coppia di coniugi avrebbe emesso una fatturazione di pari importo, giustificandola con la compravendita, in realtà mai avvenuta, di beni che si potevano acquistare con i bonus. Ricevuto il rimborso dal ministero, trattenevano per sé una percentuale di circa il 30% mente il resto delle banconote andava a chi si era prestato alla truffa consegnando il bonus. L'attività illecita avrebbe permesso di conseguire il rimborso di oltre 3.300 voucher intestati a beneficiari residenti in tutto il territorio nazionale, cagionando al Ministero della Cultura un danno superiore a 1,5 milioni di euro.
 

Ultimo aggiornamento: 11:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA