Crisi mais, sos mangimi:
«Allevamenti a rischio»

Crisi mais, sos mangimi: «Allevamenti a rischio»
di Gianluca Brignola
Giovedì 10 Marzo 2022, 07:39 - Ultimo agg. 17:36
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«Misure urgenti per gestire la carenza di materie prime». L'allarme mangimi, legato alla crisi del mais, parte dal Sannio. A lanciare l'appello a livello nazionale è Michele Liverini, presidente reggente di «Assalzoo», l'associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici. Una filiera particolarmente significativa anche per il Sannio con in testa, proprio, la Liverini Spa, realtà imprenditoriale operativa a Telese Terme da 53 anni e guidata da Michele e Filippo Liverini (ex presidente di Confindustria Benevento), la cui produzione, in costante crescita, nel 2021 ha registrato il traguardo di circa 1.300.000 quintali di mangimi destinati agli animali da reddito con linee specifiche adibite all'allevamento. Una produzione fondamentale per tanti allevatori della provincia così come per il comparto regionale. Del resto fortissimo è anche il legame che l'azienda mantiene con il territorio di riferimento e la valle Telesina in particolare.

Le preoccupazioni sono state innescate dal conflitto in Ucraina e dalle conseguenti pesantissime ripercussioni sul mercato delle materie prime agricole, in particolare del mais, coinvolgendo l'intera Europa dell'Est che sta bloccando le esportazioni. «A oggi - dice Michele Liverini - la disponibilità di materie prime agricole per la produzione mangimistica è limitata nella maggior parte dei casi a venti giorni, massimo un mese.

Se non si attivano canali di approvvigionamento alternativo, sarà inevitabile il blocco della produzione mangimistica, con conseguenze devastanti per gli allevamenti, con la necessità di abbattimento degli animali presenti nelle stalle e il crollo delle produzioni alimentari di origine animale, come carni bovine, suine e avicole, latte, burro e formaggi». La situazione è a un livello di allarme massimo, non solo con prezzi fuori controllo (le quotazioni del solo mais sono raddoppiate rispetto al periodo pre-pandemia) ma con il rischio che la situazione potrebbe ora precipitare del tutto, tenuto conto che oltre alla perdita del mais ucraino è stato annunciato il blocco delle esportazioni di mais anche dall'Ungheria, principale fornitore di mais verso l'Italia, con circa il 35% del mais importato.

In altri termini blocco della produzione di mangimi che si tradurrebbe, nelle settimane immediatamente successive, in un blocco degli approvvigionamenti nella grande e piccola distribuzione, ovvero sugli scaffali dei supermercati. Un riflesso che varrebbe, ovviamente, anche per il Sannio. 

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«Per garantire la produzione di mangimi - continua Liverini - occorrono decisioni di emergenza. Al momento l'unica alternativa praticabile appare quella di rivolgersi al mercato americano con particolare riguardo agli Stati Uniti e all'Argentina, ma appare evidente che sono notevoli le problematiche di carattere sia logistico che qualitativo. Questa appare l'unica fonte attraverso la quale tentare di colmare il grave deficit a fronte del fabbisogno nazionale». L'apertura del conflitto in Ucraina, sottolinea, ha dimostrato, ancora una volta, «la situazione fortemente critica dell'Italia a causa della sua massiccia dipendenza dall'estero per soddisfare la domanda interna di materie prime agricole. Una situazione che è andata aggravandosi negli anni, con il costante calo della produzione nazionale di mais, crollata dall'autosufficienza di una quindicina di anni fa a uno scarso 50% attuale. Chiediamo, pertanto l'adozione di misure urgenti per gestire l'emergenza, favorendo l'import di mais per scongiurare il profilarsi di una vera e propria debacle della zootecnia nazionale. Al contempo, chiediamo di mettere in atto di un piano immediato di incentivi per favorire la coltivazione di ulteriori superfici a mais, le cui semine prenderanno avvio tra pochi giorni. Per l'alimentazione animale è necessario coltivare in Italia almeno 300mila ettari in più per soddisfare la domanda della zootecnia nazionale». 

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