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Diga, l'Asea dopo la moria di pesci:
«Garantito il deflusso minimo vitale»

Giovedì 23 Giugno 2022 di Luella De Ciampis
Diga, l'Asea dopo la moria di pesci: «Garantito il deflusso minimo vitale»

Dopo l'allarme scatenato dalla moria di pesci nelle acque del fiume Tammaro, a valle della diga di Campolattaro, l'Asea fa chiarezza sulla vicenda, documentando il deflusso minimo vitale dell'acqua. «Con la responsabilità e la trasparenza scrive in una nota Vincenzo Rosiello, ingegnere responsabile della sicurezza, delle opere e dell'esercizio dell'impianto - che da sempre contraddistingue la gestione della diga di Campolattaro da parte dell'Asea, il cui ruolo fu decisivo nel limitare enormemente i danni nei territori a valle dell'invaso nell'ottobre del 2015, c'è la necessità di rimarcare la verità dei fatti e degli atti perché il deflusso minimo vitale dell'acqua è stabilito in 0,66 metri cubi, secondo i parametri stabiliti dalla delibera dell'Autorità di Bacino distrettuale dell'Appennino meridionale del 19 giugno 2007.

Secondo i dati scaricati negli ultimi tre mesi, infatti, la portata media giornaliera registrata nel mese di aprile è di 0,92 metri cubi; di 0,93 nel mese di maggio e di 0,94 nei primi ventuno giorni di giugno». Quindi, la portata minima risulta essere anche superiore ai parametri stabiliti dagli enti competenti. «Inoltre - è scritto ancora nella nota - il valore delle portate affluite all'invaso e da esso defluite, in qualità di componenti del bilancio idrologico, sono inserite nel bollettino mensile delle osservazioni, redatto e trasmesso all'ufficio tecnico per le Dighe di Napoli del Ministero infrastrutture e mobilità e, per conoscenza, alla Provincia di Benevento, ente concessionario. Lo stesso bilancio idrologico è parte dell'osseverazione semestrale, quale atto ufficiale, a mia firma, trasmessa anche alla direzione generale per le Dighe di Roma del Mims che, per tutte le oltre cinquecento dighe italiane sottoposte a vigilanza, riceve giornalmente, in tempo reale, i dati del livello dell'invaso e delle portate scaricate». Dalla relazione dell'ingegnere responsabile dell'Asea risulta evidente che la portata minima vitale delle acque del fiume è più che sufficiente a garantire la sopravvivenza dei pesci che le popolano.

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Intanto, sulla vicenda interviene Davide Iannelli, presidente dell'associazione ambientalista «Italia Nostra Sannio». «È molto positivo dice - che, in seguito alla segnalazione fatta da Wwf e Italia Nostra, la Provincia di Benevento si sia attivata, e che Arpac e Asea abbiano reso pubbliche le risultanze dei primi accertamenti. Allo stato, registriamo che l'Arpac ha riferito, dai primi accertamenti, che il fiume è apparso, nel punto del sopralluogo, avere una profondità di 30-40 centimetri, che la temperatura delle acque è risultata superiore ai 21 gradi centigradi ed è stata rilevata la presenza di specie di piante acquatiche considerate indicatrici di tendenze eutrofiche del corso d'acqua, riservandosi di rendere noti successivamente ulteriori risultati anche per quanto concerne i campioni di acque di fiume prelevati per la determinazione di diversi parametri chimici e microbiologici, in particolare per la rilevazione della presenza di fitofarmaci, composti organici, nitrati e metalli. Di contro, l'Asea asserisce che è falso dire che dalla diga di Campolattaro non viene rilasciato il minimo deflusso vitale stabilito nel 2007 dall'Autorità di Bacino distrettuale dell'Appennino meridionale. Tuttavia, le informazioni rese disponibili, lungi dal fornire risposte esaurienti e tranquillizzanti, fanno nascere ulteriori interrogativi. La moria di pesci, che quindi non sappiamo, al momento, da cosa sia stata causata, è un chiaro sintomo di cattivo stato di salute del Tammaro, segnalato anche a monte della diga, che dovrebbe essere oggetto di costante monitoraggio». Le associazioni hanno già segnalato in precedenza fattori di rischio importanti, rappresentati dagli allevamenti intensivi, dagli impianti di rifiuti e da altre componenti.

Ultimo aggiornamento: 18:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA