Ospedale, è stallo: a Sant'Agata
riparte lo sciopero della fame

Martedì 18 Giugno 2019 di Giuseppe Piscitelli
Riprende da oggi lo sciopero della fame del comitato «Curiamo la vita», invitato anche a lasciare il presidio in tenda davanti all'ingresso principale dell'ospedale «Sant'Alfonso», che ospita le attiviste da 80 giorni. A comunicare l'inizio del terzo sciopero della serie iniziata a novembre, sono state le pasionarie con una nota in cui affermano: «In questo lungo periodo vissuto ai piedi del nosocomio abbiamo subìto di tutto: nubifragi, grandinate, temperature rigide, ora caldo torrido, ma soprattutto grandissima indifferenza, accompagnata da piccoli gesti di incoraggiamento di pochissime persone. Dal 30 marzo la nostra protesta da subito è stata accolta con scetticismo, poi si è andata sempre più affievolendo, e oggi sembriamo anime fantasma, ignorate completamente da tutti».
 
Così poi prosegue la nota: «Nulla è stato fatto e mutato da novembre 2018, poco o niente è stato adottato di quanto previsto dal Dca 41/2019 del presidente Vincenzo De Luca. Non ci sentiamo vinte, ma sicuramente scoraggiate, però questo sentimento non impedirà la nostra azione. Le ferie estive saranno un ulteriore pretesto per ridurre l'offerta sanitaria dell'ospedale. Noi non molleremo e non demorderemo dai nostri intenti, non permetteremo a nessuno di vanificare tutti i sacrifici che almeno sulla carta hanno portato ottimi risultati, anche se non attuati. Inizieremo lo sciopero della fame fino all'applicazione di quel decreto regionale. Con questo estremo gesto vogliamo riaccendere i riflettori ormai volutamente spenti sulle ragioni dell'ospedale».
La nota è una risposta indiretta all'invito a lasciare la tenda. Tenda che ieri pomeriggio era ancora là, con i letti sfatti, le catene, i ventilatori (che non riuscivano a refrigerare la temperatura, sui 35 gradi), i tavoli, le sedie, le bevande.

Mena Di Stasi, presidente del comitato, afferma: «Dalle autorità sanitarie da tempo, tramite intermediari, ci giungono messaggi per invitarci e convincerci ad abbandonare il presidio. Ora addirittura ci è stato chiesto di sgombrare il sito, perché la nostra presenza mette in cattiva luce (a dire di chi ci ospita) la raggiunta funzionalità della struttura sanitaria. Se il comitato sarà allontanato, sposterà il presidio fuori l'area dell'ospedale e farà lo sciopero della fame a casa o sul luogo di lavoro. Con o senza tenda, in solitudine o accompagnate, continueremo a lottare per tutti, perché la salute è un diritto per tutti». Pasquale Di Guida, direttore medico del Sant'Alfonso, assicura: «Con il comitato esiste un ottimo rapporto, cordiale e continuo; non ci sono volontà discriminatorie nei confronti di nessuno; aspettiamo novità».

Novità che dovrebbero (ma quando?) giungere da Roma, con la definitiva approvazione, da parte del Mef e del Ministero della Salute, del Dca 41/2019 del presidente De Luca. La sindaca Giovannina Piccoli nella lettera indirizzata ieri a Giulia Grillo le ha chiesto un incontro non soltanto «per esporre direttamente la situazione dell'ospedale, da rendere pienamente operativo secondo le previsioni della Rete ospedaliera regionale», ma anche «per capire quali sono, se ci sono, gli ostacoli ancora non superati». Nell'intervento di insediamento di sabato scorso la sindaca ha inoltre ribadito che «un impegno importantissimo per questa amministrazione è una sempre maggiore tutela della salute sul territorio santagatese e dei comuni del comprensorio caudino-telesino, faremo sentire forte la voce del consiglio comunale, innanzitutto perché questo decreto sia finalmente licenziato dal tavolo ministeriale e poi perché quello che il Dca 41/2019 prevede sia realizzato nel più breve tempo possibile».
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