Maria Pirro

Diagnosi precoce, via al test contro l'emergenza Alzheimer

di Maria Pirro
Alla prima clinica neurologica del Policlinico Vanvitelli è appena iniziato uno screening mirato a individuare pazienti idonei ad aderire al progetto Interceptor, promosso dal ministero della salute e dall'Agenzia italiana del farmaci, in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità. L'obiettivo è quello di identificare l'esame o il gruppo di esami più appropriati per diagnosticare l'Alzheimer in uno stadio iniziale di deficit cognitivo, ancora lieve, prima che la malattia si manifesti in modo conclamato, spingendo i pazienti in un labirinto senza vie di uscita, dove non resta traccia di volti e ricordi. In questa condizione vivono già un milione e 241 mila persone in Italia, il 10 per cento in Campania, e ogni anno sono 70mila i nuovi casi, destinati ad aumentare. Ora fare una diagnosi precoce è utile per modificare stili di vita, promuovere interventi a sostegno dei pazienti e dei loro familiari e avviare percorsi terapeutici con tempestività, gli unici al momento possibili ed efficaci, perché consentono di prevenire e anche di recuperare, con esercizi mirati, le funzioni dimenticate, come dimostra un'altra ricerca pilota, del Cnr di Pisa, coordinata dal neurobiologo

Lamberto Maffei (premio Eureka nel 2013). Lo studio in questione, dunque, prevede la valutazione di sei biomarcatori mediante test neuropsicologici, dosaggio di proteine su liquor cefalorachidiano, marcatori genetici, tomografia ad emissione di positroni (Pet), risonanza magnetica cerebrale (Rmn) ed elettroencefalogramma (Eeg). E un monitoraggio programmato per tre anni, che appare decisivo per arrivare predire con maggior precisione l'evoluzione della malattia sin dai primi sintomi. «Chi vuole aderire, può parlarne con il suo medico di famiglia e richiedere una visita all'ambulatorio Alzheimer del Policlinico Vanvitelli (codice 32024), contattando il Cup al numero 800177780», chiarisce Gioacchino Tedeschi, responsabile scientifico e direttore della prima clinica neurologica che, con il centro Alzheimer di Palermo, è l'unica struttura nel Mezzogiorno a partecipare alla sperimentazione di nuovi approcci terapeutici. «Il programma educativo spiega Tedeschi - vuole anche migliorare l'identificazione di pazienti eleggibili alla prescrizione dei prossimi farmaci e quindi favorire il reclutamento per le prossime attività di ricerca». Da arruolare, in tutta la penisola, 500 malati ma con lievi deficit cognitivi, di età compresa tra 50 e 85 anni. E, per farlo, sono coinvolti complessivamente venti centri italiani, coordinati dai cinque poli, tra cui Napoli.
Lunedì 27 Maggio 2019, 21:44
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