Caserta, clan in ospedale:
chiesti 120 anni di carcere

Martedì 21 Febbraio 2017 di Mary Liguori
tribunale santa maria

CASERTA - Penultimo atto in tribunale per le vicende giudiziarie che hanno portato al commissariamento dell’unica azienda ospedaliera d’Italia sottoposta a scioglimento per infiltrazioni mafiose. Appalti frazionati per favorire le ditte vicine al clan Zagaria, favori, mazzette e pressioni politiche. E, ancora, «ritorno» in termini di voti per i politici coinvolti, vizio sistematico delle procedure pubbliche per la gestione dell’ospedale.

Uno scempio che portò nel 2015 a un commissariamento che è tutt’ora in corso (terminerà a giorni) dopo una proroga disposta nell’agosto scorso perché, come stabilito in sede ministeriale, «l’influenza della criminalità organizzata è ancora dietro l’angolo e il rischio di infiltrazioni nell’azienda sanitaria resta un rischio più che concreto». «Un sistema di potere», questo lo scenario venuto a galla grazie alla Dda di Napoli che ieri, in aula a Santa Maria Capua Vetere, per la presunta malagestione dell’ospedale «Sant’Anna e San Sebastiano» di Caserta ha chiesto complessivi centoventi anni di reclusione per i ventitré imputati del maxiprocesso che si sta definendo dinanzi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il sostituto procuratore Antimafia Annamaria Lucchetta ha invocato le pene più alte per Remo D’Amico, ritenuto «gancio tra gli Zagaria e i vertici ospedale», e per Bartolomeo Festa, ingegnere capo dell’Ufficio tecnico del «Sant’Anna»: per ciascuno di loro, il pm ha chiesto 12 anni di reclusione.

Due in meno, ovvero dieci anni, sono stati invece invocati per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele e moglie del defunto Franco Zagaria: la donna è accusata di essere subentrata al marito - dopo la sua morte - per la gestione dell’«affair» sanità. Medesima richiesta di condanna a dieci anni per gli imprenditori Raffaele Donciglio e Domenico Ferraiuolo; nove per Vincenzo Cangiano e Orlando Cesarini. Più basse le pene richieste per i politici coinvolti: rischia cinque anni Giuseppe Gasparin, ex direttore amministrativo dell’Asl di Caserta ed ex sindaco della città della Reggia, mentre per l’ex consigliere regionale Angelo Polverino l’istanza del pm è di due anni. Tra gli imputati c’è anche Antonio Maddaloni, figlio dell’ex viceprefetto di Caserta Paolino Maddaloni: per lui il pm ha chiesto quattro anni di reclusione. Pene oscillanti tra i due e i cinque anni sono invece state richieste per gli altri imputati a giudizio. Si torna in aula ai primi di marzo, quando la parola passerà agli avvocati impegnati nella difesa degli imputati: nel collegio compaiono, tra gli altri, i penalisti Angelo Raucci, Rosario Avenia, Mario Griffo, Rosario Avenia, Giuseppe Stellato, Nando Letizia, Dezio Ferraro e Vittorio Giaquinto.

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