Minorenne col “daspo antirisse”
picchia un ragazzino: denunciato

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Mary Liguori
Minorenne col “daspo antirisse” picchia un ragazzino: denunciato

Si chiama «daspo Willy» ed è una norma «antirisse», introdotta nel decreto sicurezza 2020 che ha inasprito il regime sanzionatorio contro la violenza, dando facoltà ai questori di applicare il divieto di accesso ai locali pubblici e di intrattenimento presenti in un'intera provincia. A Caserta il «daspo Willy» il questore Antonio Borrelli lo ha emanato più volte. In particolare, per un diciassettenne che, nel luglio scorso, si rese protagonista - insieme ad altri coetanei - di episodi di disordine nella zona dei baretti. Teoricamente, quel ragazzino ai locali della movida non avrebbe dovuto avvicinarsi più, ma almeno in tre occasioni la polizia lo ha sorpreso di sabato sera nel «quadrilatero» del centro storico. L'ultima volta, sabato sera: le Volanti lo hanno intercettato mentre picchiava un altro minorenne per strada. Il 17enne è stato bloccato e portato in questura. Mentre si aspettava l'arrivo dei genitori, ha cercato di scappare dando addosso agli agenti. È stato immobilizzato e denunciato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il fascicolo è nelle mani della Procura dei minori. Rischia, a questo punto, misure più gravi, come l'arresto, perché le violazioni al daspo, insieme alle condotte violente, potrebbero far sì che il suo caso sia trattato come si tratta la posizione di un adulto. Per i maggiorenni colpiti da daspo urbano, infatti, alla terza violazione, può scattare una misura cautelare. Nelle precedenti due, si applica invece una sanzione amministrativa.


Il daspo antirisse, ovvero la «norma Willy», fu emanata a seguito della tragedia avvenuta a Colleferro nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, durante la quale perse la vita Willy Monteiro Duarte, un ventunenne assassinato brutalmente da quattro giovani davanti a una discoteca. Il caso sconvolse l'opinione pubblica anche per la giovane età dei protagonisti della vicenda, e portò alla promulgazione della particolare misura che, appunto, colpisce i soggetti che si rendono protagonisti di episodi violenti nei pressi di locali pubblici nelle zone della cosiddetta «movida».

Episodi non meno tragici si sono verificati ad agosto a Caserta con la morte del pugile diciottenne Gennaro Leone, pugnalato a morte da un 19enne incensurato in seguito a una lite. Dopo il dramma, il sindaco Carlo Marino firmò un'ordinanza che imponeva una stretta ai locali in termini di orari di apertura e di vendita di alcolici; nello stesso tempo, la prefettura potenziò i controlli nell'ambito di una riorganizzazione dei controlli decisa in sede di Comitato per l'ordine pubblico. Di venerdì, sabato e domenica sera, polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani pattugliano le strade con particolare attenzione alla zona di piazza Dante, cuore della movida casertana. Dopo l'omicidio non ci sono stati altri casi di particolare violenza. È massima allerta invece ad Aversa, dove la zona di via Seggio, un locale ogni paio di metri per circa mezzo chilometro, resta una polveriera.

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Sempre più spesso, a ogni modo, sono i minori i protagonisti delle notti violente delle metropoli, come nelle città più piccole, come Caserta. Un fenomeno preoccupante che è aumentato dopo il lockdown della primavera 2020 e che oggi ha un profilo solo «pubblico»: con le discoteche chiuse, risse e litigi si sono «spostati» davanti ai bar, unico luogo in cui i ragazzi possono riunirsi. Come è noto, l'azione repressiva nei confronti di ragazzi non ancora maggiorenni è generalmente blanda; l'arresto, attesa la giovane età, resta un'opzione remota. Ma le risse tra giovanissimi sono un fenomeno in crescita rispetto al quale non basta la sola repressione. «L'appello - dice il questore di Caserta, Antonio Borrelli - è rivolto in primis ai ragazzi: ragionate con la vostra testa e non fatevi trascinare in situazioni pericolose dal gruppo». «Spesso non ci sono problemi familiari alle spalle di chi si rende protagonista di episodi di violenza, ma i ragazzi quando escono di casa e sono insieme agli altri possono cambiare e assumere comportamenti pericolosi. C'è bisogno di collaborazione da parte di tutti - conclude il questore - le famiglie, in primis, oltre alle forze di polizia che lavorano per la sicurezza».
 

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