Telefonini nelle pietre di calcestruzzo:
l'ultimo trucco per farli entrare in carcere

Giovedì 13 Agosto 2020
Sono sempre più ingegnosi i metodi studiati da chi intende rifornire di cellulari i detenuti: dopo il prete «fattorino», le pentole con il doppiofondo via posta e il drone «postino», gli smartphone vengono recapitati con pietre di calcestruzzo. Il singolare ritrovamento è stato fatto dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto di pena di Carinola, nel Casertano. Nell'intercinta muraria, dove hanno accesso anche i carcerati, gli agenti hanno scoperto una ventina pietre di calcestruzzo lanciate oltre le mura dall'esterno, di misura differente rispetto al solito pietrisco. Lì qualcuno aveva occultato gli smartphone, opportunamente incellofanàti per garantirne l'integrità. «Complimenti alla polizia penitenziaria del carcere di Carinola», hanno commentato Ciro Auricchio e Giuseppe Moretti, rispettivamente segretario regionale Campania e presidente USPP. «Bisogna urgentemente proporre una modifica legislativa che contempli l'introduzione o il relativo possesso di cellulari in carcere come fattispecie di reato - ribadiscono i due sindacalisti - che oggi è inesistente. Chiediamo, inoltre, l'installazione di idonei strumenti tecnologici atti a prevenire l'introduzione di cellulari in e l'installazione della schermatura delle aree detentive degli istituti penitenziari, anche per arginare i frequenti fraudolenti tentativi di comunicazione con l'esterno specie per i reati collegati alla criminalità organizzata. Infine chiediamo una rivisitazione della pianta organica dell'istituto di Carinola che nonostante la grave carenza di personale con enormi sacrifici riesce a mantenere l'ordine e la sicurezza interna», concludono i due sindacalisti.  © RIPRODUZIONE RISERVATA
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