Francesca Fedeli vince la prima edizione del Premio Serra-Campi Flegrei con il monologo «Rondò» di Enzo Moscato

Martedì 9 Novembre 2021 di Donatella Trotta
Francesca Fedeli vince la prima edizione del Premio Serra-Campi Flegrei con il monologo «Rondò» di Enzo Moscato

«Il teatro? Per me, rappresenta la forma più alta di libertà». Ha le idee chiare Francesca Fedeli, 28enne originaria di Castellammare di Stabia, un talento scenico capace di misurarsi con misurata sobrietà e fine ironia con testi di grandi drammaturghi di tradizione e innovazione: è lei, con una affabulante interpretazione di un monologo tratto da Rondò di Enzo Moscato, la vincitrice della prima edizione del concorso teatrale dedicato ai monologhi «Premio Serra - Campi Flegrei», indetto nell’autunno del 2020 (ma più volte interrotto per la pandemia) dal Teatro Serra di Napoli, fondato nel 2016 da Pietro Tammaro e Mauro Palumbo, con il Patrocinio del Comune: «Rondò è un testo ― commenta la giovane artista sorridendo raggiante con i suoi grandi occhi nocciola che si illuminano quando parla della sua passione dominante — che studio da molto tempo. Perché racchiude in sé ironia e durezza offrendomi, in un modo che sento molto vicino, delle possibilità espressive sia come attrice che come persona». Potenzialità trasformative di un teatro-vita che l’hanno portata a calcare precocemente le scene nazionali, dopo essersi iscritta a 21 anni (e diplomata tre anni dopo) all’Accademia del Teatro Stabile Mercadante di Napoli guidata da Mariano Rigillo fino a vincere, nel 2017, il trentennale premio Hystrio Ugo Ronfani a Milano, lavorando come attrice a teatro con Filippo Timi, Muta Imago, Michele Sinisi. E da domani (mercoledì 10 novembre) fino a domenica 14 novembre, Francesca Fedeli tornerà non a caso in scena proprio al Ridotto del Mercadante con Giampiero De Concilio, Darioush Forooghi e Rebecca Furfaro in Occidente: una riflessione sulla poesia e i rapporti tra l’umano e le macchine ambientata in un futuro non troppo lontano e scritta da Dario Postiglione per la regia di Giuseppe Maria Martino (orari: mercoledì-giovedì e domenica ore 21:00, venerdì e sabato ore 17:00).

Fedeli è stata scelta, ieri sera, al termine di un avvincente confronto a colpi di intensi monologhi nella sede del Teatro Serra ― spazio underground in Via Diocleziano 316 a Fuorigrotta, che si configura come piccolo ma accogliente luogo performativo di teatro sperimentale, centro di produzione e formazione attoriale professionale e incubatore artistico di progetti — dalla qualificata Giuria onoraria di esperti (presieduta dall’attore e coach di cinema e teatro Peppe Mastrocinque e composta dagli attori Ernesto Lama e Alessandra D’Elia, dalla giornalista, docente e storica del teatro Giovanna Manna e dall’artista Antonella Romano, autrice di una simbolica scultura donata alla vincitrice con un omaggio in denaro di 500 euro) tra sette concorrenti finaliste. Tutte giovani donne. E tutte, nella diversità di timbri e registri stilistici, di alto livello, con curricula formativi e bagagli di esperienze di tutto rispetto, malgrado la giovane età: giunte non a caso in finale dopo una precedente e rigorosa pre-selezione, nella primavera-estate scorse, tra quaranta candidati e candidate al riconoscimento da parte di un’altra giuria tecnica, composta da nomi autorevoli come Conni Celotto, Elena De Candia, Fabiana Fazio, Luisa Guarro, Sara Lupoli, Margherita Romeo, Sarah Paone, Elena Soria, Pietro Iuliano, Vladimir Marino, Niko Mucci, Mauro Palumbo e Pietro Tammaro.

Dopo i mesi di lockdown da pandemia la finale del Premio, nato per creare occasioni di visibilità e valorizzazione a interpreti di ogni età, formazione e provenienza geografica impegnati nella proposta di un monologo di una decina di minuti (edito, inedito, in italiano o in dialetto) liberamente scelto e interpretato, ha così rappresentato, davvero, «un nuovo inizio, un segnale significativo di ripresa e resilienza», come lo ha definito Pietro Tammaro conducendo la serata. Un segnale, anche, delle notevoli potenzialità non soltanto della vivacità teatrale sperimentale e non solo, ma anche del femminile in scena: con tutte le sfumature di una tavolozza di colori testuali e interpretativi che dal genere tragico con venature intimiste arriva al raffinato (e meno frequentato: una bella sfida) registro ironico, sul filo di una non scontata vis comica di genere che in Italia può vantare diversi illuminanti esempi, alcuni dei quali portati al grande pubblico dai riflettori di “mamma” Rai dal 1988, con lo storico varietà comico-satirico La tv delle ragazze, ma non solo. Basti pensare, per fare un solo esempio, alla compianta Anna Marchesini, per alcuni giurati del Premio Serra evocata, ieri sera, dalla (impeccabile) performance e fisicità di Roberta Frascati ― tra i suoi maestri: Davide Iodice, Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Ivana Chubbuk, Michele Monetta, tra le sue esperienze molte produzioni teatrali indipendenti e ruoli nel cinema e nella televisione con registi come Alessandro D’Alatri e Marco Tullio Giordana — impegnata nell’esilarante (e amaro) monologo tratto da L’orgasmo di Franca Rame.

Con lei, si sono avvicendate a contendersi l’agognato riconoscimento, con grande fair play conclusivo e spirito di squadra, anche Alessia Thomas, allieva di mimo corporeo e maschera con Michele Monetta, approdata dagli studi di recitazione presso il Teatro Diana di Napoli all’Elicantropo e al Teatro Nuovo, ieri sera in scena con un monologo tratto dalla serie tv americana La fantastica signora Maisel; la giovanissima ma padrona del palco Ludovica Artel (la più piccola delle finaliste, già allieva di Carlo Buccirosso e del Teatro Serra), qualificatasi con il brillante monologo di Stefano Benni La topastra; Clara Bocchino — che con le colleghe condivide parte del suo percorso formativo, con un diploma presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile Mercadante di Napoli e un bagaglio di seminari e laboratori con Mimmo Borrelli, David Jentgens, Cesare Ronconi, Davide Iodice, Eimuntas Nekrosius e, al cinema, in lavori con Edoardo De Angelis ― in scena con un complesso monologo, Aspettare e non venire! tratto dal Candelaio di Giordano Bruno; e ancora, Giovanna Cappuccio, diplomata alla Yvonne D’Abbraccio Studio, alle spalle esperienze formative con Giorgio Albertazzi, Elio Germano, Luciano Melchionna e Ivana Chubbuk, già segnalatasi dopo varie prove professionali in produzioni nazionali e indipendenti in teatro, cinema e tv come migliore attrice nel concorso di corti teatrali a Roma «Autori nel cassetto attori sul comò», impegnata in una complessa prova con il monologo Il figlio cambiato di Luigi Pirandello, nell'adattamento di Giancarlo Moretti.

Infine, la romana Luisanna Vespa, diplomata presso la scuola Teatro Azione della capitale, formatasi anche in seminari e laboratori con Sergio Castellitto, la Scuola Romana di Circo, il Laboratorio Colorado di Roma e in corsi di scrittura comica: un valore aggiunto, per la sfida del concorso, perché la giovane e dinoccolata artista ha interpretato un caustico monologo satirico di humour nero, parodia di questa epoca di passioni tristi, dal titolo Speranza, di cui è lei stessa autrice. Un gesto di encomiabile coraggio, cimentarsi “fuori casa” in una città dove il teatro e la comicità sono di casa, che rivela un nuovo talento emergente. Vocazioni capaci di mettersi in gioco e in relazione, come la simbolica scultura di Antonella Romano data in premio alla vincitrice, che per l’artista rappresenta «il teatro come incontro, mai statico ma in continuo movimento»: come le due figure composte di fili di ferro intrecciati che possono unirsi e distaccarsi, ma sempre con le radici ben piantate nella terra comune, rappresentata dalla base di legno dell’opera. Che per la vocazione di ciascuna delle interpreti partecipanti alla manifestazione è il palcoscenico, dove si consuma la magia del teatro che per Federico Garcia Lorca «è poesia che esce da un libro per farsi umana».

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