Sette secoli di bellezza: dall'Annunziata alla Cappella Pignatelli Napoli torna capitale della cultura. E della solidarietà

di Donatella Trotta

Pubblico e privato. Mondo della Chiesa, del laicato e della cultura. In un intreccio di arte e storia, architettura e solidarietà sociale, musica e società, passato e futuro: la tutela della grande bellezza dei beni culturali, a Napoli, passa anche da questo. Ne sono esempio concreto due avvenimenti che, in due zone cruciali del centro storico della città, hanno portato a una riappropriazione di due siti di rilevante significato.
 
Il primo è il complesso monumentale della Real Casa e della chiesa dell’Annunziata Maggiore, che a sette secoli esatti dalla sua fondazione (1318-2018) ha celebrato l’evento non soltanto commemorativo organizzando una iniziativa performativa promossa dall’Oratorio parrocchiale San Giuda Taddeo e dall’Associazione Manallart, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo, il Servizio Patrimonio e Beni Culturali e la IV Municipalità del Comune di Napoli. Nello spazio antistante la storica Ruota degli Esposti, i visitatori sono stati accolti dal suono della tromba di Giovanni Derelli, per poi addentrarsi nel “Ventre di Napoli” all’interno dell’antico complesso monumentale, con una visita guidata dei diversi ambienti della chiesa e un successivo momento musicale nello spazio della Cappella del Tesoro a cura di Riccardo Del Prete (chitarra) e Carla Senese (mandolino). Nella sacrestia seicentesca l’intrattenimento degli ospiti è culminato in una performance teatrale realizzata dall’Associazione Culturale NarteA, che ha messo in scena un estratto dello spettacolo «Figli d’a Madonna» (come venivano chiamati i bambini abbandonati e accolti all’Annunziata), scritto e diretto da Antimo Casertano ed interpretato da Daniela Ioia.
 
Non solo. Culmine della serata, la presentazione della scultura lignea raffigurante San Giuda Taddeo, opera dell’artista secentesco Nicola Fumo, restaurata di recente e occasione di una sensibilizzazione alla chiusura ufficiale della raccolta fondi (a offerta libera) finalizzata alla costruzione della controporta in legno e vetro della Basilica: (opera segno di questa ricorrenza storica della Fondazione della Real Santa Casa: «Il senso di appartenenza che ci lega al complesso dell’Annunziata – spiega il parroco, Don Gigi Calemme - è tale da mettere in circuito idee che tendano a partecipare questa bellezza a tutta la città di Napoli. Questa iniziativa, la prima di tante altre che celebreranno i settecento anni di fondazione, ha conosciuto il sostegno di tutte le associazioni che gravitano nella struttura, a rammentare che stiamo continuando a scrivere una pagina di storia importante, all’insegna della solidarietà e della collaborazione di ciascuno».
 
Un esempio di cittadinanza attiva e consapevole corresponsabilità riverberato anche da un altro evento “in cantiere” in città: l’attesa riapertura, dopo oltre mezzo secolo, della storica Cappella Pignatelli, raro gioiello della Napoli rinascimentale situata nel Largo Corpo di Napoli, lungo il decumano inferiore della città greco-romana dove si incrociano piazzetta Nilo e via San Biagio dei Librai (“regno” di Giambattista Vico). Il prezioso monumento di origini trecentesche – ristrutturato tra il 1493 e il 1515 per volontà di Ettore Pignatelli, futuro Viceré di Sicilia, affiancando il palazzo di famiglia, poi, a partire dal 1736, dotato di un nuovo altare progettato da Gaetano Buonocore nel successivo rimaneggiamento in stile barocco, con tanto di cupola a scodella affrescata nel 1772 da Fedele Fischetti -  ha subìto nella prima metà del “secolo breve” ripetuti danni, vandalizzazioni e furti, rimanendo a lungo chiuso, nel degrado e nell’oblio. Tanto da diventare addirittura, negli anni ’60, addirittura un deposito abusivo di sedie. Lunedì 25 giugno invece, la restituzione ufficiale alla città e la riapertura dei battenti della Cappella, grazie a un gesto di generosità degli eredi della nobile e potente famiglia - i fratelli Fabio e Giovanni Pignatelli -, che a inizio anni ’90 decisero di donare il bene all’Università Suor Orsola Benincasa proprio con lo scopo di restaurarlo per restituirlo alla pubblica fruizione: impegno assunto con serietà dall’ateneo napoletano che, con il lavoro dei docenti e studenti del corso di laurea magistrale in Retauro e Beni Culturali, iniziato nel novembre del 2014, ha così completato il restyling di questo scrigno d’arte, storia e cultura che tornando all’antico splendore ha riservato non poche sorprese.
 
Se ne parlerà all’inaugurazione, lunedì alle ore 18, con un simbolico taglio del nastro al quale parteciperanno, con i due fratelli Pignatelli, il Rettore Lucio D’Alessandro, il sindaco Luigi De Magistris, il sovrintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio per il Comune di Napoli, Luciano Garella, il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger e l’intera squadra di lavoro del Suor Orsola Benincasa con il coordinatore scientifico dei lavori di restauro, Pierluigi Leone de Castris, il progettista e direttore dell’intervento, l’ingegnere Massimo del Giudice e quello degli arredi e dell’illuminazione, Sergio Prozzillo, accanto agli studenti che hanno collaborato alle diverse fasi del ripristino del bene. Lavori che hanno riguardato soprattutto il restauro dell’apparato decorativo interno, dove sono ospitati ai lati dell’altare due rilevanti complessi funerari rinascimentali – il sepolcro di Carlo Pignatelli, opera dei Malvito databile 1506-1507, e la piccola cappella di Caterina Pignatelli, realizzata dal fine scultore spagnolo Diego de Silòe intorno al 1513-14, ricca di decori di gusto antico ma anche vicino alla Roma papale di Raffaello, Michelangelo e Sansovino -, la pulitura e il consolidamento delle lastre di marmo dei rivestimenti verticali, il restauro della volta affrescata, degli stucchi, delle cornici e delle decorazioni pittoriche delle volte, accanto al ripristino e l’integrazione della pavimentazione in marmo, in cotto e in maioliche.
 
E se i lavori strutturali (previsti dal grande progetto Centro Storico di Napoli – Sito Unesco) sono stati completati nel dicembre 2015, ci sono voluti altri due anni per portare a termine gli impianti di illuminazione ma anche la creazione di aule multimediali e la realizzazione di una sala per conferenze, concerti e proiezioni proprio al centro della Cappella, che durante il restauro ha fatto persino ritrovare un prezioso affresco cinquecentesco collocato dietro l’altare e raffigurante una deposizione. Perché la musica, come in passato, giocherà un ruolo fondamentale nella nuova vita di questo bene culturale: tant’è che l’evento di apertura di lunedì coinciderà anche, alle ore 19, con l’inaugurazione della Cattedra permanente di Culture d’Europa Cappella Pignatelli dell’Università Suor Orsola Benincassa: una nuova cattedra accademica che ampèlia l’offerta formativa dell’ateneo con lezioni pubbliche di esperti e specialisti internazionali attenti al ruolo culturale giocato da Napoli, grande città “mittelmediterranea”.
 
Si parte con la prima lezione di Paolo Isotta su «Gli splendori della Scuola Musicale Napoletana», parte di un ciclo di lezioni magistrali organizzato nell’ambito del programma dell’XI edizione del Napoli Teatro Festival Italia, da Alessandro Scarlatti al genio di Rossini nel suo periodo napoletano: da lunedì a giovedì, sempre alle ore 19, si susseguiranno quattro appuntamenti a ingresso gratuito (prenotazioni su www.napoliteatrofestival.it) nel cuore della ritrovata Cappella Pignatelli, che così connota la sua nuova destinazione d’uso nel segno dell’alta cultura. «In un Paese in cui si parla spesso delle grandi opportunità sprecate nell’investimento dei fondi europei – sottolinea il rettore Lucio D’Alessandro - ci riempie di orgoglio aver portato a termine un lavoro lungo e complesso che ci consente oggi di restituire alla città uno dei suoi grandi patrimoni che abbiamo tutte le intenzioni di valorizzare al meglio con numerosi progetti accademici, scientifici, artistici e culturali che mettano al centro dell’azione soprattutto i giovani della nostra città e delle Università». Una soddisfazione condivisa con tutti i fruitori delle attività ospitate dalla Cappella Pignatelli, che oltre alle attività accademiche e scientifiche dell’Ateneo avrà soprattutto una destinazione “pubblica” per iniziative culturali, convegni, mostre, spazi di informazione e documentazione sul centro storico, eventi musicali, cinematografici e teatrali.
 
Sabato 23 Giugno 2018, 16:27 - Ultimo aggiornamento: 23-06-2018 16:27
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