Ilva, la Puglia ritira mezzo ricorso: chiusura evitata

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Soluzione salomonica per l'Ilva. Il governatore della Puglia non ritira il ricorso al Tar di Lecce contro il Dpcm sul Piano Ambientale, ma tutti i ricorrenti rinunciano alla richiesta di sospensiva cautelare che, se accolta, rischiava di far spegnere gli altiforni dell'Ilva con danni economici forse irreversibili. A dare la notizia via tweet è il ministro Carlo Calenda: «Anche la Regione Puglia dopo il Comune di Taranto ha depositato la rinuncia alla richiesta di sospensiva al Tar. È un segnale positivo che scongiura il rischio spegnimento il 9 gennaio. Ora lavoriamo insieme per il ritiro del ricorso».

«Il Natale ha fatto bene a Calenda che, dopo aver fatto saltare la riunione del 20 dicembre, adesso ha espresso il
desiderio di lavorare con la Regione Puglia e il Comune di Taranto» replica con una nota Michele Emiliano puntualizzando che «il ricorso» sul Piano ambientale dell' Ilva di Taranto «rimane in piedi e non verrà ritirato fino a che non verrà raggiunto un accordo sul piano industriale e ambientale tra tutte le parti del tavolo».

Intanto il burrascoso tavolo del 20 dicembre scorso su Taranto ha prodotto un effetto positivo. L'amministrazione straordinaria dell' Ilva oggi ha pagato i debiti esigibili verso i fornitori dell'indotto pugliese, 30 milioni di euro che finalmente arrivano sul territorio. Entro la giornata sono stati pagati tutti i crediti scaduti accumulati fino al 10 dicembre 2017. Una bella notizia per le imprese dell'indotto Ilva. Secondo quanto comunica l' Ilva l'ammontare «rappresenta la quasi totalità delle cifre esigibili mentre il pagamento di una piccola parte residuale, avverrà a seguito delle verifiche necessarie previste, nei primi giorni di gennaio».

«La notizia del saldo» fa ben sperare al sindaco di Taranto che «il prossimo incontro con il Governo porti alla redazione di un vero e proprio accordo di programma per l'aria di crisi di Taranto e si possano ricercare soluzioni sostenibili anche relativamente ai circa 115 milioni di crediti vantati dall'indotto locale all'origine della procedura».

Ma l'idea di un «accordo di programma» per Taranto sulla scorta dell'accordo di programma su Genova non piace ai sindacati. «Riteniamo sbagliato un accordo di programma simile a quello di Genova» fatto da tanti soggetti istituzionali e non, che, a distanza di oltre 12 anni ha lasciato sul campo tutti i problemi: mancata bonifica, mancata reindustrializzazione e soprattutto esuberi mai ricollocati
», dice Antonio Talò, segretario generale della Uilm di Taranto. Per il sindacalista «l'ideale sarebbe un atto d'intesa tra le parti, in cui ci siano progettualità per tutto ciò che riguarda i miglioramenti sul Piano ambientale previsto dal Dpcm e, soprattutto, i tempi, che tutto si possa fare entro il 2020 e la copertura dei parchi in massimo 24 mesi».

 
Venerdì 29 Dicembre 2017, 12:18 - Ultimo aggiornamento: 30-12-2017 19:33
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