Pensioni d'oro, scontro Lega-M5S: frenata sul taglio sopra i 4mila euro netti

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«Nel contratto di governo abbiamo scritto che vogliamo tagliare le pensioni d'oro. Sia ben chiaro che noi nel tagliarle agiamo su chi prende dai 4mila euro netti in su e se non hanno versato abbastanza contributi per arrivare a quella cifra noi tagliamo quella pensione privilegiata. Si stanno trattando queste persone come dei poveri disperati». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio da Il Cairo in Egitto dove è in visita. «Si va avanti, se qualcuno vuole dire che il contratto di governo non bisogna attuarlo lo dica chiaramente», ha aggiunto.

Le dichiarazioni di Di Maio si riferiscono a uno studio fatto dal professor Alberto Brambilla, della Lega, in cui viene messa in discussione la soluzione adottata nel disegno di legge presentato dai capigruppo alla Camera di Carroccio e 5 Stelle che prevede un taglio delle pensioni d'oro basato su un ricalcolo retroattivo, non dei contributi, ma dell'età nella quale si è andati in pensione. 

 


«Brambilla è un esperto che ascoltiamo con piacere ma non ha alcun ruolo interno alla Lega, tantomeno al governo: sul tema delle pensioni d'oro non c'è alcuna polemica con M5s. Vale quanto stabilito nel contratto di governo», conferma anche il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi della Lega, chiarendo che non c'è alcuna tensione interna alla maggioranza sul nodo delle pensioni d'oro.

«Brambilla è una persona che sicuramente conosce molto bene la materia e terremo in conto la proposta. Della sua proposta, una cosa però sono in grado di smentire subito in modo deciso: non pensiamo nemmeno di chiedere qualcosa a chi ha una pensione pari a 2mila euro lordi, che significherebbe 1500 netti, quanto scritto nel contratto è chiaro, ovvero il ricalcolo contributivo avverrà per la parte eccedente i 5mila euro», ha sottolineato ancora a Sky Tg24 Economia Borghi, riferendosi alla proposta di Brambilla di un contributo di solidarietà proporzionale e progressivo per le pensioni superiori ai 2mila euro lordi.

«Nel contratto di governo c'è questa proposta, che ha un intento politico positivo. Adesso vedremo nell'iter parlamentare come andrà», ha affermato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon.

«Era ora che tornasse il buonsenso - ha detto invece l'ex minstro del Lavoro, Cesare Damiano, del Partito democratico -. Se così fosse, saremmo d'accordo. È auspicabile che si alzi un coro di voci, forte e risoluto, contro la scempiaggine demagogica del ricalcolo retroattivo: sia che si tratti di contributi che di età pensionabile. Non c'è nulla di più rischioso e iniquo: se passa questo principio, la barriera dei 4.000 euro mensili sarà rapidamente sfondata per racimolare risorse e si toccheranno anche le pensioni più basse, quelle degli operai. Noi siamo favorevoli al taglio dei vitalizi e delle pensioni d'oro, ma attraverso il contributo di solidarietà già collaudato nel passato e validato dalla Corte costituzionale a condizione che: sia limitato nel tempo (in precedenza per 3 anni), non abbia natura tributaria, che le risorse risparmiate vengano utilizzate per migliorare le pensioni più basse. In questo caso, poi, trattandosi di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte e a vantaggio di quelle più basse, regge anche il tetto dei 4.000 euro - ha proseguito Damiano -. L'idea del ricalcolo retroattivo deve essere sconfitta perché troppo pericolosa per chi attualmente è in pensione: parlo di 15 milioni di pensionati che hanno diritto alla loro tranquillità».
 
Mercoledì 29 Agosto 2018, 20:20 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 08:41
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1 di 1 commenti presenti
2018-08-29 21:19:34
ma come sono sempre andati d'amore ed'accordo!!! quello che proponeva uno lo bocciava l'altro quello che diceva l'altro lo smentiva l'alleato !!! un paese diviso in due a soli fini elettorali!!!!!

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