Gabriel ucciso a due anni dalla madre, il giudice: «Follia omicida scatenata dai capricci»

Sabato 24 Luglio 2021 di Vincenzo Caramadre
Donatella DI Bona, 30 anni

Sono stati dei semplici capricci di un bambino, il piccolo Gabriel, a scatenare la follia omicida della madre, Donatella Di Bona.

È la conclusione agghiacciante a cui è giunto il giudice nelle motivazioni alla sentenza di condanna a trent'anni di carcere Donatella Di Bona, la 30enne rea confessa dell'omicidio del figlio, Gabriel, di appena 26 mesi, avvenuto in località Volla a Piedimonte San Germano nella primavera del 2019.
Il Gup del Tribunale di Cassino Domenico di Croce in 45 pagine di motivazioni alla sentenza depositate ieri ha ricostruito tutti i passaggi dell'efferato omicidi, avvenuto alla presenza del padre, Nicola Feroleto, dopo che i due si erano appartati in aperta campagna per consumare un rapporto sessuale, salvo essere disturbati dal pianto del figlio.

«La donna pienamente consapevole»

La donna, a seguito di perizia psichiatrica, è stata riconosciuta capace d'intendere e di volere al momento del fatto. «Palese - si legge nella sentenza - che la Di Bona e il correo (Nicola, ndr), covassero risentimento nei confronti del bambino o comunque nutrissero nei suoi confronti scarsa considerazione».

Nel corso delle indagini e del processo, infatti, è emerso chiaramente che la coppia non si «tratteneva dal fare sesso dinanzi al bambino». Elemento, questo valorizzato nella motivazione. Altro elemento messo in luce è stato l'atteggiamento mantenuto dinanzi agli investigatori, per il quale non c'è «mai stato convinto pentimento». Un omicidio che per il giudice è stato «consapevole« e «pienamente voluto».

La donna, assistita dagli avvocati Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi, ha confessato l'omicidio, ma ha tenuto un atteggiamento definito «altalenante», alternando fasi di piena confessione a fasi di scollo delle responsabilità. Gli avvocati della donna hanno annunciato appello.

«Il padre ha contribuito all'omicidio»

Il padre del piccolo Gabriel, Nicola Feroleto, è stato condannato dalla Corte d'Assise del Tribunale di Cassino all'ergastolo. Per lui, assistito dall'avvocato Pasquale Cardillo Cupo, è già stato fissato il processo d'appello per il prossimo mese di ottobre. Non meno dure erano state le motivazioni dei giudici della Corte d'assise.

«La condotta tenuta da Nicola Feroleto ha indubbiamente contribuito alla realizzazione del proposito criminoso di Donatella di Bona, assumendo carattere decisivo rispetto alla materiale commissione dell'omicidio», erano state le frasi dei giudici della corte d'assise. Donatella, infatti, per soffocare suo figlio avrebbe trovato il sostegno di Nicola Feroleto.

«In primo luogo - hanno scritto sempre i giudici - è da sottolineare il nervosismo manifestato da Nicola Feroleto sin dall'incontro con Donatella per la presenza del bambino e per il rinnovato rifiuto della donna consumare un rapporto sessuale». Ira sfogata dall'uomo «proprio sul piccolo Gabriel, colpendolo con due schiaffi al volto e con un pugno alla fonte».

I momenti terribili

Ricostruiti anche i terribili momenti dell'omicidio cui Donatella e Nicola nella zona impervia di località Volla ha tolto la vita al bambino. A suo figlio. «L'imputato - hanno scritto i giudici-, mentre Donatella di Bona premeva la sua mano sulla bocca e sul naso dal piccolo Gabriel togliendo il respiro per diversi minuti, è rimasto seduto al suo fianco a pochi centimetri da lei, a pochi centimetri da Gabriel e dal suo corpicino intento a dimenare braccia e gambe per sfuggire alla presa, completamente inerme, silente, senza intervenire alcun modo per strappare il figlio alla morte o almeno per manifestare un dissenso. Nemmeno un richiamo della donna a cessare quell'azione».
 

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