Industria, calano fatturato e ordini: male auto e farmaci. Confindustria: manovra e spread affossano la fiducia

Martedì 19 Febbraio 2019 di Giusy Franzese
Industria, calano fatturato e commesse. Lo spread balza a 267 punti

L'export non tira più. E il mercato interno non è mai ripartito davvero. Risultato: a dicembre per l'industria italiana è stata una debacle, con fatturato e ordinativi in fortissimo arretramento. Il primo è calato del 3,5% rispetto a novembre e addirittura del 7,3% (dato corretto per effetti del calendario) rispetto al dicembre del 2017: è la flessione tendenziale più accentuata a partire dal novembre 2009. A innestare la retromarcia a dicembre è stato sia il mercato interno (-2,7%) che, in misura più accentuata, quello estero (-4,7%). Gli ordinativi, che poi ci fanno capire cosa succederà nei prossimi mesi, sono diminuiti dell'1,8% rispetto al mese di novembre e del 5,3% su base annua. E anche in questo caso, nel dato congiunturale, sono soprattutto le commesse provenienti dal mercato estero che si riducono: -7,4% (mentre il mercato interno tiene con +2,5%).

La media del 2018 rimane ancora con il segno positivo, ma evidentemente in modo meno marcato: il fatturato si ferma +2,3% (dal +5,6% dellanno precedente); le commesse si attestano a +2%, quando nel 2017 avevano fatto registrare un gratificante +6,3%. Questi numeri sono il risultato - fa notare l'Istat - di «un andamento tendenziale stabile nei primi nove mesi, con un peggioramento nell'ultimo trimestre». Insomma la ruota sta iniziando a girare nel senso sbagliato. Ed è presagio di dolori. «Sono dati che fanno riflettere e che impongono un dovere ed una responsabilità di tutto il Paese a reagire» commenta preoccupato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Che rilancia la richiesta di «aprire immediatamente i cantieri». Avvertendo: «La questione temporale diventa importante: in quanto tempo lo facciamo diventa dirimente». Che in pochi si aspettassero risultati così negativi, lo dimostra anche la reazione dei mercati appena diffusi i dati Istat: Piazza Affari va giù, con le banche in prima fila. A sua volta, lo spread in pochi istanti schizza a 274 punti base (da un'apertura a 262) per poi chiudere a 268. Il timore è che la paventata manovra correttiva, finora smentita, stia per diventare una necessità.

I VASI DI COCCIO
Non è soltanto l'entità del crollo a preoccupare. Se l'export, che negli anni duri della crisi ha fatto da contrappeso alla flessione del mercato interno salvando molte aziende, dovesse confermare nei prossimi mesi la tendenza negativa, allora davvero il rischio è grosso. La domanda che tutti si fanno è: se anche i vasi di ferro come è la Germania stanno rallentando, che ne sarà dei vasi di coccio? Pure l'analisi dei comparti non fa prevedere una facile ripresa: tra quelli che hanno perso di più, ad esempio, c'è il settore automobilistico che ha visto, su base annua, un fatturato in calo del 7,5% e gli ordinativi del 18,4% (dati grezzi). Ma anche lindustria farmaceutica (-13%), i mezzi di trasporto (-23,6%), lindustria chimica (-8,5%), hanno dovuto registrare forti contrazione dei fatturati. Tra le fila dell'opposizione si ripete come un mantra: «sono dati drammatici». E via a puntare il dito contro «la decrescita infelice di Lega e Cinquestelle» e l'inadeguatezza delle politiche messe in campo dal governo. Renato Brunetta (Forza Italia) arriva a parlare di numeri da «economia di guerra». E c'è chi dà per certo l'arrivo di una patrimoniale. In casa sindacale c'è choc e sconforto: «È un tracollo tanto grave, quanto, purtroppo, preannunciato» dice la Cisl. La Uil prova stimolare il governo, chiedendo «una politica industriale basata su scelte lungimiranti, su investimenti mirati».
 

Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 07:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA