Procura di Roma, stop a Prestipino ma il Csm punta alla nomina bis

Mercoledì 12 Maggio 2021 di Valentina Errante
Procura di Roma, stop a Prestipino ma il Csm punta alla nomina bis

L'ennesima tegola sul Csm arriva dal Consiglio di Stato, che ora fa vacillare la poltrona del procuratore capo di Roma. La decisione era annunciata: i giudici amministrativi hanno confermato l'annullamento della delibera di Palazzo dei Marescialli che, a marzo del 2020, aveva nominato Michele Prestipino al vertice dell'ufficio più grande d'Europa. La sentenza è un flash back che riporta alla bufera della primavera del 2019 e al caso Palamara. Per i giudici l'esclusione di Marcello Viola, candidato a succedere all'ex procuratore Giuseppe Pignatone e finito, suo malgrado, nelle intercettazioni dell'hotel Champagne, è «immotivata». Ma, il tribunale si sofferma anche sui titoli, dell'attuale procuratore generale di Firenze. Con ogni probabilità il Csm non farà marcia indietro, la nomina, però, dovrà essere di nuovo motivata e rivotata. Prestipino, che intanto rimarrà reggente, andrebbe dunque verso la riconferma, anche se gli equilibri, a Palazzo dei Marescialli, intanto, sono cambiati. Del resto, prima di riaprire la pratica su Roma, la commissione incarichi direttivi aspetterà la decisione del Consiglio di Stato sulla posizione dell'altro aspirante, che ha impugnato la nomina e si è visto dare ragione dal Tar, Francesco Lo Voi.

Procuratore di Roma, Il Consiglio di Stato boccia gli appelli di Prestipino e Csm

La decisione - I giudici di Palazzo Spada, in due distinti provvedimenti quasi sovrapponibili, hanno bocciato gli appelli di Prestipino e del Csm contro la sentenza del Tar del Lazio, che il 16 febbraio aveva riaperto il caso, dando ragione, per «vizio di motivazione», a Viola, e anche al procuratore di Palermo Franco Lo Voi, battuto da Prestipino al ballottaggio nel voto del Csm. Viola figurava nella rosa di candidati proposta nel maggio 2019 dalla commissione per gli incarichi direttivi al plemum del Csm, assieme al procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e a Lo Voi, ed era il favorito, avendo ricevuto più voti. Ma dopo la diffusione delle intercettazioni dell'hotel Champagne, in cui l'ex ministro Luca Lotti, Palamara e Cosimo Ferri, il parlamentare di Italia Viva (all'epoca Pd) organizzavano lo scacchiere delle nomine e per Roma dicevano viriamo su Viola, le candidature già votate in commissione e pronte per il plenum, furono bloccate e si ricominciò dalle audizioni dei candidati. Viola venne depennato e al plenum arrivarono solo i nomi di Creazzo, Lo Voi e Prestipino, che da anni era il braccio destro di Pignatone.

La motivazione - Il Consiglio di Stato fa due rilievi, uno di metodo e uno di merito. Come aveva già sostenuto il Tar, Viola è stato «immotivatamente» escluso. Inoltre i giudici non sono d'accordo con il Csm quando, nel valutare le carriere dei due magistrati, parte dal presupposto della «sostanziale equivalenza» tra il ruolo di procuratore aggiunto, svolto da Prestipino come «vice» di Pignatone, e di procuratore generale, svolto da Viola. Il Csm avrebbe dovuto, nella sua delibera, dare conto delle ragioni che - «eventualmente ed eccezionalmente» attribuiscono alle funzioni svolte da Prestipino, una valenza superiore rispetto a quelle di un procuratore generale, come Viola.

Le altre nomine - Il 13 maggio è prevista l'udienza sul caso di Lo Voi, contro il quale pure è stato proposto appello, sia dal Csm che da Prestipino. Per la decisione trascorrerà circa un mese. Poi, la procedura prevede che la questione sia affrontata in commissione incarichi direttivi in vista della decisione del Plenum. Ma, nell'incastro delle nomine e prima che la questione venga affrontata, Viola potrebbe essere nominato in un altro ufficio proprio dal Csm. L'attuale procuratore generale di Firenze, infatti, corre per svolgere lo stesso ruolo a Palermo, dove la poltrona, per la quale sarebbe favorito, è attualmente vacante. In questo caso il problema sarebbe risolto a monte. E, se i tempi si allungassero, anche Lo Voi potrebbe ottenere un'altra importante poltrona, quella di procuratore capo della Dna, visto che Federico Cafiero de Raho, andrà in pensione a novembre. Dipenderà tutto dagli equilibri interni, molto provati dopo il dossieraggio che ha colpito Palazzo dei Marescialli e le accuse al consigliere Sebastiano Ardita, sussurrate nei corridoi da Piercamillo Davigo, sulla base di verbali secretati. I passaggi successivi ora non sono scontati, considerato che anche l'impugnativa alla sentenza del Tar, in plenum, era passata a maggioranza, con 13 voti favorevoli, sei contrari e cinque astensioni.

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