Bimba di 23 mesi morta nascosta in una valigia: condannati a 6 anni i genitori

Giovedì 20 Dicembre 2018
Bimba di 23 mesi morta nascosta in una valigia: condannati a 6 anni i genitori

È stata riconosciuta colpevole di omicidio colposo la coppia che in Svizzera aveva lasciato morire la figlioletta di 23 mesi, nascondendo poi il corpicino in una valigia. Il Tribunale distrettuale di Rorschach, nel cantone svizzero di San Gallo, ha condannato per omicidio colposo la madre, una 35enne tedesca, a sei anni di reclusione e il padre, un 55enne svizzero, a cinque anni. La sentenza non è definitiva.

Il corpo della piccola era stato trovato rinchiuso in una valigia nella cantina di una casa di Staad dalla polizia nell'agosto del 2015 durante una perquisizione domiciliare. Secondo il pubblico ministero, la piccola morì il 3 luglio del 2015: quel giorno i genitori la lasciarono da sola in mansarda per diverso tempo, nonostante la temperatura esterna fosse di 33 gradi.

Le forze dell'ordine hanno ritrovato il cadavere della piccola solo il 4 agosto. In un'udienza di quattro giorni a fine novembre era stato chiesto alla Corte se i genitori potessero essere ritenuti responsabili della morte della bimba. I giudici, in una sentenza pubblicata oggi, hanno confermato questa versione. I due hanno gravemente trascurato la figlia, anche a causa della loro tossicodipendenza, trattando successivamente il corpo della bimba «come un rifiuto».

La causa del decesso della bambina non è ancora stata chiarita. Si sospetta che sia morta a causa di un arresto respiratorio o della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). I genitori, sostiene la Corte, non possono essere accusati di aver deliberatamente causato la morte della figlia. Tuttavia, il loro comportamento deve essere qualificato come gravemente negligente.

A causa di un reazione ancora inspiegabile e per il panico, la madre dopo aver scoperto il cadavere della figlia non ha chiamato immediatamente il medico, ma ha nascosto il corpo in una valigia. Il padre, ha sostenuto il suo legale, era sotto l'influenza di farmaci a causa di problemi psichici e aveva affidato la figlia completamente alla madre, tossicodipendente. La donna aveva continuato a fare uso di cocaina sia nel corso della gravidanza, sia durante l'allattamento.

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