Cimitero di Poggioreale, a quattro mesi dal crollo nessun operaio al lavoro

Martedì 3 Maggio 2022 di Paolo Barbuto
Cimitero di Poggioreale, a quattro mesi dal crollo nessun operaio al lavoro

I parenti dei defunti hanno smesso anche di indignarsi, sono semplicemente tristi, disperati: lo scorso cinque gennaio le spoglie mortali dei loro cari sono state travolte dal crollo del cimitero monumentale, ormai da quattro mesi quei poveri resti giacciono in mezzo alle macerie di un luogo posto sotto sequestro: vietato avvicinarsi, vietato anche coprirli pietosamente con un lenzuolo finché la messa in sicurezza non sarà totale.

Il dramma, però, è che la messa in sicurezza non avanza. A partire dal primo di aprile gli operai hanno smesso di lavorare, i tecnici hanno sospeso le loro attività, il cimitero crollato è abbandonato a se stesso. 

Tutto è legato a una questione burocratica. Il magistrato che ha posto sotto sequestro la struttura subito dopo il crollo, ha consentito che si procedesse ai lavori solo alla presenza dei vigili del fuoco: dal 30 marzo i caschi rossi non possono più garantire la presenza costante all'interno della struttura, sicché nemmeno gli addetti possono più entrare e proseguire i lavori.

Attualmente è impossibile seguire l'evoluzione dei cedimenti sotterranei perché le sonde piazzate lungo un'ampia area del terreno del cimitero sono irraggiungibili, non si riesce nemmeno a verificare cosa accade alla falda acquifera perché i piezometri sono irraggiungibili. Anche le attività di controllo del movimento degli edifici funerari sono ridotte a poche decine: molti dei rilevatori piazzati sulle pareti esterne delle strutture, per misurare gli eventuali spostamenti, sono visibili solo dall'interno del cimitero, per adesso le verifiche si limitano a quelli che possono essere inquadrati dall'esterno. 

Alla fine del mese di marzo, dopo lunghe settimane di presidio costante, i vigili del fuoco sono stati costretti ad abbandonare il cimitero. Hanno scritto al Comune e alla Procura della Repubblica spiegando di non avere la possibilità di destinare, in forma costante, una squadra alla sorveglianza del luogo. La carenza di personale si fa sentire anche fra i caschi rossi e per rispondere alle esigenze del territorio è stato necessario sganciarsi dalla vicenda di Poggioreale.

Per cercare di risolvere la questione è in corso di realizzazione una convenzione: alla sorveglianza del cimitero potrebbe essere destinato personale fuori servizio che si rende disponibile all'attività. Ovviamente si tratterebbe di una prestazione offerta a pagamento da parte dei caschi rossi, sulla scorta di iniziative analoghe già messe in atto, ad esempio, dalla polizia municipale.

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In assenza di sviluppi sul fronte dei lavori, Palazzo San Giacomo sta cercando di accelerare le procedure per il dissequestro delle aree cimiteriali non interessate dal crollo di gennaio.

Di recente è stata realizzata una puntuale mappatura dell'intero cimitero che è stato suddiviso in due zone: quella verde considerata priva di pericoli e molto ampia, e quella rossa che si trova intorno all'area del crollo, nella parte bassa del cimitero. Il Comune, con l'assessore Vincenzo Santagada, ha dato mandato a un proprio perito di predisporre un documento dal quale si evinca l'assenza di pericoli nella zona verde, per poi chiedere al magistrato se ritiene possibile disporre il dissequestro almeno di quella zona. Un documento analogo è in preparazione da parte della Metropolitana di Napoli Spa, che si sta occupando dei lavori e che vorrebbe alleviare i disagi di chi non può accedere al cimitero.

 

Intanto il cantiere della metropolitana a causa del quale, secondo gli inquirenti, sarebbe stato generato il crollo, resta fermo. Anche questo sotto sequestro fino a quando non ci saranno definitive certezze sulle cause del disastro.

Il crollo si è verificato in seguito a una imponente fuoriuscita d'acqua dalla falda sottostante il cimitero. In quel momento era in fase di conclusione lo scavo della seconda canna del tunnel di collegamento fra le stazioni Poggioreale e Capodichino della Linea 1 della Metropolitana. Non sono state ancora accertate le cause specifiche della fuoriuscita d'acqua, anche se la zona ipogea è stata esaminata a lungo da tecnici ed esperti periti, sia di parte che del tribunale. 

Solo quando ci sarà chiarezza definitiva il cantiere potrà essere liberato e i lavori per la metropolitana potranno andare avanti. Al momento del crollo la talpa, il potente macchinario che scava i tunnel sotterranei, era a cento metri dal traguardo finale nella stazione Poggioreale. Oggi quella gigantesca macchina è ferma, i tecnici hanno ottenuto il permesso di effettuare la manutenzione necessaria ad evitare il blocco dei meccanismi, ma il mostro sta inesorabilmente sprofondando nel terreno: il rischio di un nuovo guaio, come quello della Ltr degli anni '90, è dietro l'angolo. 

Ultimo aggiornamento: 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA