Napoli, l'Asl preleva le caprette dal cimitero
dei colerosi. L'assessora: «Saranno curate»

Martedì 24 Novembre 2020 di Alessandro Bottone

Questa mattina alcuni operatori dell'ASL hanno prelevato le caprette tibetane che da diversi anni vivevano nel cimitero dei colerosi di Barra, nella periferia orientale di Napoli, bene di proprietà del Comune di Napoli. Ieri alcuni attivisti della zona avevano manifestato preoccupazione per il destino degli animali e avevano chiesto di conoscere il motivo dell'intervento dei sanitari.

Sul fatto è intervenuta oggi Lucia Francesca Menna, assessora del Comune di Napoli con delega alla tutela degli animali che, in un post su Facebook, scrive: «Non ho mai autorizzato l'Asl alla soppressione degli animali, né i colleghi dell'Asl lo hanno fatto» e dettaglia: «Le caprette sono state portate via dal cimitero dei colerosi perché per custodire degli animali bisogna registrarli, per fare in modo che potessero avere le cure che meritano dai servizi sanitari e quindi munirsi del codice stalla che non solo non c'era ma, per giunta  questi poveri animali non avevano nessuna profilassi sanitaria soprattutto per malattia importanti e pericolose anche per l'uomo quali la brucellosi e la tubercolosi».

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Che fine hanno fatto le capre? A spiegarlo è l'assessora Menna nel medesimo post. «I servizi veterinari dell'ASL adesso le hanno in custodia presso il Frullone per effettuare i controlli sanitari e la profilassi che meritano e devono avere». «Se queste persone amassero davvero gli animali - continua Menna - avrebbero segnalato l'incuria con la quale venivano tenute segnalando ai servizi sanitari l'assenza della registrazione e della profilassi sanitaria che li espone a malattie» scrive ancora l'esponente della giunta comunale in risposta agli attivisti.

Dunque, gli animali saranno sottoposti a tutti i controlli necessari e successivamente potranno essere affidati a un privato che ha spazi adeguati per adottarli. Non potranno tornare nel cimitero dei colerosi di Napoli Est, bene storico da tempo abbandonato. Qui riposano i morti di colera del XIX secolo, tra cui il fisico Macedonio Melloni - fondatore dell'Osservatorio Vesuviano, il primo osservatorio vulcanologico al mondo - morto nell'agosto del 1854. Il cimitero fu costruito nel 1836. Oggi l'area in Cupa Sant'Aniello, di 6mila metri quadrati, è oggetto di degrado e abbandono. Il bene, infatti, resta chiuso da anni. É proprio su questo punto che insistono Enzo Morreale, presidente comitato civico San Giovanni a Teduccio, e Marco Sacco dell'associazione 'Voce nel deserto'. Secondo i due attivisti le capre rappresentavano un bene per l'enorme area verde perché naturalmente contribuivano a mantenere pulita l'area dalle erbacce infestanti che si creano costantemente. Morreale parla di “oasi naturalistica” che, tolte le caprette, rischia di cadere di nuovo nel degrado più assoluto.

Questa mattina sul posto c’era anche il consigliere regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli che, in diversi video postati sulla propria pagina Facebook, ha mostrato l’attività di “cattura” delle caprette da parte degli operatori dell’Asl locale e ha spiegato perché fosse importante tutelare questi animali. Dunque, dopo i controlli le caprette potranno essere affidate: sui social diverse persone hanno mostrato la loro intenzione in risposta agli appelli degli attivisti. Sul destino del bene storico, invece, bisognerà capire se ci sono risorse per la manutenzione ordinaria.

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