Napul'è mille culure, Rozita dall'Iran a Napoli festeggiando Nowruz e la notte più lunga dell'anno

di Rossella Grasso

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Già 40 anni fa molti giovani partivano dall’Iran alla volta di Napoli per motivi di studio. Com’è successo al marito di Rozita Shoaei, iraniana originaria di Zanjan e napoletana d’adozione da 20 anni. In città ci sono vari iraniani arrivati da molto tempo che poi si sono innamorati della città «o di qualche bella femmina o maschi napoletani e hanno deciso di rimanere - dice Rozita divertita – Noi qui ci sentiamo a casa, non abbiamo mai sentito la necessità di creare una vera e propria comunità ufficiale per diversificarci, abbiamo l’anima napoletana ma non dimentichiamo le nostre tradizioni».
 
Anche se non esiste una vera e propria comunità strutturata e organizzata, gli iraniani a Napoli non perdono l’occasione di celebrare le loro feste tradizionali molto spesso in compagnia dei loro amici italiani che sono sempre molto incuriositi dalle tradizioni persiane. «Certo possiamo farlo compatibilmente con i nostri orari di lavoro – continua Rozita - perché le nostre feste più importanti non corrispondono a quelle del calendario italiano». La più importante e sentita è certamente il Capodanno persiano, Nowruz,  che corrisponde all’equinozio di primavera. Avviene tra il 20 e il 21 di marzo e anche l’orario cambia in base alla posizione del sole e delle stelle. Il momento del nuovo anno può capitare alle 3 di notte o all’una di pomeriggio. Nemmeno l’anno corrisponde perché il prossimo 21 Marzo 2020 darà l’inizio all’anno 1399 in Iran. Nowruz significa ‘nuovo giorno’ ed è il primo giorno del calendario solare iraniano. Seppur legata alle antiche tradizioni del passato mazdeo e zoroastriano dell’Iran, la celebrazione non è religiosa ma legata alla tradizione del paese.
 

«I festeggiamenti sono molto lunghi e iniziano dal mercoledì prima dell’equinozio momento in cui facciamo una grande festa con l’accensione di falò – racconta – È tradizione saltare sul fuoco. I giovani in particolare saltano le fiamme gridando: Dammi il tuo rossore e riprendi il mio pallore malsano giallo!. L’auspicio è che il fuoco assorba le negatività (il giallo) e dia in cambio l’energia e la vitalità (il rosso). Le cose brutte del vecchio anno le buttiamo nel fuoco». Poi per tutta la durata delle celebrazioni ci sono in tutte le case tavolate con i sette elementi i cui nomi iniziano tutti con la lettera ‘s’ in lingua parsi. Tra questi una mela che simboleggia la fertilità o l’aglio, che serve per allontanare le malattie. «Facciamo crescere l’erba – continua Rozita – come nella tradizione pasquale italiana. Poi il tredicesimo giorno dell’anno facciamo un pic-nic come a Pasquetta e portiamo quest’erba in riva a un fiume. Chi ha un desiderio fa un nodo all’erba ed esprime un desiderio. Poi la butta nel fiume sperando che l’acqua sciolga il nodo ed esaudisca il desiderio».
 
La festa più importante in inverno è quella del solstizio, Shab-e yalda ovvero «la notte più lunga dell’anno». «Le famiglie si riuniscono e sul tavolo ci sono sempre elementi rossi come il melograno, l’anguria, le mele. Tutte cose rosse che ci danno l’augurio di un caldo e sereno inverno». Chi vive a Napoli cerca di rispettare le proprie tradizioni passando la serata in famiglia o con gli amici. E spesso diventano serate di intercultura pura cantando le canzoni napoletane e brindando in amicizia.
Sabato 21 Settembre 2019, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 21-09-2019 17:56
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