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Napoli, sos colonnato al Plebiscito: sfrattata l’ultima pizzeria. «Ora qui solo clochard»

Giovedì 3 Marzo 2022 di Gennaro Di Biase
Napoli, sos colonnato al Plebiscito: sfrattata l’ultima pizzeria. «Ora qui solo clochard»

Anziché rifiorire di locali, il colonnato del Plebiscito si desertifica. Salgono a 18 le saracinesche abbassate. Restano un bar e un artigiano. Poi basta. Solo una triste distesa di scritte, dissesti, sporcizia e tanti clochard. L’ultimo a chiudere è Sergio Capolongo, titolare di Farina&co, una piccola pizzeria che aveva iniziato l’attività al Plebiscito dodici anni fa.

«La Prefettura e l’ufficiale giudiziario mi hanno detto di togliere il forno e svuotare tutto - racconta Capolongo - A 50 anni ho pianto, per la prima volta dopo la morte di mio figlio». La vicenda, uno sfratto per morosità (come chiarisce la Prefettura), è un groviglio burocratico, come tutto ciò che riguarda le competenze al Plebiscito (che coinvolgono Prefettura, Fec, Comune, Demanio e Sovrintendenza), e non manca di sentenza giudiziaria. Al di là della situazione specifica, però, resta il fatto che da oggi, al colonnato, c’è un altro locale vuoto. 

La segnalazione arriva dal consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli: «Da tempo ci battiamo contro il degrado dei porticati ma nulla mai si è fatto. Avevamo chiesto controlli, maggiore illuminazione ma la nostra voce è sempre stata ignorata. A farne le spese ora è chi aveva creduto nella ripresa e nella valorizzazione della piazza ed aveva investito anche tutti i risparmi di una vita. Prefettura e amministrazione dovranno quantomeno ascoltare queste persone e andare loro incontro». Nell’attesa che un ristorante della Gesco a tema leopardiano apra, probabilmente in primavera, negli spazi dell’ex libreria Treves, il deserto del Plebiscito è ormai quasi totale. A moltiplicarsi sono invece le orribili scritte (tra cui svastiche e falli), i senza dimora e un degrado inaccettabile. È provato, Capolongo. «Ho chiuso - sospira - Ce l’ho messa tutta, volevo provarci davvero, ma non ce l’ho fatta. Come andavano gli affari? Il degrado era troppo e gli incassi ovviamente erano pochi, specialmente dopo la crisi pandemica. Ma non avevo intenzione di mollare: sarei riuscito a resistere, se non fosse che mi hanno imposto di sgomberare. Mi sarei anche accollato i 49mila euro di un precedente debitore, in maniera dilazionata, se mi avessero dato un nuovo contratto di affitto». 

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E poi aggiunge: «Ho aperto qui nel 2010. Ma alla Prefettura non risultavano pagamenti, e una sentenza del Tribunale ha stabilito che non c’era un regolare contratto. Sono risultato un abusivo, in pratica, dopo anni e anni di attività svolta in maniera onesta. Una vicenda assurda. Ho sopportato anni di cantieri per la metropolitana, il degrado del Plebiscito, e adesso sono costretto a chiudere. Ho buttato 10 anni della mia esistenza. Tanti degli imprenditori che dovevano aprire si stanno tirando indietro per problemi burocratici». Il cantiere per la linea 6 al Plebiscito è ormai chiuso da tempo. Lavori finiti, compresa la famosa grata di aerazione (piccola) che tanto fece discutere. Il degrado, però, avanza e peggiora ogni giorno di più. Gli anni passano, ma nessuno trova le chiavi giuste per risolvere il rebus. Correva l’anno 2017 quando - dopo un protocollo d’intesa siglato tra Comune, Curia, Provveditorato alle Opere Pubbliche, Soprintendenza, Agenzia del Demanio e Fec - partì un bando di assegnazione dei locali al Plebiscito. Le concessioni previste erano rinnovabili e valide per 6 anni (cioè in scadenza nel 2023). Il Covid, di certo, ha disincentivato alcuni degli imprenditori, ma a oggi le imprese neonate sotto il colonnato ammontano praticamente a zero. Nelle scorse settimane, su queste pagine, abbiamo raccontato la vicenda della fuga di Guestitaly, l’info-point di Abbac aperto nel 2019, i cui dipendenti furono messi in fuga proprio dal degrado e dalle aggressioni sempre più frequenti rendendo troppo pericoloso il posto di lavoro. L’attività durò appena un anno, sul lato destro del portico. La risposta della Prefettura fuga ogni dubbio sulla natura dell’operazione che riguarda Farina&co. Quella in corso, spiegano dagli uffici del palazzo di Governo, «è una procedura di sfratto per morosità». Arrivano inoltre rassicurazioni sul cronoprogramma di rilancio del colonnato più importante del Mezzogiorno. 

 

«Col Fec è in atto una verifica puntuale sull’assegnazione dei locali - aggiungono dalla Prefettura - Entro marzo, assieme con gli altri enti coinvolti (Agenzia del Demanio, Comune, Fec, Sovrintendenza) verrà riattivato il tavolo per la programmazione delle attività di rilancio del colonnato». Proprio in funzione delle verifiche in atto sulle assegnazioni dei locali avvenute cinque anni fa, è significativo tornare a sottolineare che le concessioni, stando al bando del 2017, sarebbero andate in scadenza l’anno prossimo. Un possibile disincentivo per gli imprenditori che, finora, non hanno mai aperto. 

Ultimo aggiornamento: 13:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA