Bambino ucciso dalla mamma a Torre del Greco, la difesa della donna: «Francesco è inciampato ed è caduto in mare»

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Dario Sautto
Bambino ucciso dalla mamma a Torre del Greco, la difesa della donna: «Francesco è inciampato ed è caduto in mare»

«Francesco è inciampato mentre correva sulla spiaggia ed è andato a testa in giù in mare. Io l'ho preso in braccio e l'ho stretto a me». Si dice «in confusione totale» e viveva «nel terrore» Adalgisa Gamba, la 40enne di Torre del Greco accusata di aver ucciso suo figlio di appena due anni e mezzo nella tarda serata di domenica. Il bimbo è morto annegato nelle acque nei pressi di via Calastro, all'altezza del lido La Scala. Nella serata di ieri, il gip del tribunale di Torre Annunziata Fernanda Iannone ha convalidato il fermo per omicidio volontario pluriaggravato emesso dalla Procura oplontina (procuratore Nunzio Fragliasso, sostituto Andreana Ambrosino) nei confronti della donna, all'esito di indagini lampo condotte dai carabinieri di Torre del Greco. 

Il giudice ha valutato la compatibilità delle condizioni sanitarie e psichiche della donna con il regime carcerario, ma su richiesta della pm Ambrosino ha disposto accertamenti medici urgenti per l'indagata. Infatti, finora Adalgisa Gamba non è mai entrata nel carcere femminile di Pozzuoli: dopo una prima visita medica d'urgenza, la direzione dell'istituto penitenziario ha disposto il trasferimento della donna in una struttura sanitaria, dove è stata piantonata per due giorni in attesa dell'interrogatorio. Lì in ospedale ha avuto modo anche di leggere il primo provvedimento che l'accusa di aver ucciso suo figlio e di «pensare a lungo a quanto accaduto» come ha detto lei stessa.

Ieri pomeriggio, nell'aula Nitrato Izzo del tribunale di Torre Annunziata, si è tenuto l'interrogatorio per la convalida. Per oltre due ore, Adalgisa ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari, che ha voluto approfondire innanzitutto lo stato d'animo della donna e capire se vivesse un eventuale disagio familiare. In aula erano presenti la pm Andreana Ambrosino, che coordina le indagini per la Procura di Torre Annunziata, e il legale della 40enne, l'avvocato Tommaso Ciro Civitella. Tutti in presenza, nonostante le restrizioni anti-covid, proprio per l'impossibilità di individuare una sede adatta per effettuare i collegamenti da remoto.

Adalgisa era presente in aula ed ha atteso in tribunale fino alle 21:30 il responso, prima del trasferimento in carcere. Ha risposto con calma a tutte le domande. La stessa calma che era stata descritta dai soccorritori intervenuti sul posto, come se non fosse accaduto nulla, come se non avesse perso per sempre il suo bambino.

Il suo racconto è stato a tratti molto dettagliato: ha raccontato di alcune vicende familiari, dei rapporti con la madre, i figli e il marito. Ma mancano alcuni passaggi in quei tragici momenti, come se li avesse rimossi. Adalgisa ha ribadito di avere «il terrore che Francesco fosse autistico, lui era un bimbo strano». Un fatto, questo, che secondo gli inquirenti dimostrerebbe come Adalgisa non abbia mai accettato quel bambino.

 

Durante il pranzo di Natale, si era confrontata anche con il cognato medico, che le aveva suggerito di far passare le feste e poi sottoporre a una visita il piccolo. E in effetti, proprio lunedì era in programma una visita dal pediatra per chiedere se fosse necessaria un'impegnativa per un incontro con uno specialista in psichiatria infantile. Domenica sera, però, si è consumata la tragedia, praticamente a meno di ventiquattro ore da quella visita medica. La 40enne ha raccontato di essere uscita di casa insieme a Francesco nel pomeriggio, poco prima delle 18. Forse indossava addirittura abiti da casa. Lei e il piccolo Francesco hanno camminato a piedi per oltre mezz'ora. 

Intorno alle 18:30 erano alle giostrine in via Calastro, in riva al mare. «Francesco ha giocato tanto, si è divertito» ha detto Adalgisa. Poi, la mamma e il bimbo si sono spostati sulla spiaggia. «Lui correva, era felice, si sentiva libero. Gli ho tolto le scarpette e gli ho lasciato la mano». Qui il racconto comincia ad essere confuso. «Francesco correva ha ribadito poi è inciampato all'indietro ed è caduto in mare, a testa in giù. Io l'ho subito afferrato e preso in braccio. Lui tossiva, aveva bevuto l'acqua di mare». A quel punto, però, anziché tornare verso la spiaggia, Adalgisa ha raccontato di aver continuato a camminare in acqua, con il bimbo in braccio, fino a raggiungere gli scogli. Lì avrebbe perso il cellulare. «Ero in confusione totale, ero nel panico - ha detto - lui si era bagnato tutto. Ma in mare mi sentivo libera da tutti i problemi. Non percepivo che il bimbo fosse in pericolo». 

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A precisa domanda del suo legale, se avesse trattenuto il bimbo con la testa sott'acqua, Adalgisa ha negato: «Forse Francesco è andato sott'acqua di nuovo a causa di qualche onda, ma era vivo». La donna, poi, è stata ritrovata da due ragazzi e dal marito mentre era seduta su uno scoglio, in stato confusionale. Il marito ha preso in braccio il bimbo e l'ha portato a riva, dove lo zio ha tentato una disperata rianimazione, in attesa dei soccorsi. Francesco, però, era ormai morto per annegamento. Ieri, la Procura di Torre Annunziata ha conferito l'incarico per l'autopsia al medico legale Antonio Sorrentino. Dopo l'esame autoptico, la salma del piccolo Francesco è stata restituita al papà per i funerali. 

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