Chiesa San Carlo all'Arena, sos degli Scolopi: «Rischio crollo, subito la messa in sicurezza»

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Giuliana Covella

«Viviamo con il patema d’animo, dopo il crollo di pochi giorni fa alla chiesa del Rosariello. Il Comune si decida a intervenire. Sono anni che chiediamo la manutenzione e intanto siamo “ingabbiati” dallo scorso settembre da una recinzione che ha impedito l’accesso ai fedeli». Don Vincenzo Cani è il padre superiore della comunità religiosa degli Scolopi che insieme a don Mario Taurino, che è il responsabile, guida la chiesa di San Carlo all’Arena (costruita tra ‘600 e ‘700) in via Foria, di proprietà dell’amministrazione comunale che ne ha affidato la manutenzione alla Napoli Servizi. Ma in seguito alla chiusura dell’ingresso principale quattro mesi fa, dopo le segnalazioni di alcuni residenti in merito a lesioni nel timpano e nella facciata, la chiesa è a tutt’oggi recintata per rischio crolli. Una chiesa che, beninteso, si trova a pochi passi dal Rosariello alle Pigne, dove mercoledì all’alba ha ceduto il solaio di un edificio attiguo. «Una residente che abita di fronte lo scorso settembre segnalò la caduta di qualche pietra da facciata e cupola sul sagrato - spiega padre Cani - così arrivarono vigili del fuoco e Protezione civile e l’area fu recintata. Il problema è che di domenica da 100 fedeli ora ne possono entrare 30, perché sono costretti a fare un percorso alternativo che prevede l’attraversamento di tutto il complesso, incluso una scala dove gli anziani hanno difficoltà a salire e un corridoio all’aperto che quando piove crea disagi. Chiediamo al Comune che provveda alla messa in sicurezza, rimuova la recinzione che ha interdetto l’ingresso principale e riapra la chiesa. E se c’è bisogno di installare una semplice mantovana con una minima spesa lo facciano al più presto».

 

Intanto le celebrazioni liturgiche sono ridotte, non solo a causa del Covid, ma per tutelare la sicurezza dei fedeli e dei bambini che ogni giorno venivano accolti in alcuni locali per il doposcuola e le attività ludico-ricreative, che i religiosi svolgono tra l’altro senza alcun finanziamento. Famosa per ospitare il Cristo Crocifisso in marmo realizzato nel ‘500 da Michelangelo Naccherino e donato alla chiesa dal re di Napoli nel 1846, San Carlo all’Arena accolse tra i fedeli anche San Giuseppe Moscati: «veniva a prendere la sorella che faceva la catechista qui e si sedeva in fondo a pregare», racconta padre Vincenzo. E del medico santo si conserva l’effigie in una delle cappelle, dove lo venera chi gli è devoto.

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A sollecitare un intervento del Comune è Raffaella Guarracino, presidente dell’associazione Savio Condemi: «Alla luce di ciò che è accaduto al Rosariello stiamo cercando di scongiurare l’ennesima tragedia annunciata, perché la recinzione messa a settembre è ormai divelta a causa delle intemperie e la rete sistemata sul timpano per prevenire ulteriori cadute di calcinacci è già piena e rischia di rompersi. Abbiamo sollecitato gli uffici competenti. Il pericolo c’è sia per i pedoni, che per gli automobilisti e i centauri. Figuriamoci con la riapertura delle scuole (peraltro proprio accanto c’è l’istituto Della Porta), quando ci sarà un gran passaggio di studenti. Come dico sempre, la civiltà di una città si vede da come ce ne si prende cura e questo purtroppo è sotto gli occhi di tutti», conclude.

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