Coronavirus, contagi al Cardarelli: il sospetto cade sulla cena tra primari

Martedì 17 Marzo 2020 di Ettore Mautone

«Sto bene e resto a casa in isolamento, nonostante lo stop forzato continuerò a lavorare e a seguire le attività aziendali». Così Antonio Giordano, medico ma anche manager dell'azienda ospedaliera universitaria del Policlinico Vanvitelli, ha commentato il fatto di essere risultato positivo al Coronavirus. Covid che ha contagiato anche Maria Vittoria Montemurro, la direttrice sanitaria aziendale, anche lei a casa in quarantena monitorata dagli infettivologi e dal personale della Asl, dove continua a lavorare in modalità smart working che coinvolge tutto lo staff. L'intera direzione strategica del Policlinico Vanvitelli è dunque costretta a lavorare da casa.

Intanto salgono a 13 i sanitari del Cardarelli ammalatisi con il Coronavirus di cui 9 primari di altrettante unità operative chiuse, sanificate e poi riaperte. L'ultimo della serie è il responsabile di Endocrinologia mentre nell'unità Trauma oltre al dirigente apicale si contano altre tre defezioni già a casa in quarantena.

Gli altri sono il responsabile della Riabilitazione cardiologica, un dirigente di Ortopedia, il capo dell'Unità di Medicina di urgenza, un altro medico dirigente della stessa equipe e poi la primaria del Pronto soccorso e il dirigente responsabile della Neurochirurgia. Tutti contagiati, pare, in una cena comune durante un incontro conviviale. Sono stabili le condizioni del primario di Neurochirurgia ricoverato da giorni nella rianimazione del Policlinico Federico II. Accusa picchi febbrili e ha un quadro radiologico da tipica polmonite bilaterale interstiziale basale. Non è intubato. È da solo nella rianimazione del Policlinico che di posti ha liberati 13 messi a disposizione dell'unità di crisi, di cui tre in isolamento. I pazienti ordinari sono stati trasferiti nell'unità intensiva post chirurgica della Cardiochirurgia. Intanto, dalla Croce Rossa nazionale è giunta al Policlinico la richiesta di disponibilità di due posti per pazienti provenienti dalla Lombardia la cui ricettività è al totale collasso.
 

 

Anche al Santobono c'è un caso positivo accertato e 3 medici che accusano sintomi con tamponi e test in corso effettuati non per conto dell'azienda che come per tutte le altre strutture sanitarie è ligia alla consegna delle norme che non prevedono tamponi ma solo la quarantena a casa anche quando ci sono sintomi. Una disposizione aspramente contestata sia a livello nazionale dell'Ordine dei medici sia dai sindaci della dirigenza medica in Campania, Anaao in testa.
 

Per completare il quadro a Napoli altri tre camici bianchi, un dirigente di Epatologia, una ricercatrice e una segretaria dell'unità di Oncologia medica sono positivi al Pascale a cui si aggiungono un medico pensionato e volontario del Cotugno. Sono 12, tra professori, medici e specializzandi, i camici bianchi positivi al Policlinico Federico II tra cui alcuni ginecologi. Qui il personale della radiologia segnala anche la carenza di dispositivi di protezione. Restano tre gli equipaggi del 118 messi ko dal virus. Ieri finalmente i team sono stati riforniti con tute e mascherine a norma. Infetti anche diversi medici di medicina generale e un paio di pediatri e altri sanitari di strutture accreditate come Betania e Fatebenefratelli più un altro medico positivo alla Asl di Caserta. Circa 10 i casi alla Asl di Avellino dove la zona rossa si concentra al presidio di Ariano Irpino. Qui in 40 di varia qualifica sono in quarantena senza tampone. In un panorama a tinte fosche la buona notizia è il via, fatto scattare del manager del Cardarelli su richiesta scritta dell'Anaao, alla stabilizzazione del personale precario per circa 30 o 40 unità. 

Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 14:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA