Scontri a Napoli, decine di identificati: indagano Dda e antiterrorismo, l'accusa è devastazione

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

Dda e antiterrorismo al lavoro sulla notte napoletana. E non solo. In campo, anche il pool crimini predatori e la sezione che si occupa di hooligans, quelli che normalmente intossicano la vita fuori e dentro gli stadi, ma che a Napoli si offrono come forza d’urto quanto c’è un’emergenza collettiva. Procura, primo pomeriggio, riunione sugli scontri avvenuti la notte tra sabato e domenica in via Santa Lucia, ma anche sul raid di forze antagoniste avvenuto sabato pomeriggio in piazza dei Martiri. 

Sono decine i soggetti finora identificati, diverse le competenze investigative al lavoro per ricostruire moventi, strategie e possibili collegamenti nella guerriglia dell’ultimo week end a Napoli. Devastazione è l’accusa principale ipotizzata nel fascicolo sugli scontri di venerdì notte, che hanno visto entrare in azione oltre duecento soggetti, gran parte dei quali giunti in via Santa Lucia in sella agli scooter e con i volti completamente travisati da casco, mascherine, cappelli. Uno scenario di tensione che non riguarda solo quanto accaduto lo scorso fine settimana, come appare evidente da quanto emerso dal comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza di otto giorni fa. Ma facciamo un passo indietro. 

 


Lunedì 19 ottobre, Prefettura, è stato il procuratore di Napoli Gianni Melillo a fornire una lettura della protesta scoppiata ad Arzano contro il coprifuoco. In sintesi, il blocco del traffico e i sit in di protesta andrebbero considerati come il primo tentativo di sfruttare per fini politici e criminali il disagio di tanti cittadini. Stesso copione avvenuto pochi giorni dopo in via Santa Lucia. Anche qui, c’è stato un abbraccio politico criminale che ha soffocato sul nascere una protesta civile o comunque umanamente comprensibile da parte di commercianti, piccoli imprenditori, cittadini incapaci di condurre il proprio bilancio familiare. Ma proviamo a fare chiarezza, a partire dal confronto di ieri pomeriggio. Al lavoro, oltre al capo della Procura, anche gli aggiunti Luigi Frunzio (titolare delle inchieste in materia anticamorra), Rosa Volpe (che si occupa di crimini predatori), Giuseppe Lucantonio (antiterrorismo) e Sergio Amato (che coordina il gruppo di lavoro che interviene sui reati consumati da gruppi di ultrà e facinorosi da stadio). Via Santa Lucia, piazza dei Martiri (dove sono entrati in azione forze antagoniste) e dieci giorni prima Arzano. Polveriera metropolitana, all’inizio della seconda fase di contenimento destinata a mettere in ginocchio categorie produttive e forze lavorative.

Episodi apparentemente separati, probabilmente animati da forze eterogenee, ma organizzati attorno alla stessa strategia. Tanto che vale la pena, a questo punto, seguire il ragionamento degli inquirenti, a partire dal caso Arzano: siamo nei pressi della “rotonda”, quando il traffico di auto viene bloccato. Bastano poche sagome, alla testa di un movimento che appare spontaneo, a bloccare centinaia di auto. I filmati sono chiarissimi. Nessuno si oppone a quelle sagome, che si muovono con passo felpato, completamente padroni del territorio. Si sente una voce femminile, una donna che partecipa al sit in, che dice «dobbiamo bloccare tutto». E c’è una pista su cui battono gli inquirenti: gli Amato-Pagano (clan di scissionisti che ha stabilito la propria enclave ad Arzano) erano lì, alla testa del corteo contro il coprifuoco stabilito dalla commissione prefettizia. Erano lì tra la gente, pronti a cavalcare il legittimo malessere sociale provocato dall’improvvisa serrata di tante attività produttive a causa degli alti numeri di contagio.

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Stesso discorso in via Santa Lucia. Giovedì pomeriggio inizia il tam tam sui social, venerdì alle 15 l’intervento su facebook del presidente De Luca che sembra non fare sconti, parlando esplicitamente di nuovo lockdown in Campania. Inizia la mobilitazione, che ancora una volta si impossessa di un movimento organizzato dal popolo dei commercianti. Ancora una volta però sono le parti sane della protesta a lasciare campo libero a centinaia di soggetti protagonisti della guerriglia: hooligan, camorristi, esponenti della destra eversiva. Come avvenuto a Pianura nel 2008, quando la rabbia dei cittadini incapaci di accettare l’apertura della discarica venne contaminata da infiltrati pronti a tutto: soggetti di estrema destra, teppisti, camorristi. Ognuno pronto a giocare la propria partita, esattamente come oggi. Chiaro a questo punto il target delle indagini: dare un volto a chi in pochi giorni ha assegnato a Napoli il primato della violenza, attribuendo all’area metropolitana cittadina il ruolo di laboratorio della tensione sociale contro l’ordine stabilito dalle regole anticovid. 
 

Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 08:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA