Fase 2 a Napoli, riaperture senza clienti: i ristoranti verso la resa

Sabato 23 Maggio 2020 di Gennaro Di Biase

L una riapertura fantasma per i ristoratori di molte zone della città. Specialmente in centro storico, dove i turisti «rappresentavano circa l'80% degli incassi» e non pochi locali sono rimasti chiusi. Crisi anche sul Lungomare, dove i clienti sono stati «meno del 40% rispetto al normale» nei migliori dei casi, e considerando il boom iniziale dopo 70 giorni di lockdown. Non decolla neppure la ripartenza del Borgo Marinari. Assenza di turisti, timore del contagio e crisi economica: sono questi tre fattori a pesare sulla ripresa, a seconda delle zone della città. La gente in strada non manca, ma il motore del commercio fatica a riaccendersi. E al quadro si aggiunge il timore di eventuali controlli e verbali.

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Il deserto impera proprio nelle location più animate degli ultimi anni, quei vicoli «stretti» e storici che i turisti avevano reso pieni di meraviglia e d'incassi. Tra San Gregorio, Bellini, Santa Chiara e i Tribunali la gente è così poca che si sente il ronzio delle mosche. «Non so se la settimana prossima resterò aperto», sospira Fernando Vesi davanti ai tavoli vuoti della sua pizzeria in piazza Miraglia. «Ho richiamato al lavoro la metà dei dipendenti aggiunge ma ho incassato zero per tutto il pranzo. Qui i turisti erano l'80% della clientela. Alzare i prezzi adesso sarebbe un suicidio, visto che il target ora è solo italiano, e per di più col portafogli svuotato». Da Sorbillo non c'è fila, la sala è semideserta. La Campagnola non ha aperto, come molti locali ai Decumani. Stessa scena in piazza Bellini.

Sorriso Integrale, Etto, Casa Ra' Signora, La Stanza del Gusto: tutti chiusi ieri a pranzo. L'unico ristorante open qui è Nam 43: «Abbiamo venduto una bottiglia d'acqua - dicono Alessandra Bacchilega e Gino Iannò, che cercano di sorridere - ma stare a casa non ha senso, anche se senza i turisti che riempivano i b&b qui sarà dura».
 


Il Lungomare è spaccato: la parte alta, via Partenope-via Caracciolo, e la parte bassa, il Borgo Marinari. Nel primo caso, dopo le tensioni della riapertura dovute all'intervento della Guardia di Finanza di giovedì, qualche cliente ai tavoli è tornato, specialmente a cena. Francesco Cipolletta del Molo 17! racconta di aver servito il «40% in meno di coperti rispetto al normale. Dobbiamo stringere i denti e aspettare che passi la paura di uscire».

«Dalla Guardia di Finanza ci sono arrivate certezze di non avere sanzioni - spiega Antonio Viola di Mammina - Rispetto a giugno 2019 gli incassi sono ridotti del 70%, ma i fedelissimi sono tornati». «Alti e bassi - dice Vitale De Gais, ristoratore di via Caracciolo - Incassiamo il 50% in meno, ma l'altro ieri siamo andati abbastanza bene. Ieri a pranzo, però, solo dieci coperti. Con la crisi, alzare i prezzi non conviene». Peggio al Borgo: «Noi della Bersagliera riapriamo oggi - dice Enzo Tranchini, socio dello storico locale - Ma ci aspettiamo un mese tragico. Servivamo turisti italiani e stranieri, la stessa degli alberghi al momento vuoti. Ci siamo adeguati ai protocolli dello Stato, ma nessuno dei miei 12 dipendenti ha visto un euro di cig. Questo ci esaspera».
 

 

Le cose vanno meglio e i tanti giovani che scendono in strada non fanno parte del target dei ristoranti. «Abbiamo lavorato poco - spiega Massimo Di Porzio di Fipe e di Umberto a Chiaia - Il weekend sarà il vero banco di prova. Temiamo l'effetto boom iniziale, come accaduto col delivery, e poi il calo. Finora abbiamo incassato circa il 20% di un giorno pre-virus. Nel settore sta lavorando solo il 50% dei dipendenti. In ultimo: i ristoranti non hanno obbligo di chiudere alle 23, come bar, pasticcerie e gelaterie. Su questo c'è stata un po' di confusione di sera». «Intorno alle 21:30, giovedì - racconta Enrico Schettino di Giappo a Chiaia - le forze dell'ordine hanno intimato la chiusura alle attività, ristoranti compresi. Di sera sto facendo 5 o 6 coperti. Troppo poco».

Animi tesi per i ristoratori in queste ore anche sul fronte delle norme di sicurezza. Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, ha inviato in merito una lettera al prefetto Marco Valentini: «La prima serata di apertura - scrive Schiavo - ha evidenziato un notevole numero di controlli e l'elevazione di verbali relativi ad una paventata possibilità di assembramenti in riferimento alle persone sedute ai tavoli - parenti e/o conoscenti -, rispetto alle quali il protocollo non prevede la distanza di sicurezza di un metro. Tale distanza è obbligatoria soltanto nella seduta (schiena contro schiena) ai tavoli: le schede esemplificative del protocollo regionale sono esplicite in proposito». 

Ultimo aggiornamento: 09:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA