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Maradona e la camorra, spunta una storia inedita: «Festa scudetto con il boss di Nola»

Domenica 29 Maggio 2022 di Francesco De Luca
Maradona e la camorra, spunta una storia inedita: «Festa scudetto con il boss di Nola»

Non si riesce a scrivere la parola fine nelle storie - vere o presunte - del passato di Maradona, anche se Diego non c'è più dal 25 novembre di due anni fa. Ernesto Cherquis Bialo, giornalista e scrittore argentino che visse al fianco del Pibe l'avventura del Mondiale 2010 (era il capo della comunicazione della Seleccion allenata dal Capitano in Sudafrica), ha scritto un articolo sul sito Infobae.com raccontando una storia vissuta in prima persona nell'87, dopo la conquista del primo scudetto. Ed è appunto una storia di camorra.

Stavolta non ci sono i Giuliano, Forcella, la vasca a forma di conchiglia, quella scabrosa relazione - rivelata in esclusiva dal Mattino nel 1989 - che portò Maradona dinnanzi al magistrato Cafiero de Raho in una stanza della Procura nel vecchio tribunale di Castel Capuano. Stavolta il racconto di Cherquis Bialo è ambientato a Nola, in casa del presunto capoclan chiamato Don Beppo dall'autore dell'articolo. Né nome né cognome per individuare questo personaggio che ospitò Maradona e la sua famiglia nella villa «dove si scorgevano tiratori scelti con le armi sulle terrazze». Don Beppo invitò alla festa per lo scudetto anche rappresentanti della malavita calabrese e siciliana, secondo quanto ancora racconta Cherquis Bialo, che fu testimone diretto insieme con il collega Bruno Passarelli, inviato del Grafico che rimase a vivere a Roma, e il fotografo Ricardo Alfieri. Don Beppo, a un certo punto, disse ai due cronisti argentini che accompagnavano Maradona: «Gli voglio bene e lo proteggo come fosse mio figlio». Una festa che il giornalista ricorda bene a distanza di 35 anni, tra bicchieri di Aglianico del Taburno, piatti di asado e una torta alta un metro con l'immagine di Maradona. 

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Cherquis Bialo, descrivendo la giornata in casa di Don Beppo senza farne né nome né cognome, collega questo episodio alle presunte pressioni che vi sarebbero state su Maradona e indirettamente sul Napoli, all'epoca guidato da Ferlaino, quando arrivarono le offerte del Milan nell'87 e del Marsiglia nell'89. È vero che nella sua autobiografia il Pibe scrisse, a proposito dei colloqui del manager Coppola con Berlusconi, che i napoletani non avrebbero accettato la sua partenza e che «lo avrebbero ammazzato» ma era chiaramente l'esasperazione di un concetto. Napoli amava di un amore puro Maradona, che sicuramente frequentò il mondo camorristico e non soltanto per il rifornimento di cocaina e prostituite. Suo cognato Gabriel Esposito ebbe problemi con la giustizia e anche con i clan della Torretta che controllavano il traffico di droga e del totonero nell'estate dell'89, proprio quella in cui Maradona non voleva rientrare dalle vacanze in Argentina. E l'affare col Marsiglia saltato non c'entrava niente. Diego fu obbligato a un chiarimento su quegli affari illeciti di quel parente.

Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA