Napoli, camorra e appalti negli ospedali: nel mirino anche il restyling dello stadio Collana

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Leandro Del Gaudio
Napoli, camorra e appalti negli ospedali: nel mirino anche il restyling dello stadio Collana

Soldi, un’auto nuova, l’assunzione in una delle ditte private, finanche dei biglietti omaggio nella discoteca Ciclope di Palinuro (che è estranea all’inchiesta, ndr) e in un paio di lidi della perla cilentana. Parla di questo con la madre una dipendente del Monaldi, che non sa di essere intercettata. Non sa di essere al centro all’inchiesta terremoto sulle presunte collusioni della camorra sugli ospedali collinari: è il ruolo (o presunto tale) di Daniela Nenna, ritenuta interfaccia istituzionale di imprenditori del calibro di Alessandro Esposito e dei cugini Sacco, in una vicenda scandita da intercettazioni e appostamenti della Mobile. Finisce ai domiciliari per un’ipotesi di turbativa d’asta, ma per lei - bene chiarirlo - cade l’accusa più grave, quella di aver favorito la camorra del Vomero, in un appalto che faceva gola a molti: la concessione quinquennale di spazi per il bar ristoro in tre plessi (Monaldi, Cotugno e Cto), oltre al servizio di distribuzione automatica con le cosiddette macchinette. Una vicenda che viene ritenuta dal gip paradigmatica, ma che merita una premessa: la funzionaria va ritenuta capace di dimostrare la propria estraneità alle accuse, nel corso del seguito delle indagini, in un procedimento che ora attende la sua versione dei fatti.

Ma torniamo alle intercettazioni agli atti. È il 17 luglio del 2018, quando Daniela Nenna si confida con la mamma: «Giovedì, questo del bar mi dà i soldi», riferendosi - secondo il gip - a uno dei cugini Sacco (in cella per l’appalto sulla bouvette). Possibile? Proviamo a rileggere il testo.

Funzionaria: «Domani quello della gara dei mobili mi dà 1400 euro, poi giovedì me li dà questo del bar»;
Madre: «Che ti dà soldi anche lui?»:
Funzionaria: «E poi - mi ha detto - quando si chiude la gara ti compro la macchina o ti do i soldi e tu te la compri e io ho detto, ma scusa, volevo un posto di lavoro... io gli ho detto che volevo un posto di lavoro (non è chiaro in favore di chi, ndr), ma quello mi ha risposto di non preoccuparmi, perché loro hanno un affidamento per cinque anni, meglio non fare cose troppo concatenate. Poi mi ha detto di andare là, tutto a spese sue... a Palinuro...».
Madre: «Dove?».
Funzionaria: «A Palinuro, dove ha il Ciclope, le Dune, i lidi, dove vogliono andare sempre i ragazzi».

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Probabile che la donna non abbia ricevuto nessuno dei regali offerti da Sacco, ma per il gip (che ha respinto gli arresti in carcere) siamo di fronte a una sorta di «confessione», da parte di Daniela Nenna. Ora la donna deve difendersi dall’accusa di aver redatto un disciplinare di gara sulla scorta delle indicazioni fornite da Esposito, di aver consegnato l’elenco delle ditte partecipanti alla gara, prima che la commissione aprisse le buste con le offerte tecniche ed economiche dei concorrenti, oltre a consegnarle materialmente a Raffaele Sacco. Tutto ciò in un file fin troppo esplicito denominato “bar”. Ma non è l’unico capitolo delle presunte “soffiate” interne agli ospedali. Inchiesta della Mobile del primo dirigente Fabbrocini, sotto il coordinamento dei pm Carrano e Woodcock, si scava sulle presunte entrature dell’imprenditore Alessandro Esposito negli ospedali, sempre a proposito di gare. Sentiamo come si esprime, la presunta testa di ponte (sul versante imprenditoriale) della camorra vomerese: si punta a «far uscire le buste per poi rimetterle al loro posto» da un ospedale napoletano, salvo poi dover constatare l’esistenza di un’altra busta che «lo faceva capitolare, come le pere secche». 

Ma non ci sono solo gli ospedali al centro delle indagini condotte dalla Dda di Napoli. C’è un capitolo che riguarda anche le Universiadi, dunque, i lavori della società Giano (degli ex campioni azzurri Cannavaro e Ferrara) interessata alla ristrutturazione dello stadio Collana (ovviamente, la Giano e i due ex calciatori sono estranei a questa vicenda investigativa, ndr). È un capitolo che riguarda Raffaele De Cicco, uno dei presunti camorristi del Vomero finito ieri in cella, all’epoca gestore di un distributore di benzina in via Mariano Semmola, che appare informato sulla vicenda del Collana: «L’ati vecchia ha vinto il ricorso al Tar», dice nel corso di una intercettazione, per poi aggiungere al boss Basile queste parole: «Diciamo che nel giro di una quindicina di giorni, sappiamo pure la ditta madre qual è». 

Pressioni, condizionamenti, soldi e armi, dentro e fuori gli ospedali. Sono gli stessi boss intercettati a commentare il duplice omicidio consumato tre anni fa, parliamo del delitto di Biagio Palumbo e Antonio Mele (7 febbraio del 2018). Perché furono ammazzati? Spiega Giovanni Caruson, non immaginando di essere intercettato: «Perché reclamavano i soldi al Policlinico per conto dei mianesi (clan Lo Russo) togliendoli ai Licciardi di Masseria Cardone». Soldi e sangue, come la storia della maxitangente da 400mila euro su un appalto di 47milioni di euro per il rifacimento di sei padiglioni al Cardarelli: soldi che sarebbero andati alla famiglia di Luigi Cimmino (e al figlio Franco Diego), a soggetti del calibro di Andrea Basile e Alessandro Desio. Soldi di un sistema ieri scosso dall’inchiesta terremoto della Dda di Napoli sulla storia di spie, sentinelle, soffiate e favori all’ombra della sanità napoletana. 

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 11:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA