Napoli, notte da incubo all'ospedale Cardarelli: pronto soccorso nel caos, arrivano i carabinieri

Giovedì 31 Marzo 2022 di Melina Chiapparino
Napoli, notte da incubo all'ospedale Cardarelli: pronto soccorso nel caos, arrivano i carabinieri

File di automobili davanti all'ingresso dell'ospedale e più di cento pazienti tra le mura del pronto soccorso. L'ennesimo caos al Cardarelli è esploso martedì sera quando l'iperafflusso dei pazienti ha reso necessaria la richiesta di aiuto da parte dell'ospedale al 118, per limitare l'arrivo delle ambulanze alle sole emergenze. Durante la notte, sono dovuti intervenire due volte i carabinieri per sedare le tensioni dei pazienti in attesa da ore. Nel pronto soccorso del presidio più grande del sud Italia, erano finite le barelle e i sanitari non sapevano più come assistere gli ammalati.

Da tempo, il Cardarelli sta registrando un record di presenze che, dal mese di ottobre, è stato fronteggiato dai vertici ospedalieri con il blocco temporaneo degli accessi al pronto soccorso, intervenuto almeno quattro volte in maniera significativa e per un tempo superiore alle 8 ore fino a un massimo di 24 ore. Stavolta, invece non c'è stato un vero stop ma l' s.o.s. al 118 visto che, nel pronto soccorso, c'erano 148 ammalati, compresa l'area dell'osservazione breve e nessuna barella a disposizione. La carenza delle lettighe a rotelle, ha costretto i sanitari a chiedere alle persone di aspettare. In alcuni casi, pur di garantire l'assistenza con i mezzi a disposizione, medici e infermieri hanno utilizzato delle sedie a rotelle al posto delle barelle ma molti pazienti, hanno atteso nella propria auto e sono stati in fila anche per quattro ore. Per questi motivi, non sono mancate tensioni e proteste contro il personale ospedaliero e le guardie giurate, al punto da rendere necessario l'intervento dei carabinieri della Compagnia Vomero. 

Nel caos del pronto soccorso, c'è chi ha segnalato «il completo abbandono e la disorganizzazione del presidio». «Dopo 4 ore di attesa per mio figlio di 15 anni, con una frattura della mascella e della parete del cavo orbitale, mi hanno detto che non c'era il chirurgo per la visita specialistica» riferisce Raffaella Morra che racconta la sua odissea cominciata il 19 marzo scorso. «Quando siamo tornati, il giorno dopo, abbiamo fatto un'altra trafila di 3 ore e dopo la visita e la comunicazione di dover attendere tra i 10 e 12 giorni per l'operazione chirurgica, mio figlio è risultato positivo al tampone molecolare ospedaliero» continua la mamma che racconta come il 15enne sia stato assistito «su una sedia per carenza di barelle». «Non potendo stargli accanto nel reparto Covid, siamo andati via e siamo tornati quando mio figlio è guarito, il 28 marzo eppure al Cardarelli, è risultato ancora positivo e siamo dovuti andare via» aggiunge Raffaella che ieri ha sottoposto nuovamente il figlio ad un molecolare in un'altra struttura ospedaliera che ha accertato la sua negatività. 

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Il caso del 15enne «abbandonato e lasciato per ore su una sedia» come ha riferito Raffaella, è stato segnalato alla direzione dell'ospedale Cardarelli dal consigliere regionale Francesco Borrelli, membro della commissione Sanità. «Ho immediatamente informato il direttore generale che è intervenuto subito» ha riferito Borrelli sottolineando come «il Cardarelli rappresenti un'eccellenza per cui non sono accettabili, le situazioni di abbandono segnalate». Sulla vicenda, Giuseppe Longo, direttore generale del presidio «ha aperto un'indagine interna, di cui si attendono gli esiti» e ha provveduto «a far contattare dall'equipe maxillo-facciale la donna, per ricoverare e operare il figlio una volta negativizzato». 

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