Napoli, il palazzo occupato dal clan doveva essere un ufficio comunale

Lunedì 29 Novembre 2021 di Leandro Del Gaudio
Napoli, il palazzo occupato dal clan doveva essere un ufficio comunale

Era destinato ad ospitare gli uffici della municipalità. Servivano pochi ritocchi (a proposito della creazione di un’area da usare per le sedute consiliari), per garantire una destinazione d’uso a costo zero. Un piano lineare, c’era l’adesione compatta di quasi tutte le forze politiche in campo, ma era evidentemente troppo semplice e poco costoso per diventare realtà. Tanto che il piano venne fatto saltare nel giro di una sola notte, con un colpo di mano all’epoca passato inosservato. Un blitz che pesa ancora oggi sulle casse del Comune di Napoli, lo stesso Ente dato in predissesto che in queste ore sta provando di tutto per vedersi accordare una boccata di ossigeno in sede di Finanziaria. È un caso tutto da esplorare che conviene raccontare dall’inizio, da quando - nel giro di una notte - qualcuno è riuscito a trasformare un ex edificio monumentale in zona Chiaia (ripetiamo: destinato a diventare sede della municipalità) nel cosiddetto Palazzo della camorra. 

Siamo in via Egiziaca a Pizzofalcone, al civico 35, zona finita al centro dell’attenzione mediatica per la denuncia del parroco locale a proposito di occupazioni abusive. Una vicenda che va raccontata a ritroso. Stando a quanto sta emergendo dalle verifiche del commissariato locale, quell’edificio è stato occupato una quindicina di anni fa, nel giro di poche ore. Un raid estemporaneo, che ha impedito ogni altra destinazione d’uso per un bene comunale, un tempo appartenuto all’agenzia del Demanio. Ma cosa ha provocato tutto ciò sotto il profilo economico? E soprattutto: esiste una regìa politica, al di là del ruolo dei singoli nuclei familiari?

Restiamo ai conti, prima di mettere a fuoco le possibili trame di un soggetto politico radicato all’ombra dei vicoli di Pizzofalcone. Da oltre quindici anni, gli uffici della Municipalità locale costano 11mila euro al mese; soldi che potevano essere risparmiati se fosse stato possibile l’uso dell’ex edificio dell’agenzia del Demanio, che invece, all’improvviso venne completamente alienato. Da chi? È questo il punto su cui sono in corso indagini che puntano a ricostruire la presa dell’edificio destinato a ospitare gli uffici circoscrizionali. Una vicenda in parte raccontata la scorsa settimana da un servizio firmato da Giuseppe Crimaldi, su cui il consigliere regionale Francesco Borrelli (Verdi) annuncia battaglia, a proposito do un arrembaggio notturno.

Azione pianificata a tavolino. Da chi? È questo uno dei punti su cui sono in corso le indagini, alla luce delle testimonianze che stanno venendo fuori in queste ore, quando - dopo la denuncia del parroco locale - il caso delle occupazioni abusive è tornato sotto i riflettori. Parliamo di un soggetto ben addentro nella macchina politica e amministrativa delle sezioni circoscrizionali, che conosceva l’età dei singoli assegnatari di case dell’ex agenzia del Demanio. E che era a conoscenza del decesso dei singoli inquilini, in modo da organizzare (e suggerire) il raid notturno. Ha spiegato una fonte riservata al Mattino: «Fu un’invasione di massa. Circa venti nuclei familiari in azione. Furono abbattute le porte, ogni resistenza eliminata, le nostre denunce risultarono inutili». Chi all’epoca sedeva negli scranni del Consiglio comunale, ricorda il senso di frustrazione di fronte all’impossibilità di impegnare quell’edificio a costo zero, spingendo per altro i vertici amministrativi a cercare un’altra sede per uffici e sala consiliare. 

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E veniamo ora alla conseguenza economica di quella notte. Quanto valgono le 65 unità immobiliari per le sette scale che impegnano l’ex struttura del Demanio? E soprattutto: quali sono i costi sofferti dall’amministrazione dopo essere stata costretta a rimediare su un’altra location? Proviamo a fare i conti in linea di massima: ogni mese l’attuale sede degli uffici comunali di Pizzofalcone (si entra da via Serra) costa 11mila euro; mentre ogni anno, è di circa 250mila euro il buco rappresentato dal mancato introito dei fitti di abitazioni che sono sistematicamente occupate dagli abusivi. Costi vivi (gli affitti) e mancati introiti (causa abusivi) che producono un buco di circa 370mila euro l’anno, in uno scenario che non mostra grossi margini di manovra.

Doverosa a questo punto una strategia di contenimento, che punta a impedire altri raid violenti contro legittimi assegnatari, ai danni delle casse comunali. Quanto basta a prendere sul serio le parole del parroco che ricordava il pressing di alcuni residenti che gli chiedevano se ci sono «delle case da occupare in questa zona». 

Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 07:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA