«È caccia allo sbirro a Napoli», sul web il wanted degli agenti

di Giuseppe Crimaldi

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Sono tornati. Più determinati che mai. E hanno ricreato la pagina web - la stessa già oscurata, qualche mese fa, dalla polizia postale - per rilanciare i loro messaggi violenti. Ma rispetto a nove mesi fa, ciò che si legge oggi sulla pagina «Caccia allo sbirro» aggiunge inquietudine alla inquietudine. Il sito torna a galleggiare nei bassifondi del deep web: cioè in quegli abissi di una Rete ormai incontrollabile, alla quale si accede immergendosi nel «World Wide Web» non indicizzata dai comuni motori di ricerca.

Minacce esplicite rivolte ai rappresentanti delle forze dell'ordine. Una sorta di «wanted» mediatico: un vero e proprio schedario che si propone di individuare, identificare e rintracciare uomini e donne in divisa per «mettere alla gogna gli agenti che imperversano contro le masse popolari».

Rispetto al febbraio scorso - quando si riuscì ad oscurare la pagina web - oggi c'è un'altra novità a dir poco allarmante. Due poliziotti napoletani - il primo, ex dirigente della Questura di via Medina, e il secondo, un ispettore in servizio alla Digos di Napoli - vengono indicati come «schiavi del regime». Entrambi indicati ed associati, nel delirante messaggio postato da chi ha riaperto il portale, come «infiltrati, spie, collaboratori del regime non conosciuti alle masse popolari».

Tra gli «sbirri che difendono i fasci» (questo si legge sulla pagina improvvisamente ricomparsa in quell'abisso che è il dark web) adesso compare anche il nome dell'ex dirigente della Digos di Napoli, Antonio Sbordone. Dirigente e poliziotto sempre in prima linea, Sbordone è attualmente questore di Reggio Emilia, dopo esserlo stato per oltre due anni a Ferrara. A lui viene dedicata una pagina web sulla quale compare una foto «identificativa» (peraltro sbagliata) all'interno della quale compaiono quattro campi vuoti che si chiede agli utenti di compilare. L'obiettivo è chiaro: si chiede a chiunque abbia notizie sulla vita privata, sui luoghi che frequenta e persino sull'indirizzo privato dell'abitazione di indicare notizie e informazioni utili ad identificare l'obiettivo. Nella schermata si legge infatti di indicare «Corpo, unità, grado» del dirigente, ed ancora la «zona operativa di competenza» e persino «l'abitazione in cui risiede attualmente».

Tra i due «sbirri» finiti all'indice di questa gogna mediatica non c'è soltanto Antonio Sbordone. Con tanto di foto pubblicata, che lo ritrae durante una manifestazione organizzata dai centri sociali a Napoli qualche anno fa, compare anche un altro noto poliziotto napoletano. Ancora oggi in servizio presso la Digos partenopea (motivo per il quale ci asterremo dal pubblicarne l'identità). Ma mentre per Sbordone vengono evidenziati i dati personali, per questo secondo poliziotto l'appello che compare sul deep web è chiarissimo: «Dati personali non disponibili - si legge - Se lo conosci compila il formulario qui sopra».
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Mercoledì 6 Dicembre 2017, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2017 12:16
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