Baia sommersa, identificato un bacino interno e i resti di un faro d'epoca romana

Baia sommersa, identificato un bacino interno e i resti di un faro d'epoca romana
Baia sommersa, identificato un bacino interno e i resti di un faro d'epoca romana
di Antonio Cangiano
Venerdì 17 Dicembre 2021, 12:03 - Ultimo agg. 12:56
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Importante scoperta nelle acque di Baia, nei Campi Flegrei: Identificato un bacino interno ed un possibile faro d'epoca romana.

Ad annunciarlo, il gruppo Naumacos Underwater Archaeology and Technology, che durante il Primo Convegno di archeologie flegree “Toccare terra: approdi e conoscenze”, allestito in uno spazio dedicato del Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, dal 14 al 16 dicembre 2021, ha presentato i risultati preliminari del progetto Ancient Shadows II, di G.Gomez de Ayala e F.Lucci basato sulla tecnologia Naumacos per il rilievo delle radiazioni elettromagnetiche, attività svolte in collaborazione con il PaFleg ed estese anche in altre porzioni del Parco sommerso in particolare nell’area di Porto Giulio.

Dal poster scientifico presentato al convegno, apprendiamo i dettagli della scoperta:

 

«Si evidenzia una struttura a pianta pentagonale orientata a sud-est la cui base misura m 27 ca. ed i lati, equivalenti tra loro, misurano m 18 ca. Il vertice A opposto alla base guarda a sud-est ed in sua corrispondenza si identifica la presenza di due spesse murature parallele con orientamento nne-sso.
L’area del pentagono è caratterizzata al centro da numerosi crolli tra cui si distinguono porzioni di archi che giacciono descrivendo un area di forma circolare di ca. mq 60.

Video

Ad una distanza di circa m 40 dalla base del pentagono in direzione nord/ovest si è identificata, in un'area caratterizzata da una serie di ambienti ad uso di peschiere, una cataratta ben conservata ed ancora nella sua sede originaria; ciò ha consentito di porre in relazione funzionale le due strutture considerando che la prospicienza al mare permette di identificare quest’area come bacino interno.

Tale ipotesi deriva dalla ricerca e dallo studio in corso sull'identificazione delle antiche linee di costa e della
conseguente quota del livello del mare. Questa è stata rilevata attraverso:
- le evidenze biodeteriogene di bassa ed alta marea della cataratta
- la posizione della porzione più esterna del canale per l'alimentazione di acqua marina delle peschiere
- l'apparente assenza di strutture su tutta l'area interna del possibile bacino.

In base a queste osservazioni è stato possibile definire quest’area come antico fondo marino.
Tutto ciò concorre a rimodellare l’immagine tradizionalmente proposta come fronte a mare dell’antica Baia che va
riconsiderata in base ai diversi periodi storici ed alle trasformazioni avvenute già in antico. Il bradisismo nell’area flegrea ha profondamente modificato nel tempo la geomorfologia del territorio, in prossimità della costa sono evidenti i suoi effetti e l’adattamento adoperato dall’uomo alle strutture prossime al mare.

Il progetto ha come obiettivo l’identificazione delle antiche linee di costa per la comprensione dell’evoluzione
nel tempo delle strutture archeologiche. Nel periodo preso in esame di circa 2000 anni gli effetti del
bradisismo sono stati tali da generare, tra l’alternarsi di attività più o meno intense dei movimenti verticali del suolo, momenti di quiete che hanno dato il via ad una nuova interazione tra l’uomo e il mare, periodi in cui i movimenti verticali del suolo sono stati di valori minimi cioè tali da spingere al ripristino e all’adattamento delle strutture dopo un periodo di abbandono o inutilizzo delle stesse generando una nuova interazione tra l’uomo e la nuova linea di costa.
Le indagini sono svolte attraverso procedure scientifiche e tecnologie sviluppate da Naumacos, come il sistema per il rilievo delle radiazioni elettromagnetiche che consente di identificare strutture ricoperte dal sedimento e deboli tracce come le anomalie del fondale marino generate dalla persistenza nel tempo di evidenze sommerse di cui ormai poco resta».

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