Sette voragini, un anno da incubo. I residenti: «Ecco viale Crolli Aminei»

Lunedì 28 Dicembre 2015 di Gennaro Di Biase

Il 2015 è stato l'anno nero di Viale Colli Aminei. Una delle arterie principali del traffico partenopeo è stata colpita da voragini, crolli, dilavamenti del sottosuolo e spaccature da terremoto. Lo sgombero e la torsione del civico numero 2 di via Nicolardi è l'ultimo episodio di una lista di danni che è iniziata nel mese di febbraio e non ha mai smesso di aggiornarsi. I dissesti gravi sono sette, da inizio anno a oggi, compreso quello più recente. Da alcuni residenti, la via è stata amaramente ribattezzata «Viale Crolli Aminei».

4 febbraio, la prima voragine. «È arrivato il terremoto!». Lo ripetevano in coro centinaia di persone. Il viale era sprofondato a causa della bufera e di «un recente scavo non ben riempito», come spiegò il Dirigente del servizio Strade del Comune. Durante la notte, l'asfalto si era spaccato per 60 metri nel centro della strada: sulla linea bianca che separava le due corsie si era aperto un lunghissimo squarcio nero. Sul marciapiede nei pressi del civico 40, una voragine di 3 metri. Non ci fu uno sgombero, ma l'interruzione del servizio idrico. Eravamo a cinque passi dal Tribunale dei Minori e nel cuore della via che consente alle ambulanze di raggiungere gli ospedali. La strada restò chiusa per 10 giorni per dilavamento, mandando in tilt il traffico.
 

24 febbraio, civico 122. Sotto la pioggia battente, i residenti si accorsero di un nuovo sprofondamento a pochi passi dal Cardarelli. Strada transennata: off limits metà carreggiata. Nello stesso giorno, fu scoperta un'altra voragine sotto al marciapiede di via Annibale Maria di Francia, in zona Pineta, nella via secondaria su cui era stato deviato il traffico dei Colli Aminei nei giorni caotici della chiusura della strada.

25 marzo, civico 40 voragine bis. Increduli, i napoletani che due mesi prima si erano visti sprofondare la strada sotto casa, vissero un tremendo déjà-vu. I Colli Aminei sprofondarono di nuovo, nello stesso tratto che si spaccò il 3 febbraio. Un'altra voragine a due metri da quella del mese precedente. «Il dilavamento – spiegò Renato Esposito, dirigente del Servizio Strade – è dovuto a una caditoia interrotta. Questo ha fatto in modo che l'acqua non arrivasse alla fogna e si disperdesse nel terreno al di sotto del manto stradale, svuotandolo». Seguirono sit in di protesta dei residenti.

21 aprile, ancora civico 40. Non c'è due senza tre. Un altro buco, nel mezzo della carreggiata. La strada si era spaccata nello stesso tratto riasfaltato a febbraio, a una ventina di metri dalla voragine bis di marzo. Sotto l'asfalto c'erano un paio di metri di vuoto.

4 Maggio. Quarto cedimento. A pochi centimetri dalla prima voragine, la strada crollò di nuovo su se stessa.

20 Luglio. Ancora a due passi di distanza dal buco di febbraio, un altro buco nel mezzo delle corsie.

26 dicembre. 160 sfollati e torsione di un palazzo. Siamo a poco più di un centinaio di metri dalle voragini di febbraio, marzo, aprile, maggio e luglio. E a poche decine di metri dal Cardarelli. Dissesti e paura enormi.
Cause. Le scene descritte sono simili. Si rivive sempre lo stesso incubo. L'asfalto si spacca, la strada si abbassa, gli occhi terrorizzati dei residenti di una zona che ospita centinaia di migliaia di abitanti. Ogni crollo ha la sua causa specifica, ma alcuni dati oggettivi descrivono bene la difficile vita dei sottoservizi dei Colli Aminei. Un primo spunto lo dà Giuliana Di Sarno, presidente della III Municipalità: «La zona è bersagliata da costanti aperture e chiusure di scavi nel sottosuolo, a volte non fatti a regola d'arte. I sottoservizi vengono continuamente smossi: Abc, Enel, Napoletana Gas, compagnie telefoniche e lavori per il filobus come ciliegina sulla torta. Ora serve una cabina di regia che metta insieme le professionalità. Manca una mappatura del sottosuolo che evidenzi eventuali cavità. Inoltre c'è l'otturazione delle caditoie, che in molti casi ha impedito all'acqua di raggiungere le fogne». Enzo Datri, segretario del circolo di San Carlo all'Arena, e Livio Falcone, vicesegretario del Pd metropolitano di Napoli, chiedono che «si intervenga ad horas. Invitiamo i rappresentanti del Pd a esigere un intervento che accerti la natura e le cause dei ripetuti crolli in viale Colli Aminei. Invitiamo poi la magistratura ad accertare eventuali responsabilità». In ultimo, una considerazione confermata dai tecnici dell'Ufficio Infrastrutture del Comune: «Un tubo rotto, come nel caso del 26 dicembre, può essersi danneggiato per tanti motivi», in certi casi indipendenti dall'azienda che li gestisce. Per esempio, il passaggio di un mezzo pesante, la pressione del sottosuolo, gli scavi ripetuti. «La manutenzione delle tubature risale a 40 anni fa - continuano dagli Uffici Tecnici - L'età dei tubi ha più di 50 anni».

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