Ugo Russo, il giallo del colpo alla nuca: c’è un altro indagato

Mercoledì 17 Marzo 2021 di Leandro Del Gaudio
Ugo Russo, il giallo del colpo alla nuca: c’è un altro indagato

Quanti sono i colpi che hanno raggiunto Ugo Russo? A che distanza sono stati esplosi? E quali sono i fori di ingresso? Sono le domande su cui sono al lavoro - ormai da più di un anno - i consulenti della Procura di Napoli, nel tentativo di circoscrivere le responsabilità di chi ha fatto fuoco. A sparare, come è ormai noto, il carabiniere C.B., classe 1997, che la notte del primo marzo di un anno fa divenne (suo malgrado) vittima e responsabile di un fattaccio di cronaca nera. Ricordate la storia? Sabato notte, via Orsini, a due passi da via Santa Lucia, città già in crisi per l’avvento della pandemia, c’è ancora via vai da movida notturna. Attimi scanditi da paura, due vite a confronto: da un lato un 15enne, dall’altro un carabiniere di 23 anni. 


Due vite all’incrocio, storie destinate a rimanere intrecciate: Ugo Russo è padrone della zona, un predatore metropolitano a caccia di Rolex, uno che dai Quartieri Spagnoli si muove nella movida per colpire la vittima di turno; e il carabiniere in borghese, accanto a una conoscente, libero dal servizio, alla guida di un’auto sportiva e - soprattutto - che desidera solo qualche ora di relax a pochi passi dal mare. 

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E che si rivela pronto a difendere cellulare e orologio dall’agguato dell’aggressore di turno. Basta un attimo e la scena si capovolge: la vittima diventa carnefice e viceversa. Riflessi pronti da parte del militare, ecco come andarono le cose: all’auto del carabiniere si avvicina Ugo Russo, che lascia lo scooter al complice, mostra la pistola (una replica, senza tappo rosso) e dà inizio a una sequenza di avvenimenti ancora tutta da definire. Un anno dopo, cosa sappiamo? Inchiesta condotta dai pm Simone De Roxas e Claudio Siragusa (sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Rosa Volpe), l’ipotesi a carico del militare che ha sparato è di omicidio volontario. E c’è un secondo militare indagato, finito sotto inchiesta per false dichiarazioni al pubblico ministero. Non c’entra nulla con l’esecuzione, con la dinamica dell’omicidio di Ugo Russo, ma è indagato per false dichiarazioni al pm. Poche settimane dopo il delitto, la Procura gli sequestrò il cellulare (sequestro poi confermato dal Riesame), in relazione a un video che circolava in una chat subito dopo la morte del 15enne.

Difeso dal penalista Matteo De Luca, il secondo carabiniere indagato non avrebbe rivelato la provenienza del video, che rappresentava - visto dall’alto - il luogo del delitto, con il corpo di Ugo e il transennamento della zona. Fate capire che le forze di polizia sono lo Stato - è il ragionamento della chat -, nulla di particolarmente scabroso, anche se i pm vogliono fare chiarezza su un dato: da dove spunta quel video? E per quale motivo è stato cancellato? Ma torniamo al tema principale, all’inchiesta sull’omicidio: verità e giustizia chiedono i genitori del 15enne, accanto a un pezzo di comunità che vive nella zona dei Quartieri spagnoli. 

Difesi dal penalista Giovanni Fusco, i genitori non commentano la mancanza di svolte investigative, ma c’è chi - vicino alla famiglia - batte su un concetto: in pochi mesi sono stati processati e condannati quelli che assaltarono i Pellegrini alla notizia della morte di Ugo; sono state notificate accuse a chi sparò contro la caserma Pastrengo, ma non ci sono svolte nei confronti del carabiniere che ha fatto fuoco. Ed è questo uno dei punti che alimenta rabbia e inquietudinde dentro e fuori il comitato Verità e giustizia per Ugo Russo: perché ancora nessuna risposta nel filone principale? E torniamo ai nodi da sciogliere. Non è chiaro quanti proiettili abbiano raggiunto Ugo Russo. C’è chi dice tre o quattro, ma l’autopsia non è stata notificata alle parti. Stando a una ricognizione esteriore ci sarebbe un foro alla nuca, esploso in rapida successione rispetto agli altri che avrebbero attinto Ugo in un momento di torsione. Questioni balistiche, materia per consulenti, si attendono gli esiti di una autopsia fatta un anno fa e non depositata. 


Ora la stragrande maggioranza chiede allo Stato autorevolezza: chiede di assicurare verità e giustizia sulla morte di un rapinatore di 15 anni, eliminando sul nascere la suggestione peggiore, a proposito di una giustizia con due pesi, due misure e due velocità. 

 

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 12:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA