«Caravaggio, scelta ridicola»: è bufera dopo il no del ministero

Giovedì 7 Marzo 2019 di Giovanni Chianelli

Rabbia, dispiacere, amarezza. Questi i sentimenti prevalenti tra chi voleva che Sette opere di Misericordia facesse parte della mostra Umano e vero. Caravaggio a Napoli, in programma al museo di Capodimonte dall'11 aprile al 14 luglio prossimi. Tra questi sicuramente c'è Alessandro Pasca di Magliano, governatore del Pio Monte della Misericordia, l'istituto che detiene la tela: «La motivazione del ministero è davvero ridicola: parlano di rischi nello spostare l'opera. Con le tecnologie di adesso non ce ne sono, e pensare che negli ultimi cento anni è avvenuto ben cinque volte». Per Pasca la questione rinvia ad altro: «Qualcuno vuole ribadire il proprio ruolo nella gestione culturale della città. Peccato che questo comporti, per tutta Napoli, immobilismo. Ci perdiamo tutti». Nella mattinata di ieri l'incontro tra Pasca e Sylvain Bellanger, direttore di Capodimonte. Dopo il rammarico tra i due si sono stabilite strategie per includere comunque il dipinto nel percorso della mostra. Le misure: un biglietto comune, comunicazione parallela, un servizio di collegamento per chi viene a vistare la mostra in attività tra i due istituti culturali.
 
Il no continua a scottare. Il provvedimento, emanato nella tarda serata del 5 marzo, parla chiaro: «I rischi ai quali l'opera verrebbe esposta sconsigliano di autorizzare il prestito». Motivazioni di carattere storico, prima di tutto: «Già nel 1613 i governatori del Pio Monte, in considerazione della perfettione artistica del capolavoro caravaggesco, stabilirono che esso non poteva essere alienato per nissuno prezzo e che sempre si debba ritenere nella detta chiesa, si legge nel parere». E poi di natura tecnica. «Come rilevato nel corso del sopralluogo condotto il 22 febbraio 2019 dai tecnici dell'Istituto superiore del restauro Carla Zaccheo e Paolo Scarpitti, il buono stato in cui il dipinto si trova è dovuto non solo alle attenzioni cui è sottoposto da parte del Pio Monte ma anche alla continuità del suo mantenimento in loco». La firma è del direttore generale Gino Famiglietti. In serata, a firma di Pietro Rocco di Torrepadula, governatore agli affari legali del sodalizio, è stata redatta una nota: «Il nostro Istituto ha già evidenziato che le storiche deliberazioni citate nel provvedimento ministeriale sono state da esso sempre ritenute tali da non costituire alcun ostacolo al prestito dell'opera. Evenienza che all'epoca di adozione delle delibere non era evidentemente configurabile». La nota riporta il motivo essenziale del prestito: «Il rilevante significato culturale e scientifico. Spiace dover constatare che detto intento di collaborazione istituzionale sia rimasto completamente ignorato da tutti coloro che hanno ritenuto di esprimersi in senso contrario al prestito del Caravaggio».

Nel comunicato compare anche un riferimento a chi ha firmato la delibera: «Non appena la nostra richiesta di autorizzazione al prestito è approdata alla direzione generale del Mibact, si è aperta una approfondita e il direttore Famiglietti ha assicurato che avrebbe adeguatamente valutato ed approfondito le soluzioni tecniche proposte dal Museo di Capodimonte per la risoluzione dei dubbi concernenti la sicurezza del progetto».

Il provvedimento è stato emanato dal Servizio IV della direzione generale di Archeologia, Belle arti e Paesaggio, che ha una sua dirigente. Il fatto che lo abbia firmato direttamente Famiglietti (che tra l'altro negli ultimi giorni era fuori ufficio per malattia, come è emerso) sembra voler rimarcare fortemente la volontà di personalizzare la decisione. Ma agli uffici della direzione generale la cosa non è sembrata anomala. Sicuramente è poco in confronto all'altro strappo istituzionale, quello consumato ai danni della soprintendenza napoletana diretta da Luciano Garella. In questo caso la procedura è irrituale: quando si esprime un braccio territoriale solitamente la direzione generale non fa che ratificare l'istruttoria. Perciò a molti è sembrato un modo per delegittimarla. La nota del pio Monte conclude: «Ci adopereremo con tutte le nostre energie ad assistere e sostenere il direttore Bellenger nella necessaria rimodulazione del proprio progetto; e, con Capodimonte, faremo di tutto, ad onta delle difficoltà incontrate, per salvare la mostra su Caravaggio a Napoli ed evitare che la città si ritrovi, per l'ennesima volta, di fronte al nulla».

In serata è arrivato anche il commento del sindaco Luigi de Magistris: «Il no del ministero per i Beni culturali all'esposizione per tre mesi delle Sette opere di misericordia di Caravaggio dalla Cappella del Pio Monte al Museo di Capodimonte è davvero non solo una straordinaria occasione persa ma anche un incomprensibile intreccio di veti incrociati» dice il primo cittadino. «Napoli, ormai per tutto l'anno, rappresenta un palcoscenico naturale ma soprattutto culturale di levatura mondiale e negare il godimento di un'opera meravigliosa come quella del Caravaggio ad una mostra-evento che attirerà migliaia e migliaia di napoletani e turisti è davvero una assurda decisione cervellotica del solito partito del No, un nonsipuotismo insopportabile».

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