«Giallo napoletano», venti delitti senza castigo: i misteri della Napoli noir raccontati dai giornalisti

Mercoledì 23 Febbraio 2022 di Leandro Del Gaudio
«Giallo napoletano», venti delitti senza castigo: i misteri della Napoli noir raccontati dai giornalisti

Hai voglia a ribadire che alla fine i nodi vengono al pettine, che la giustizia compie sempre il suo giro, che prima o poi il delitto fa i conti con il castigo. Hai voglia a rigirare tra le mani fascicoli giudiziari, tra confessioni e consulenze, tra requisitorie e verdetti, perché alla fine ti trovi con un dato di fatto: qui a Napoli - città dove il pulp o il crime sono categorie endemiche -, il delitto perfetto esiste. Da queste parti, dieci anni fa come sei secoli fa, sono accadute cose gravissime, sotto gli occhi di tutti, che sono rimaste impunite. Magari sono vicende entrate nella percezione collettiva, sono fatti acclarati per chi ha abitato vicoli e mercati, piazze e masserie, ma - nei fatti - la verità giudiziaria è rimasta al palo. Prendiamo i casi più recenti, proviamo a tracciare una linea nel tempo, a partire dagli ultimi decenni del Novecento, per entrare nelle pieghe più fosche di questa prima parte di millennio. Quanti sono gli assassini liberi? Quanti sono killer e complici che l'hanno spuntata? Che siedono negli stessi ristoranti, cinema, metropolitane frequentati da chi non ha mai commesso un reato e si tiene lontano dal crimine? Domande nate nel corso della presentazione del libro Giallo napoletano (che i lettori del Mattino troveranno questa mattina in edicola, al solo prezzo del giornale), alla quale hanno partecipato il direttore Federico Monga, lo scrittore Maurizio De Giovanni. Qui da noi - è emerso dalla lettura dei venti racconti di Giallo napoletano - il delitto perfetto è praticamente di casa. 

Ma andiamo a ritroso, a rileggere suggestioni e retroscena, ad incrociare indizi e a unire i puntini di cold case su cui è auspicabile una nuova stagione investigativa. Partiamo da Napoli, la città-teatro di tanti fatti di nera: sono diversi gli assassini di Città della scienza. Hanno trasportato il liquido infiammabile (cinquanta litri, dieci per ogni innesco), su mandato di qualcuno e con la presunta complicità del vigilante (che ad aprile è atteso in appello a sostenere la sua innocenza), con un chiaro obiettivo: intascare soldi piovuti a Coroglio, dopo il rogo del 4 marzo del 2013. Sono tra noi i piromani di un sogno, li potete incontare nel traffico o alla partita del Napoli, al cinema o al ristorante, forti di una convinzione: quella di essere impuniti. E ancora. Chi ha ucciso Romina Del Gaudio? E chi ha ucciso Nunzio Giuliano? Chi ha strappato dall'amore della sua famiglia, la piccola Angela Celentano, in una gita tra i boschi del Faito? Assassini impuniti, che magari stanno sfogliando le pagine di questo giornale e che stamattina potranno rispecchiarsi nelle pieghe di un testo che fa i conti con le loro condotte, con le tracce lasciate sul terreno, con la speranza che prima o poi la giustizia faccia realmente il suo corso. Osserviamo il delitto di via Tasso - era il 21 marzo del 2005 - quando un uomo che aveva tagliato i ponti con la camorra di Forcella da più di venti anni viene colpito a morte mentre era alla guida dello scooter. Perché lo hanno ucciso? Sulle prime si disse che si trattava di una ritorsione di un clan della Torretta di fronte alla volontà di Nunzio Giuliano di aprire uno store a Chiaia? Basta una prospettiva del genere a giustificare un delitto di questa portata? Di sicuro, quell'agguato ha provocato degli effetti evidenti: poco dopo, è arrivata la decisione dell'allora boss della camorra Giuseppe Misso di collaborare con la giustizia, quasi come se fosse stato messo con le spalle al muro da un delitto mascherato da vendetta trasversale. Chi ha premuto il grilletto ha lanciato un messaggio all'allora boss detenuto Misso. Come a dire: devi pentirti, non hai scampo, qualunque cosa accadrà a Napoli, daranno la colpa a te. Poi, nelle pieghe di questa storia, spunta la confessione di un detenuto a Cassino, che ha spiegato di aver portato i killer in via Tasso e che è finito in un ospedale psichiatrico; e l'omicidio di Gennaro Quarto, da sempre vicinissimo a Misso, colpito a morte in sella a uno scooter, in un agguato di precisione - manco a farlo apposta - rimasto senza movente, senza colpevoli, senza neppure uno straccio di ipotesi investigativa. 

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Saranno invecchiati invece gli autori della strage del circolo Canottieri Napoli. Erano i primi di dicembre del 1989, quando il Mattino titolò l'apertura del giornale Massacro continuo (grazie alle foto del decano dei fotoreporter Mario Siano, recuperate da New Foto sud), raccontando lo sgomento di una città in balìa delle guerre di camorra. Ci furono arresti, processi e assoluzioni, ma chi ha premuto il grilletto è rimasto senza nome. Fantasmi anche gli autori degli omicidi di due ragazzi estranei alla malavita organizzata, parliamo di Giulio Giaccio e Cristoforo Cristofer Oliva, scomparsi nel nulla rispettivamente nel 2000 e nel 2009. Sono in tanti a conoscere i particolari della loro fine, ma si guardano bene dal fare un passo avanti verso le istituzioni, perché preferiscono portarsi nella tomba segreti indicibili, all'insegna di una verità entrata nel tufo della città porosa: da queste parti il delitto perfetto esiste e gli assassini sono qui tra noi, sono l'altra Napoli che nessuno vuole vedere.

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